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Il Bottaccio arriva nei dintorni di Roma, io caccio sulla Boccea e dalle parti di Palombara Sabina..., al culmine della migrazione delle allodole diciamo nella seconda decade di Ottobre. E' facile catturarli nelle vigne e nei frutteti... assieme ai merli migratori; quelli dal piumaggio grigio e il petto con macchie color ruggine. Credono al fischietto e agli zippatori meccanici. Intanto le olive maturano e loro si preparano per la laurea in balistica... a novembre sono smaliziati anche se continuano gli arrivi col venticello di nord-est diciamo per tutto il mese. Se l'annata è buona e la pastura resiste sugli alberi e su cespugli... ci si diverte.
I primi freddi portano i sasselli, i " roscioli" dicono da queste parti. Volano in branchetti si gettano in picchiata sugli ulivi e sui cespugli di biancospino. Agli inizi sono abbastanza confidenti..... ma imparano subito: dopo poche fucilate sanno leggere e scrivere! Già alla fine di Novembre lo spollo non è più redditizio è tempo di cacciare allo schizzo nelle vallate delimitate da spattettoni ricchi di varie essenze arboree. Si batte, si spediscono i cani tra la vegetazione, si sentono i merli che chioccolano indispettiti... Qui ci si diverte anche così, chi ama i tordi sa che deve scarpinare. Si sparano parecchie cartucce anche se le prede non sono poi tanto numerose. Il tiro è difficile, d'imbracciata, il bersaglio si mostra per pochi attimi... all'improvviso sbuca dai rami, si sente lo zip, e vira di bordo con una velocità di un F16 e picchia 20, 30 metri, più avanti nel folto della vegetazione... La presenza delle Cesene è quanto meno aleatoria e legata all'andamento climatico della stagione invernale. Sulla Boccea capita di sparare qualche colpo solo in caso di inverno molto rigido. Dalle parti di Palombara, situata in collina, durante le vacanze natalizie, in situazione metereologica adatta, leggi inverno rigido, le si caccia tra i frutteti, soprattutto di mele. Se si è fortunati si riesce a mettere sotto qualche branchetto...cmq si tratta di uccelli molto diffidenti e difficili da incarnierare almeno nelle zone da me praticate.

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| Esteso oltre 120mila ettari ha la tipologia del promontorio calcareo con ambiti forestali, talora bui e profondi, pinete lussureggianti, paludi e lagune. Ospita oltre duemila specie vegetali, 170 di uccelli e 56 di mammiferi. In particolare, fioriscono 56 specie di orchidee. Il centro del Parco è rappresentato dalla Foresta Umbra, estesa circa 15mila ettari e ricca di tratti che risalgono all'origine del promontorio. I sentieri attrezzati sono 15, attraversano la foresta tra faggete, sottobosco di orchidee, e radure prative. Un'altra faccia del Parco è quella costiera, con un'incredibile varietà di forme: anse, baie, alte falesie, archi di roccia, faraglioni e torri di avvistamento. |
| | Sulla costa predomina il pino d'Aleppo, capace di crescere e abbarbicarsi sulla nuda roccia. Le zone umide sono un altro aspetto del Parco: formate dalle falde sotterranee | che sgorgano sulla costa ai piedi del promontorio, sono i luoghi privilegiati da numerosi e rari uccelli acquatici stanziali e migratori. Si aggiungono poi le lagune marine e il minuscolo arcipelago delle Tremiti popolate dalle diomedee. L'ultima, ma non meno importante, faccia del Parco è quella spirituale: attraversato dall'antica "via sacra dei Longobardi" culminante nella grotta dell'Angelico archistratega Michele, percorsa dalla santità di Padre Pio, "forza dirompente nel cuore delle genti". Le porte di accesso ai sentieri attrezzati del Parco sono nei comuni di: Lesina (accesso al lago omonimo), Peshici (accesso alla Foresta Umbra), Vieste (accesso alla Foresta Umbra), Monte Sant'Angelo (accesso ai boschi Spigno e Quarto), San Giovanni Rotondo (accesso alla Difesa San Matteo e alla Coppa di Mezzo). |  | |
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Esaurito il grande flusso degli uccelli migratori, l’azione delle Guardie WWF non si ferma. Le ultime azioni: caccia illegale nel bresciano, impianti di cattura a Pavia, appostamenti di caccia abusivi in Puglia e Sicilia. | 
| I migratori ormai sono quasi tutti passati, la stagione di caccia per alcune specie (ad esempio la lepre) si avvia alla conclusione, i campi si sono svuotati della fauna d’allevamento immessa per la gioia dei cacciatori e le giornate sono più fredde e brevi. Soprattutto al Nord sono sempre meno i cacciatori in azione, ma questo non limita l’impegno delle Guardie WWF perché purtroppo il malcostume di chi caccia al di fuori delle regole non risente del calo della stagione. Una serie di recenti azioni delle Guardie ci aiuterà a capire cosa sia ancora la caccia.
A Brescia di recente due giovani cacciatori sono stati colti mentre tranquillamente sparavano a uccelli protetti (cardellini, fringuelli, pettirossi), attratti da richiami elettromagnetici che ne emettevano il canto. Durante il week end stessa sorte ad altri tre cacciatori bresciani, questa volta in provincia di Pavia. In uno dei tre casi il reato (utilizzo di mezzi di caccia vietati) è scaduto nel grottesco. Al momento del controllo le Guardie sentivano sommesso un richiamo elettromagnetico, senza però riuscirne ad individuare la collocazione. I cacciatori garantivano di non averne e uno di loro richiedeva con insistenza di accelerare il controllo per potere andare a soddisfare urgenti necessità fisiche. Insospettiti dalla situazione, le Guardie hanno richiesto il silenzio di tutti, individuando quindi l’origine del continuo canto. Il cacciatore che pareva soffrire di impellenti ed irrefrenabili bisogni fisici, in realtà nascondeva un richiamo acustico infilato troppo in fretta, e ancora acceso, nei pantaloni per nasconderlo all’arrivo delle Guardie! A quel punto sono saltati fuori anche gli uccelli protetti abbattuti ed è scattata la denuncia.
Sempre a Pavia, le Guardie Provinciali coadiuvate da quelle WWF hanno individuato un appostamento di caccia ad uccelli acquatici che era stato indebitamente trasformato in un impianto illegale di cattura per anatre. Il sistema, costituito da varie camere di rete in cui le anatre selvatiche potevano entrare ma non più uscire, fino ad essere rinchiuse in una gabbia da cui era possibile estrarle a mano, era piazzato nel mezzo di uno stagno, rendendo i controlli più difficoltosi. Il titolare è stato denunciato, l’impianto posto sotto sequestro e 25 alzavole hanno ritrovato la libertà.
Anche nel Sud Italia la lotta al bracconaggio continua. Di questo mese il sequestro su ordine della Procura di Trani (Puglia) di oltre 20 capanni di caccia abusivi, realizzati per la maggior parte in cemento e ferro, dislocati lungo tutta la Foce dell'Ofanto e su demanio marittimo. In Sicilia, il Nucleo di Palermo durante le normali operazioni di controllo, ha individuato e denunciato un Guardacaccia di un’associazione venatoria impegnato a sparare dal porticato di casa. Anche lontano dai territori di caccia questi ultimi tempi hanno riservato importanti vittorie. Anche il TAR della Lombardia ha infatti sospeso, su ricorso di diverse associazioni tra cui il WWF, la “caccia in deroga” a fringuello, peppola, passeri e storni. (Daniele Colombo, Guardie WWF Milano)

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| BirdLife International esprime il proprio plauso per la decisione assunta oggi dalla Commissione europea di aprire una procedura d'infrazione contro Malta per il reiterarsi della caccia primaverile a tortore e quaglie (in teoria solo loro) in violazione della Direttiva Uccelli (28/06/06) |  |
Durante il durissimo viaggio di ritorno verso i luoghi di nidificazione, moltissimi migratori utilizzano Malta – per la sua posizione centrale nel Mediterraneo – come fondamentale punto di sosta ma nonostante il regime di protezione imposto dalle norme europee i cacciatori maltesi possono abbattere, con l'avallo del proprio governo, migliaia di tortore e quaglie. La caccia primaverile non solo viola la normativa comunitaria, ma di fatto consente l'abbattimento di un numero elevatissimo di uccelli appartenenti ad altre specie – tra cui molti rapaci – che pur non essendo teoricamente cacciabili finiscono sotto i colpi dei cacciatori maltesi, poco inclini a sottilizzare sull'appartenenza di un possibile bersaglio a una specie piuttosto che a un'altra.
"BirdLife saluta con soddisfazione il fatto che la Commissione europea non tollererà ancora tutto questo e si è impegnata a promuovere un'azione legale contro Malta nel caso in cui la caccia primaverile non sia cancellata" ha dichiarato Konstantin Kreiser della sede di BirdLife a Bruxelles. "Questa decisione fa seguito ad altri giudizi espressi dalla Corte di Giustizia contro altri paesi e manda un segnale chiaro ed univoco sul fatto che per Malta non ci sarà alcun trattamento di favore." Il governo maltese deve ora garantire che la caccia primaverile non avrà luogo a partire dal 2007, altrimenti verrà denunciata alla Corte di Giustizia. BirdLife ha costantemente redarguito il governo dell'isola circa l'illegittimità di questa caccia a partire dall'ingresso del Paese nell'Unione europea nel 2004. Nonostante questo, il governo ha aperto la caccia primaverile per tre anni di fila violando le norme europee a tutela dell'avifauna. Questo atteggiamento, che il governo ha cercato di giustificare con dati statistici ritenuti del tutto insoddisfacenti dalla Commissione europea, ha diffuso nell'opinione pubblica maltese l'erroneo convincimento di beneficiare di una sorta di "deroga" che autorizzasse tale caccia.. "Il governo maltese è riuscito a fare anche una pessima figura davanti alla Commissione perché di fatto non esistono giustificazioni per la caccia primaverile. È ancor più spiacevole che le conseguenze di tale politica, quali eventuali sanzioni erogate dalla Corte, saranno pagate da tutti i cittadini maltesi per un comportamento che riguarda una sparuta minoranza di abitanti. È ormai giunto il momento che si prenda sul serio sull'isola il problema del rispetto delle norme a tutela dell'ambiente e della fauna e il governo deve smetterla di difendere una pratica venatoria immorale e illegale a spese di tutti i cittadini" ha dichiarato Joseph Mangion, Presidente di BirdLife Malta. Sempre sul tema della caccia a Malta, il Comitato per le Petizioni del Parlamento europeo nella sua seduta del 20 giugno ha discusso la petizione presentata dal Komitee gegen den Vogelmord tedesco e dalla Società Reale Belga per la Protezione degli Uccelli contro le deroghe concesse dall'Unione europea a Malta in fatto di caccia. Alcuni membri del Comitato avevano visitato recentemente Malta e il report che ne hanno fatto è senza appello: "L'abbattimento di animali resi temporaneamente cacciabili è di dimensioni tali da dare grosse preoccupazioni, soprattutto quanto ne sono vittime specie protette quali i rapaci. Vi è sin trova evidenza degli abusi che vengono regolarmente perpetrati." Per quanto riguarda la possibilità di catturare con trappole alcune specie di fringillidi Libici, Segretario del Comitato di ritorno da Malta ha dichiarato che "è impossibile garantire che le specie protette catturate dalle reti siano effettivamente rimesse in libertà". Il rapporto prosegue sugli stessi toni: "Le informazioni su numeri e specie vendute nel mercato di Valletta nonché il numero di trappole trovate dalla delegazione conferma che la situazione attuale non deve essere in alcun modo prolungata". Benché questo rapporto non avrà alcuna conseguenza immediata su Malta è evidente che si va ad aggiungere alla già notevole mole di dati disponibili sulla grave situazione sull'isola. |
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A fine Aprile una coppia di Upupe si è insediata nei pressi di casa e spesso viene a cercare il cibo nell'erba bassa in cortile, si nutre di ragni, insetti ,larve e vermi. Nidifica in cavità (nei muri, nelle rocce o spesso negli alberi) ed ha l'abitudine, non comune tra gli uccelli, di non ripulire il nido dagli escrementi dei piccoli, cosicchè in breve esso diventa un puzzolente letamaio. A ciò si aggiunge un odore acre provocato da una secrezione che emettono gli adulti.(Bibliografia [2-8-9])
I Gruccioni sono dei formidabili cacciatori di insetti (vedi foto). Spesso è facile vederli posati sui fili della luce mentre scrutano con attenzione il terreno; poi spiccano improvvisamente il volo lanciandosi quasi sempre in una veloce planata verso terra. Quando sono arrivati rasente al suolo effettuano una repentina acrobazia, per poi volare di nuovo sul filo da dove sono partiti a mangiarsi l'insetto catturato. Lo girano nel lungo becco con abilità e poi l'ingoiano. Quando cacciano in questo modo, circa l'80% dei tentativi di cattura va a buon fine! Mentre cacciano e quando volano da un posatoio all'altro emettono il loro caratteristico richiam o (120 KB). 
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| Aspetti faunistici | Nonostante l’area del Parco sia completamente inserita in un contesto estremamente antropizzato, ed abbia assunto le caratteristiche tipiche di un'isola biogeografica, ospita una comunità faunistica molto interessante. Anche la fauna infatti è stata protagonista, come le associazioni vegetali, di ripetute colonizzazioni a seguito delle cicliche eruzioni del Vesuvio, ma la vicinanza alla fascia costiera, il fatto di essere l'unico complesso montuoso situato al centro della pianura nolana, le favorevoli condizioni climatiche e la grande diversità ambientale, hanno contribuito a consentire, in un territorio di modesta estensione, l’insediarsi di un interessante popolamento faunistico. Tra i vertebrati sono state accertate 2 specie di anfibi, 8 specie di rettili, 138 specie di uccelli, 29 specie di mammiferi, mentre tra gli invertebrati si contano 44 specie di lepidotteri diurni, 8 famiglie di apoidei e formicidi, tutte rappresentate da numerose specie, e molti altri taxa, in parte ancora da studiare e catalogare, in parte descritti in una recente pubblicazione sulla biodiversità del Parco del Vesuvio (Picariello, Di Fusco e Fraissinet, 2000). I Vertebrati Anfibi e rettili Gli anfibi presenti sono il Rospo smeraldino (Bufo viridis) e la Rana verde (Rana esculenta); il primo è piuttosto diffuso nel territorio del Parco alle quote medio-basse, e per favorirne la riproduzione l'Ente ha predisposto la costruzione di stagni artificiali temporanei, la seconda è invece molto localizzata, laddove sono presenti pozze o vasche artificiali. Tra i rettili sono degni di nota il Cervone (Elaphe quatorlineata) ed il Saettone (Elaphe longissima), entrambi molto rari, mentre la specie più diffusa è il Biacco (Coluber viridiflavus), che frequenta quasi tutti gli habitat, compresi quelli antropizzati. E’ presente anche la Vipera comune (Vipera aspis), soprattutto negli ambienti forestali.
Mammiferi Molte specie presenti nel passato sono ora scomparse a causa della urbanizzazione della fascia pedemontana; oggi i mammiferi più comuni nel territorio del Parco nazionale del Vesuvio sono gli insettivori e i roditori. Tra i primi si segnala il Riccio (Erinaceus europaeus), presente in tutto il territorio protetto, il Mustiolo (Suncus etruscus), la Crocidura minore (Crocidura suaveolens), la Talpa romana (Talpa romana),mentre tra i secondi sono presenti il Ghiro (Glis glis), il Topo quercino (Eliomys quercinus), il Topo selvatico (Apodemus sylvaticus) ed il Moscardino (Muscardinus avellanarius), soprattutto negli ambienti boscati del versante sommano. Due le specie di lagomorfi accertate: il Coniglio selvatico (Oryctolagus cuniculus), protagonista di una notevole espansione demografica, e la Lepre europea (Lepus europaeus), presente soprattutto alle quote medio-alte con una discreta densità di popolazione. I predatori sono rappresentati dalla Volpe (Vulpes vulpes), diffusa in tutti gli habitat del territorio vesuviano, compresi quelli densamente antropizzati, la Faina (Martes foina), anch'essa presente in tutto il territorio, prediligendo però gli ambienti forestali, e la Donnola (Mustela nivalis), comune soprattutto nel versante sommano. Uccelli La classe degli uccelli rappresenta sicuramente il taxon più ricco del Parco nazionale del Vesuvio; a parte le specie che nidificano e svernano sul territorio, il complesso del Somma-Vesuvio, essendo posto lungo le rotte migratorie dell'avifauna del Paleartico occidentale, ed essendo l’unico rilievo montuoso di una certa importanza all’interno di una vasta area pianeggiante, riveste una fondamentale importanza ed un riferimento sicuro per numerosi uccelli migratori. Tra questi vale la pena citare il Falco di palude (Circus aeruginosus), il Gruccione (Merops apiaster), l'Averla capirossa (Lanius senator). Le specie nidificanti sono 62, un numero di tutto rispetto considerata la limitata estensione del territorio, costituito tra l’altro in gran parte di roccia lavica affiorante. Tra le nidificazioni più interessanti si citano quelle della Poiana (Buteo buteo), del Falco pecchiaiolo (Pernis apivorus), dello Sparviere (Accipiter nisus), tornato a nidificare grazie alla politica di conservazione della natura portata avanti dall’Ente Parco nazionale del Vesuvio sin dalla sua istituzione, del Gheppio ( Falco tinnunculus) e del Pellegrino (Falco peregrinus). Per avere ulteriori informazioni sulla fauna del Parco nazionale del Vesuvio, è possibile richiedere gratuitamente all’Ente Parco il libro “Elementi di biodiversità del Parco nazionale del Vesuvio”, un pregevole volume che descrive con rigoroso criterio scientifico i principali aspetti naturalistici, ed in particolare i principali taxa presenti nel territorio vesuviano
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La Cornacchia Grigia 
Descrizione La Cornacchia grigia ha dimensioni medio-grandi, becco grosso, massiccio e curvo all'apice, coda mediamente arrotondata, ali piuttosto lunghe e larghe, zampe robuste. In entrambi i sessi il piumaggio è grigio sul dorso del collo, scapolari, dorso, groppone, petto, ventre, sottocoda e ascellari, mentre le restanti parti, compreso il becco e le zampe, sono nere. In volo si distingue dalla Cornacchia nera per la colorazione grigia, che contrasta nettamente con le parti nere. Lunghezza cm 46, peso gr 430-580. Abitudini Pur trattandosi di una specie decisamente sociale, vive in coppie o in gruppetti di qualche decina di individui; è comunque più gregaria della Cornacchia nera. Di indole accorta e sospettosa, si alimenta soprattutto sul terreno. Possiede un volo diritto a lenti battiti d'ala e in genere non si porta a grandi altezze; di rado veleggia ad ali ferme per guadagnare quota. Alimentazione Si ciba di insetti (soprattutto coleotteri e ortotteri), molluschi, anellidi ed altri invertebrati, anfibi, piccoli uccelli e loro uova, piccoli mammiferi, animali feriti e malati di media e piccola mole, carogne, semi (specialmente di cereali germinati), frutta, bacche, ortaggi, qualsiasi resto di origine naturale e di rifiuto di origine umana. Riproduzione Verso la fine dell'inverno si osserva un rafforzamento del legame tra i membri della coppia e in marzo inizia la costruzione del nido ad opera soprattutto della femmina. Il nido è costruito sopra il ramo robusto e biforcuto di un albero ad una quindicina di metri d'altezza o, più di rado, su pareti rocciose o sul terreno. Alla fine di marzo vengono deposte 4-5 uova, che sono covate per 18-20 giorni dalla sola femmina, mentre il maschio provvede a procurarle il cibo. I giovani sono accuditi da entrambi i genitori fino all'età di circa un mese. Depone una volta all'anno. Habitat e Area di Distribuzione Frequenta zone coltivate purché disseminate di alberi, siepi e boschetti, pascoli, brughiere, rive di fiumi e laghi, coste marine, regioni disabitate e villaggi. Specie ampiamente distribuita come nidificante dall'Europa all'Asia grosso modo tra i fiumi Elba e Jenissey; erratica, individui delle popolazioni settentrionali raggiungono in inverno regioni più meridionali. In Italia è stazionaria e nidificante in tutta la penisola e in Sicilia. Caccia Di attesa da appostamento o vagante, utilizzando cartucce caricate con pallini dei nn. 6 e 5 o carabine di piccolo calibro.
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UCCELLI E MAMMIFERI OGGETTO DI CACCIA Un limitato numero di specie di uccelli e di mammiferi appartenenti alla fauna italiana sono soggette ad un regime di protezione parziale, nel senso che in un determinato periodo dell'anno non possono essere oggetto di caccia. L'art. 18. comma I, della legge n. 157/1992, che riporta l'elenco delle specie cacciabili e indica i diversi periodi di caccia, è stato modificato con due successivi decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, uno del 1993 e l'altro del 1997. Il primo decreto del 22.11.1993 "Variazioni all'elenco delle specie cacciabili di alcuni volatili", pubblicato sul Supplemento ordinano n. 1 al "Bollettino Ufficiale" - segreteria generale - n. 22 del 25 maggio 1994, ha inteso recepire parte della Direttiva comunitaria 79/41)9/CEE del 2 aprile 1979, concernente la conservazione degli uccelli selvatici. Partendo dal presupposto della necessità di ridurre la pressione venatoria nei confronti delle specie Peppola e FringuelIo. Il suddetto Decreto esclude tali specie dall'elenco di quelle cacciabili. Il secondo Decreto del 21.3.1997 "Modifica dell'elenco delle specie cacciabili di cui alI'art. 14, comma I, della legge 11 febbraio 1992. n. 157", pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 98 del 29 aprile 1997, ha inteso completare I'adeguamento dell'elenco delle specie cacciabili alla normativa (Direttiva 79/409/CEE del 2 aprile 1979. Direttiva 94/2J/CEE dell 8 giugno 1994), escludendo dal decreto stesso le seguenti specie: Passero, Passera Mattugia, Passera Oltremontana, Colino della Virginia, Storno, Corvo, Taccola, Francolino di Monte, Pittima Reale. Conseguentemente l'elenco delle specie cacciabili risulta essere il seguente: Specie cacciabili dalla terza domenica di settembre al 31 dicembre
Lepre comune (Lepus europaeus), Lepre Sarda (Lepus capensis), Minilepre (Sylvilagus floridanus), Coniglio Selvatico (Oryctolagus cuniculus). Quaglia (Coturnix coturnix), Pernice Sarda (Alectoris barbara), Starna (Perdix perdix), Pernice Rossa (Alectoris rufa), Tortora (Streptopelia turtur), Merlo (Turdus merula), Allodola (Alauda arvensis).
Specie cacciabili dalla terza domenica di settembre al 31 gennaio Volpe (Vulpes vulpes). Cesena (Turdus pilaris), Tordo Bottaccio (Turdus philomelos), Tordo Sassello (Turdus iliacus), Cornacchia Nera (Corvus corone corone), Cornacchia Grigia (Corvus corone cornix), Gazza (Pica pica), Ghiandaia (Garrulus glandarius), Fagiano (Phasianus colchichus), Colombaccio (Columba palumbus), Folaga (Fulica atra), Combattente (Philomachus pugnax), Gallinella d'acqua (Gallinula chloropus), Frullino (Lymnocryptes minimus), Beccaccino (Gallinago gallinago), Beccaccia (Scolopax rusticola), Pavoncella (Vanellus vanellus), Porciglione (Rallus aquaticus), Fischione (Anas penelope), Marzaiola (Anas querquedula), MestoIone (Anas clypeata), Moriglione (Aythya ferina), Germano Reale (Anas platyrhynchos), Alzavola (Anas crecca), Canapiglia (Anas strepera), Codone (Anas acuta), Moretta (Aythya fuligula). Specie cacciabili dal 1 ottobre al 30 novembre
Cervo (Cervus ruphus), Daino (Dama dama), Muflone (Ovis musimon), con esclusione della popolazione sarda, Camoscio alpino (Rupicapra rupicapra), Capriolo (Capreolus capreolus), Lepre bianca (Lepus timidus). Fagiano di Monte (Lyrurus tetrix), Pernice Bianca (Lagopus, mutus), Coturnice (Alectoris graeca). Specie cacciabili dal 1 ottobre al 31 dicembre o dal 1 novembre al 31 gennaio Cinghiale (Sus scrofa). Tabella e Schede delle Specie Cacciabili Artiodattili Il Cervo 
Descrizione Lunghezza dalla testa all'attaccatura della coda 165 - 250 cm; coda 12 - 15 cm; altezza alla spalla 120 - 150 cm. Il corpo del cervo si presenta allungato, rientrante agli inguini, diritto e piano al dorso, leggermente rialzato al garrese, arrotondato nella regione sacrale. Il collo è lungo e compresso ai lati, la testa è lunga, alta e larga all'occipite, assottigliata anteriormente. Le dimensioni del cervo seguono un gradiente progressivamente maggiore procedendo dalle popolazioni occidentali a quelle orientali, ad esempio in Francia il peso risulta compreso tra 100 e 200 kg, in Belgio tra 100 e 250 kg, in Olanda tra 90 e 125 kg, Inghilterra 125 - 215 kg, Scozia 95 - 160 kg, Germania 160 220 kg. le femmine sono più piccole, fino ad 1/3 o 1/4 delle dimensioni del maschio. Il mantello estivo è bruno rossastro durante i mesi estivi; in inverno muta verso una tinte bruno grigia. Soltanto i giovani presentano macchie biancastre. Soltanto il maschio è dotato di corna a palchi ben sviluppati, con rami a sezione trasversale circolare che aumentano di numero al crescere dell'età. Dopo la stagione degli amori le corna cadono, per essere sostituite da un nuovo paio in primavera. Abitudini Nelle zone più densamente abitate il cervo ha abitudini prevalentemente notturne. Vive in branchi, con i sessi separati per la maggior parte dell'anno. La composizione del branco varia a secondo delle stagioni. Tranne che durante il periodo riproduttivo, le femmine vivono assieme ai giovani in branchi guidati da una vecchia cerva. dopo la stagione degli amori, i maschi si radunano in branchi sparsi. I maschi anziani vivono da solitari. Alimentazione l'alimentazione è variabile a seconda delle disponibilità stagionali. In inverno si compone degli scarsi vegetali erbacei disponibili, corteccia e germogli di alberi, ghiande, erica, foglie di rovi ed altre sostanze simili. Durante la primavera e fino all'autunno il cervo arricchisce la propria dieta con gemme e germogli, fogliame, erbaggi, bacche e frutti. Talvolta compie irruzione nei coltivati per cibarsi di cereali ed ortaggi. Riproduzione La stagione degli amori inizia verso settembre e si protrae all'incirca fino alla metà di ottobre. Durante questo periodo, i maschi tentano di aggiudicarsi il controllo su di un harem di femmine, emettendo forti bramiti di richiamo e sfidandosi in continui duelli a colpi di corna. La gestazione dura circa quaranta settimane. Le nascite avvengono generalmente tra maggio e giugno. Durante le prime settimane di vita, il piccolo rimane nascosto tra la vegetazione, la madre si reca ad allattarlo giornalmente stando attenta a non richiamare l'attenzione dei predatori. Habitat e Area di Distribuzione I cervi vivono generalmente in aree boscose, principalmente nei boschi di latifoglie anche se si possono incontrare in arre a conifere. Prediligono i terreni boscosi molto aperti, intervallati da aree pianeggianti. in Scozia i cervi si sono adattati a vivere fuori dai boschi, s'incontrano infatti anche nelle brughiere più alte: In montagna i cervi si spingono fino a poco più di 2000 m di quota. La specie è diffusa nella fascia temperata di Europa, Asia e nel Nord Africa, in modo pressoché continuo dal Portogallo alle coste sull' Oceano pacifico dell'Asia. Per scopi sia venatori sia estetici (riserve private) è stata introdotta in buona parte del mondo, come nelle americhe ed in Nuova Zelanda. Caccia Il cervo ha sempre rappresentato la preda per eccellenza in epoca medioevale e rinascimentale, come dimostrano numerose opere d'arte ispirate alla sua caccia. Veniva cacciato sia con il metodo dell'agguato, sia in grandi battute, a piedi o a cavallo e con l'ausilio dei cani. Attualmente la caccia viene esercitata come selezione, nei tempi e con le modalità consentite. Il Daino 
Descrizione Lunghezza dalla testa all'attaccatura della coda 130 - 160 cm; coda 16 - 19 cm; altezza alla spalla 85 - 110 cm; peso: maschio 60 - 85 kg, femmina 30 - 50 kg. Possiede corna espanse in una pala larga e piatta. il mantello estivo è bruno rossastro con macchie bianche sopra e bianco sotto; quello invernale, più lungo, è molto più scuro sul dorso, con macchie chiare meno distinte, e cinerino inferiormente. Tra gli esemplari semi-selvatici si possono osservare esemplari neri od albini. Oltre che per le corna ed il mantello, il daino si distingue dal cervo per le gambe più corte e meno robuste, per il collo e le orecchie più corte e per la coda relativamente più lunga. Dopo la stagione degli amori le corna cadono, per essere sostituite da un nuovo paio in primavera. Abitudini In estate i maschi più robusti conducono vita isolata o si raccolgono in piccoli branchi; i maschi più giovani, i piccoli e le femmine restano assieme in branchi più grandi. Il daino somiglia molto al cervo nei movimenti e nel genere di vita, anche se si può dire che sia meno prudente e timido. Come il cervo, nelle zone più densamente abitate ha abitudini prevalentemente notturne. Durante la giornata il daino tende a trattenersi nelle radure all'interno delle foreste. Alimentazione l'alimentazione è variabile a seconda delle disponibilità stagionali. In inverno si compone degli scarsi vegetali erbacei disponibili, corteccia e germogli di alberi, ghiande, erica, foglie di rovi ed altre sostanze simili. Durante la primavera e fino all'autunno arricchisce la propria dieta con gemme e germogli, fogliame, erbaggi, bacche e frutti. La sua predilezione per la corteccia e per i giovani alberelli, lo rende più dannoso del cervo. Talvolta compie irruzione nei coltivati per cibarsi di cereali ed ortaggi. Riproduzione A secondo del clima, il periodo riproduttivo va da settembre alla fine d'ottobre: Dopo una gravidanza di otto mesi la femmina partorisce da uno a due piccoli, che durante le prime settimane di vita, restano nascosti tra la vegetazione. Nei maschi le corna iniziano a svilupparsi verso i sei mesi. Habitat e Area di Distribuzione Il daino vive nei boschi, sia di latifoglie che di conifere, con sottobosco rigoglioso e ampie radure, s'incontra anche nelle praterie adiacenti alle foreste. Il daino ha origine nell'area mediterranea e del vicino oriente. Molto diffuso durante i tempi preistorici in Italia, Francia meridionale e Spagna: Estinto, fu in seguito reintrodotto in epoca romana, a partire da individui provenienti dalla Mesopotamia, dove sembra che esistano ancora alcune popolazioni selvatiche originali. Il daino è stato introdotto massicciamente nei parchi e nei boschi di tutta Europa, dove è oggetto di caccia. Attualmente ha ripopolato quasi tutta la nostra penisola ed appare in espansione. Caccia Il daino veniva cacciato sia con il metodo dell'agguato, sia in grandi battute con l'ausilio dei cani. In epoca più antica venivano impiegate anche le reti. Attualmente la caccia viene esercitata come selezione, nei tempi e con le modalità consentite. Il Muflone 
Descrizione Lunghezza dalla testa all'attaccatura della coda 110 - 130 cm; coda 3,5 - 6 cm; altezza alla spalla 65 - 75 cm; peso 25 - 50 kg. Si tratta di una pecora selvatica piuttosto piccola, con corpo tozzo e pelo corto, non lanoso, più lungo sul petto. Il mantello è bruno più o meno scuro, con macchie chiare sui fianchi, maggiormente evidenti nei maschi rispetto alle femmine. Durante l'inverno la breve lanetta s'infittisce ed il mantello risulta più spesso. I maschi presentano grandi corna ricurve, non caduche, molto grandi dalla base fino verso metà, punta da cui progressivamente si assottigliano. Le femmine possono presentare piccole corna o esserne del tutto prive. Le corna dei maschi possono raggiungere una lunghezza di 65 cm ed un peso di 4 - 6 kg. Le femmine hanno dimensioni minori dei maschi. Abitudini Come altri ungulati, nelle zone più densamente abitate ha abitudini prevalentemente notturne, il muflone è infatti un animale timidissimo, a cui basta il più lieve fruscio per indurlo alla fuga. I movimenti del muflone sono agili, vivaci, rapidi e sicuri, anche se l'animale non è molto resistente nella corsa, almeno in pianura. Tranne che durante il periodo degli amori, vive in piccoli greggi di maschi e femmine, sotto la guida di una vecchia pecora; nel gruppo in movimento, i maschi occupano generalmente la retroguardia. La voce è un belato simile a quello della capra; il muflone dà il segnale di pericolo con un suono fischiante e sibilante. Riproduzione La stagione degli amori comincia durante i mesi di dicembre e gennaio, periodo durante il quale i maschi lottano, con urti violenti delle corna, tra loro per conquistarsi un harem. Gli harem sono generalmente piccoli e composti dalle femmine accompagnate dai piccoli dell'anno precedente. Ventuno settimane dopo l'accoppiamento, verso aprile o maggio, la femmina partorisce da uno a due piccoli. Le corna spuntano verso il quarto mese di vita e, nei maschi, la maturità arriva al terzo anno d'età. Habitat e Area di Distribuzione Il muflone viveva di preferenza in boschi d'alta montagna. Attualmente viene spesso costretto a vivere in zone al di sopra del limite degli alberi ed in terreni aperti. In molte zone del suo nuovo habitat il muflone si è adattato a vivere in terreni di media altitudine. L'area di distribuzione originaria del muflone è circoscritta a Corsica e Sardegna. Successivamente la specie è stata introdotta altrove, principalmente da popolazioni sarde. Nella Francia meridionale il muflone fu introdotto dalla Corsica. Attualmente la specie è diffusa in numerose località europee, principalmente nell'area centrale ed orientale. In Italia il muflone è largamente diffuso, in maniera più estesa nella parte centro meridionale della penisola, ma popolazioni cospicue sono presenti anche nel settentrione. Caccia Da tempo immemorabile l'uomo ha catturato questi animali selvatici. Nei boschi della Sardegna, i cacciatori insidiavano i mufloni attirandoli con l'imitazione del belato delle femmine, anche se la caccia veniva generalmente esercitata all'agguato. Attualmente la caccia viene esercitata come selezione, nei tempi e con le modalità consentite. Il Camoscio 
Descrizione Lunghezza dalla testa all'attaccatura della coda 110 - 130 cm; coda 3 - 4 cm; altezza alla spalla 70 - 80 cm; peso: maschio 30 - 50 kg, femmina 25 - 42 kg. Il camoscio appare piuttosto simile ad una capra, ma con macchie che fanno un contrasto netto sulla testa e corna sottili, ricurve all'estremità. Il corpo del camoscio è robusto, con collo piuttosto esile, testa corta, alquanto assottigliata verso il muso. I piedi sono lunghi e robusti, con zoccoli posteriori piani esteriormente. Le corna sono cerchiate alla base e provviste di scanalature longitudinali, sono lisce verso l'estremità e comuni in entrambi i sessi. La tinta generale del mantello è bruno rossiccia o rosso ruggine in estate e bruno nerastro in autunno ed in inverno. Sul capo, giallastro, spicca una striscia nera che, dall'orecchio arriva all'estremità del muso. I due sessi sono abbastanza simili, anche se i maschi tendono ad avere una corporatura più grossa e forte. I casi d'albinismo o gli esemplari molto scuri sono molto rari. Abitudini Il camoscio è principalmente diurno, di rado resta attivo durante la notte. Le ore di maggiore attività coincidono con il mattino e la sera, durante le ore centrali della giornata, specie durante l'estate, si dedica al riposo. Molto agile è in grado di arrampicarsi benissimo. Il camoscio si sposta al passo ed al galoppo, raramente al trotto. Nuota, ma soltanto in caso di necessità. Vive in greggi: le femmine con i piccoli e talvolta uno o due maschi, ma mai sotto la guida di un maschio. I maschi generalmente vivono appartati, in piccoli gruppi oppure solitari. Si formano branchi misti durante la stagione degli amori. Fischia e sibila quando avverte un pericolo. Emette anche un suono vibrante, belante, simile a quello della capra. Alimentazione Come le capre, il camoscio si nutre di una grande tipologia di vegetali, dalle erbe ai rovi, dalle fogli alle gemme delle conifere. Si ciba anche di ghiande, bacche e corteccia d'albero. A seconda della stagione le percentuali di vegetali variano di composizione: più foraggio in estate, più arbusti ed essenze arboree durante il periodo invernale. Riproduzione La stagione degli amori ha inizio verso la metà di novembre e dura fin verso metà dicembre. In questo periodi i maschi combattono per la conquista dell'harem. La gestazione dura circa sei mesi, ed ad ogni parto nasce in genere un solo piccolo, più raramente due. Habitat e Area di Distribuzione Boschi, sia di caducifoglie, sia di conifere e misti, specie nei monti con pendii ripidi e rocciosi. Il camoscio è frequente anche sopra il limite della vegetazione arborea. Nelle Alpi staziona di solito tra i 1500 ed i 2500 m, anche se raggiunge quote più elevate. Durante la preistoria ed in modo particolare durante l'ultima glaciazione, il camoscio era diffuso in quasi tutta Europa ed in Asia Minore. Con l'aumento delle temperature la specie si rifugiò sulle montagne più alte, con popolazioni isolate che spesso hanno dato origine a sottospecie particolari. Il camoscio è presente sulle Alpi, nei Carpazi, nelle Alpi Tansilvane, nei Monti Tatra, in Asia minore e nel Caucaso. Nei Pirenei, sulle montagne della costa cantabrica e nell'Appennino abruzzese è diffusa la sottospecie Rupicapra ripicapra ornata, oggetto di severe misure di protezione. Caccia La caccia al camoscio è sempre stata considerata un passatempo principesco. Massimiliano di Asburgo esercitava questa caccia esaltandone la preparazione alpinistica, necessario per raggiungere la preda sulle vette più impervie. Attualmente la caccia viene esercitata come selezione, nei tempi e con le modalità consentite. Il Capriolo 
Descrizione Lunghezza dalla testa all'attaccatura della coda 95 - 135 cm; coda 2 - 3 cm; altezza alla spalla 65 - 75 cm; peso 15 - 27 kg, la femmina è generalmente più piccola. Il capo è sottile, le zampe lunghe, la coda praticamente invisibile; il profilo della fronte e del naso è dritto; gli occhi sono grandi, con la palpebra superiore dotata di lunghe ciglia. Il tronco è arcuato verso l'alto; gli arti sono slanciati, con zoccoli lunghi ed appuntiti. Il maschio ha corna piccole, dotate di una rosetta appiattita, ramificate con 6, raramente 8 o più punte. La superficie delle corna è solcata da scanalature ed ornata da piccole "perle". Le corna vengono sostituite ogni anno. Il mantello è sottile e splendente in estate, folto ed ispido in inverno. La colorazione del mantello è per lo più di un bruno rosso acceso nella stagione estiva e grigio bruna in quella invernale. In alcuni territori è possibile osservare esemplari scuri, quasi neri, o addirittura albini. Abitudini il capriolo è attivo sia di giorno, sia di notte. Si nutre generalmente al primo mattino, anche se in base alle condizioni climatiche ed alla presenza di cause di disturbo, si possa recare al pascolo nel pomeriggio o a sera. Si sposta furtivamente con salti frequenti. Nuota molto bene. Non manifesta comportamenti territoriali. Il capriolo è poligamo, sebbene in aree scarsamente popolate sembra tendere alla monogamia. In genere i caprioli formano piccoli branchi guidati da una femmina esperta, solo raramente si originano grandi raggruppamenti. In primavera i vecchi maschi tendono ad isolarsi. Alimentazione Molto più del cervo, il capriolo si è adattato al nuovo ambiente agricolo creato dall'uomo e, sebbene la sua alimentazione fosse costituita da foglie e germogli, oggi preferisce nutrirsi delle succose piante reperibili nelle coltivazioni. La dieta del capriolo, basata su foglie, germogli d'albero e gemme di conifere, lo rende particolarmente dannoso per il ricambio degli arboreti, rendendo necessaria la selezione tramite caccia quando raggiunga un numero eccessivo. Riproduzione La stagione degli amori va dalla fine di luglio ai primi di agosto. In questo periodo i maschi competono per conquistarsi un harem. Dopo la fecondazione l'ovulo della femmina resta stazionario per circa quattro mesi, fino circa alla metà di dicembre, quando comincia a svilupparsi. La reale gestazione ha una durata di circa quaranta settimane, al termine delle quali la femmina da alla luce da uno a due piccoli. Durante le prime settimane di vita, restano nascosti tra la vegetazione. Habitat e Area di Distribuzione Il capriolo vive nelle selve non molto annose, nei boschi con denso sottobosco, nei boschi di latifoglie e misti, frequenta radure, campi aperti con cespuglieti ed anche aree molto umide. Si incontra dai bassopiani fino alle alte montagne. La specie è ampiamente diffusa in Europa ed in Asia, con l'eccezione dell'estremo nord, è inoltre assente dall'Asia meridionale. La sua attuale distribuzione risente dell'intervento dell'uomo che lo ha introdotto, ai fini della caccia, anche nelle Americhe ed in Nuova Zelanda. Caccia Dopo la rarefazione delle specie più grandi, il capriolo divenne l'animale preferito per la caccia e l'allevamento, tanto che attualmente risulta la specie più importante per la caccia di selezione. Attualmente la caccia viene esercitata come selezione, nei tempi e con le modalità consentite. Il Cinghiale 
Descrizione Lunghezza dalla testa all'attaccatura della coda 110 - 155 cm; coda 15 - 20 cm; altezza alla spalla 90 cm; peso: maschio 50 - 175 kg, femmina 35 - 150 kg. Il cinghiale è un animale robusto, tozzo, con il capo piuttosto grosso, il collo breve e massiccio e le zampe corte. Il capo ha forma subconica ed allungata, è prolungato in un muso mobile che termina con un disco cartilagineo, glabro e ricco di ghiandole. Dal muso sporgono i canini, zanne allungate, molto più grandi nei maschi che nelle femmine. Gli occhi sono piccoli e disposti lateralmente. Il tronco è allungato, più sviluppato in altezza che in larghezza. Gli arti sono corti e snelli. Il peso del corpo viene sostenuto dal terzo e quarto dito, mentre il secondo ed il quinto vengono posati sul terreno soltanto quando è molto soffice. Il corpo è ricoperto da setole, di colore scuro, più lunghe sul dorso e sul collo. A queste setole si accompagna una lanetta fine, più o meno breve secondo la stagione. I cinghiali che abitano le regioni paludose sono generalmente più grossi di quelli che vivono nei boschi asciutti; quelli indigeni delle isole e delle regioni mediterranee sono più piccoli e scuri di quelli originari dell'Europa centrale ed orientale. Abitudini Il cinghiale è un animale prevalentemente notturno, trascorre il giorno riposando in zone appartate, calde e soleggiate. Questo animale resta solitamente fedele ad un territorio ben preciso, ma non è prettamente stanziale, in alcuni casi compie lunghi spostamenti e cambia spesso la zona di residenza. Il maschio vive solitario. Tranne che durante il periodo riproduttivo, le femmine vivono con i piccoli in gruppi di media o piccola entità. Non presenta comportamento territoriale. Quando ne ha possibilità, ama rotolarsi nel fango (insoliarsi) per combattere il fastidio dei parassiti e trovare refrigerio nei mesi estivi. Durante la stagione fredda il cinghiale vive in tane appositamente scavate nel terreno ed imbottite di sostanze di origine vegetale: quelle delle femmine e dei piccoli hanno generalmente una forma rotonda e possono ospitare fino a quindici animali; quelle dei maschi sono allungate, con un substrato molto spesso ed in esse vive di regola un solo animale. Alimentazione L'alimentazione del cinghiale si diversifica a seconda delle zone in cui è diffuso ed in base alle stagioni. Tramite analisi compiute sul contenuto dello stomaco di esemplari dell'Europa centrale, si è osservato che i cinghiali mangiano, oltre a notevoli quantità di ghiande e faggiole, felci aquiline (Pteridium aquilinum), epilobi (Epilobium), branca orsina (Heraclum phondylium), sambuchella (Aegopodium podagraria) e piantaggine (Plantago), nonché numerose qualità di erbe e funghi. Accanto all'alimentazione vegetale, non disdegnano cibi di origine animale: carogne di lepri, caprioli o cervi, varie specie di roditori, uova e piccoli uccelli covati a terra, aironi e cormorani caduti dal nido, lucertole, serpenti, ranocchi, pesci vivi e morti, chiocciole, tutte le varietà possibili di insetti e loro larve; si cibano inoltre di granchi e di vermi e, secondo osservazioni compiute da H. B. Oloff, alcuni cinghiali sono molto abili nel cacciare i topi. Nelle zone densamente coltivate il cinghiale può arrecare gravi danni, sia per quello che divora, sia per la sua attività di scavatore. Riproduzione La stagione degli amori va da novembre a gennaio. Durante questo periodo i maschi adulti vanno alla ricerca delle femmine in calore. Quando giungono nelle vicinanze di un gruppo, cacciano da esso i giovani maschi ancora presenti o ingaggiano violente battagli con i rivali. Il periodo di gestazione ha una durata di 133 - 140 giorni per le femmine adulte, di 114 - 130 giorni per quelle al primo parto. In Europa centrale nascono in media cinque o sei piccoli per volta, ma il numero è tanto minore quanto minore è l'età della madre. Prima del parto la femmina realizza una tana per i piccoli, scavando un avvallamento e imbottendolo di frasche e altro materiale vegetale, talvolta realizza anche un tetto di rami. I giovani cinghiali hanno un manto mimetico a strisce orizzontali chiare e scure. La maturità sessuale viene raggiunta tra i diciotto ed i diciannove mesi. Lunghezza dalla testa all'attaccatura della coda 130 - 160 cm; coda 16 - 19 cm; altezza alla spalla 85 - 110 cm; peso: maschio 60 - 85 kg, femmina 30 - 50 kg. Habitat e Area di Distribuzione Il cinghiale è diffuso in un'area vastissima: dall'Europa all'Asia centrale e meridionale ed all'Africa settentrionale. In passato questo suide si trovava in tutta l'Europa, soprattutto in quella centrale e meridionale; oggi è scomparso in molte regioni, ma si continua ad introdurre in molti territori a scopo di caccia. Il cinghiale è attualmente molto diffuso in America settentrionale e meridionale, dove causa grandi danni alle faune originarie. L'alimentazione onnivora e le abitudini predatorie del cinghiale hanno causato enormi danni alla fauna dell'Australia e della Nuova Zelanda ed a quella di molte isole dell'oceania. Anche nel nostro paese la recente proliferazione del cinghiale sta determinando squilibri ecologici, infatti sembra che a questa specie si debba attribuire la progressiva rarefazione delle specie di uccelli nidificanti a terra, di varie specie di rettili e di coleotteri rari. Caccia La caccia al cinghiale è sempre stata considerata un'attività cavalleresca. In passato si andava a caccia con la balestra o con il cosiddetto "pugnale dei cinghiali", che consisteva in un'asta con una punta d'acciaio a doppio taglio, dotata di un uncino lungo otto centimetri e collocato all'estremità della punta, lunga trenta. Quest'arma serviva a colpire i cinghiali quando si precipitavano verso i cacciatori, i quali si ponevano frontalmente all'animale cercando di indirizzare il ferro in modo da colpirlo sopra lo sterno, in modo da raggiungere il cuore. Attualmente la caccia viene esercitata come selezione, nei tempi e con le modalità consentite.
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La Volpe Rossa

Descrizione La Volpe ha forme snelle, muso lungo e appuntito, orecchie grandi, coda lunga e folta, zampe relativamente brevi. In entrambi i sessi il colore del mantello e bruno-fulvo tendente al rossastro nelle parti superiori e biancastro in quelle inferiori, come pure bianca è l'estremità della coda. Si osservano, comunque, variazioni di colore stagionali e individuali. Lunghezza testa-corpo cm 57-77, altezza alla spalla cm 35-40, peso Kg 6-10. Abitudini Di costumi solitari e di temperamento vivace, appare prudente e scaltra. E attiva durante la notte, ma pure di giorno nei luoghi ove non viene disturbata. Dotata di particolare agilità, ha un'andatura simile a quella del cane e, durante la caccia, procede spesso tenendo il corpo appiattito a breve distanza dal suolo per non farsi scorgere dalla preda; nuota anche spontaneamente. Costruisce la tana sotto terra, ma spesso utilizza quelle di altri animali. Alimentazione Preda arvicole, topi, uccelli, lepri, conigli, giovani di capriolo, animali domestici da cortile, ma si ciba pure di insetti ed altri invertebrati, lucertole, uova, bacche, frutta. Spinta dalla necessità, frequenta gli immondezzai alla ricerca di rifiuti di ogni genere e talvolta di carogne. Riproduzione Il periodo degli amori coincide di solito con i mesi di gennaio, febbraio e marzo. Una volta all'anno la femmina partorisce, dopo una gestazione di circa due mesi, da 3 a 8 piccoli in una "camera nido" preparata nella tana. Alla nascita essi sono ciechi e ricoperti di un mantello lanoso. L'allattamento si protrae per circa due mesi, ma gia dopo 3-4 settimane la madre integra l'alimentazione dei piccoli con bocconi di carne pre-digeriti che rigurgita. Il maschio concorre alla cura della prole difendendo la tana e il territorio e portando cibo. All'età di 3-4 mesi diventano autosufficienti e raggiungono la maturità sessuale a circa dieci mesi. In autunno le giovani volpi lasciano il gruppo familiare e ricercano un proprio territorio. Tale dispersione é a carico prevalentemente dei maschi. Habitat e Area di Distribuzione Per la spiccata adattabilità trova condizioni di vita negli ambienti più vari di pianura, collina e montagna, con preferenza per le zone ricche di vegetazione e selvagge. Diffusa in tutta l'Europa e l'Asia paleartica, Asia sud-orientale, gran parte del Nord America; é stata introdotta in Australia. Caccia In battuta con cani da seguito, all'aspetto lungo gli abituali sentieri di passaggio o in tana con l'ausilio di cani Terrier o Bassotti, utilizzando cartucce caricate con pallini dei nn. 3, 2, 1 e 0 o carabine di piccolo calibro.
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La Lepre Bianca 
Descrizione Lunghezza dalla testa all'attaccatura della coda (Alpi) 57 - 61 cm, (Scozia) 46 - 55 cm, (Irlanda) 52 - 56 cm, (Europa settentrionale) 52 - 60 cm,; coda 5 - 6.5 cm; peso: rispettivamente 2 - 3.5 kg, 1,7 - 4 kg, 2,7 - 4,2, 2,5 - 5,8. Lagomorfo della famiglia leporidi, è un poco più piccola della lepre comune. Si differenzia anche per la testa più corta e rotonda, le orecchie più piccole, le zampe posteriori più lunghe con piante dei piedi più larghe, adattate a procedere nella neve. Durante la stagione fredda il manto di questa lepre appare uniformemente bianco, tranne per la punta delle orecchie che resta sempre nera. All'arrivo della primavera il pelo inizia a tingersi di grigio sul dorso e peli grigi cominciano a comparire sui fianchi; in aprile l'animale appare chiazzato ed in maggio è del tutto bruno scuro. Poi, in autunno, alle prime nevi, rispuntano i peli bianchi e a novembre la lepre alpina è già del tutto bianca. Abitudini Anche la lepre bianca ha abitudini prevalentemente notturne ma, rispetto alla lepre comune, esce un poco più presto di sera e di mattina si ritira più tardi per riposare. Habitat e Area di Distribuzione D'estate sulle Alpi, questa specie frequenta la zona al di sopra del limite della vegetazione arborea, mentre in inverno scende anche a quote inferiori, dove si trattiene nei boschi. Nelle regioni settentrionali tende a seguire la stessa regola, anche se la si può incontrare anche in vicinanza della costa. La lepre bianca vive in Europa e nell'Asia settentrionale. Come nel caso del camoscio, anche questo animale si può definire un superstite delle glaciazioni, in quel periodo la lepre bianca era diffusa in quasi tutta Europa ed in Asia Centrale. Con l'aumento delle temperature la specie si rifugiò sulle montagne più alte, con popolazioni isolate che spesso hanno dato origine a sottospecie particolari. Effettivamente la specie è presente sull'arco alpino, con popolazioni diffuse a macchia di leopardo in Scozia, in tutta l'Irlanda, in Islanda, nei paesi scandinavi e nella Russia settentrionale. Nel continente nord americano è presente una specie simile.
La Lepre 
Descrizione La Lepre comune o europea ha forme slanciate, testa abbastanza piccola con occhi grandi e orecchie lunghe, arti posteriori più robusti e più lunghi degli anteriori, coda relativamente sviluppata. In entrambi i sessi la colorazione del mantello è fulvo-grigiastra con tonalità nerastre sul dorso; ventre, parti interne degli arti e parte inferiore della coda biancastri. Lunghezza testa/corpo cm 48-70, peso Kg 2,5-6,5. Abitudini Di carattere timido, prudente e sospettosa, ha tendenze solitarie ed appare piuttosto legata al proprio territorio, dal quale non si allontana sensibilmente se non vi è costretta dall'eccessivo disturbo. Possiede udito e olfatto molto sviluppata, ma ha vista poco acuta e percepisce più facilmente oggetti in movimento. Corre molto velocemente con improvvisi scatti ed è capace di compiere salti molto lunghi. Trascorre il giorno al riparo della vegetazione in un covo poco profondo che scava con le zampe anteriori e modella col corpo, mentre si fa attiva al crepuscolo e durante la notte. Quando si allontana o ritorna al covo compie salti e percorsi particolari per confondere le tracce ai suoi nemici naturali. In genere è silenziosa ed emette mormorii, soffi e brontolii durante i combattimenti e gli accoppiamenti; caratteristico è il grido simile al gemito di un neonato, che emette quando è ferita o catturata. Alimentazione Si ciba essenzialmente di vegetali: erbe fresche e secche, frutta, bacche, semi, funghi, ghiande, germogli di cereali invernali, cortecce. E' specie poligama ed i maschi si combattono per il possesso delle femmine. il periodo della riproduzione è compreso tra gennaio e settembre. Il ciclo estrale è irregolare e la femmina resta in calore fintanto che non si realizza l'accoppiamento o, comunque, per tempi piuttosto lunghi. Dopo una gestazione di 42-44 giorni la femmina partorisce da 1 a 4-5 piccoli in un covo sul terreno. In genere una femmina partorisce 3-4 volte all'anno. I leprotti, che nascono ad occhi aperti e ricoperti di pelo, sono in grado di muoversi autonomamente dopo poche ore dalla nascita e vengono allattati per circa tre settimane per lo più durante le ore notturne. La maturità sessuale viene raggiunta a circa 7-8 mesi di età. Habitat e Area di Distribuzione Frequenta zone coltivate, boschi di latifoglie e misti (raramente di conifere), brughiere, dune. Diffusa in tutta l'Europa continentale, nonché in Inghilterra e isole del Mediterraneo, gran parte dell'Africa e dell'Asia. Caccia In battuta con cani da seguito o vagante con cani da seguito, da cerca o da ferma, utilizzando cartucce caricate con pallini dei nn. 6, 5 e 4.
La Lepre Sarda 
Descrizione La Lepre sarda è simile alla Lepre comune, rispetto alla quale ha dimensioni minori e colorazione del mantello sul dorso caratterizzata da una particolare distribuzione di aree di tonalità nera e fulva, che ne fa assumere un disegno a macchia; inoltre la superficie interna degli arti, anziché bianca, è di colore simile alla superficie esterna. Anche il cranio è più piccolo con un maggiore sviluppo delle bulle timpaniche. Lunghezza testa-corpo cm 40-50, peso Kg 1,5-2,5. Abitudini Non esistono sostanziali differenze di comportamento rispetto alla Lepre comune, nei confronti della quale appare più lenta nella corsa e con una tendenza ad allontanarsi meno dal covo. Alimentazione La dieta e costituita essenzialmente da sostanze vegetali; è più frugale della Lepre comune. Riproduzione La persistente siccità estiva, che caratterizza il clima della Sardegna, e la conseguente scarsità di cibo sembrano i fattori che influenzano la riproduzione e in particolare il numero dei piccoli nati per ciascun parto. Dopo una gestazione di circa 42 giorni la femmina partorisce da 1 a 3 piccoli, ma non di rado uno solo, in un covo sul terreno. I leprotti nascono ad occhi aperti, sono ricoperti di pelo e in grado di muoversi autonomamente dopo poche ore dalla nascita. Il periodo di dipendenza dalla madre per l'allattamento è di poco superiore alle tre settimane. La maturità sessuale viene raggiunta a circa 7-8 mesi di età. Habitat e Area di Distribuzione Frequenta praticamente tutti gli ambienti della Sardegna, dalla pianura alla montagna. Diffusa in Portogallo, Spagna, isole Baleari, Sardegna, quasi tutto il cond-nente africano, Sinai, Penisola Arabica, Palestina, Iran, Afganistan, Turkestan, Altai, Mongolia, Asia centrale russa fino a Bobrinskii e gran parte della Cina settentrionale. La razza presente in Sardegna (Lepus capensis mediterraneus) è propria dell'isola. Caccia In battuta con cani da seguito o vagante con cani da seguito, da cerca o da ferma, utilizzando cartucce caricate con pallini dei nn. 6, 5 e 4. La Minilepre

Descrizione II Silvilago (o minilepre) ha forme raccolte e una struttura simile a quella del Coniglio selvatico, ma con orecchie e coda più brevi, zampe anteriori più sottili e zampe posteriori più lunghe. Il colore generale del mantello in entrambi i sessi è grigio con tonalità ocra e rossa e peli neri. Lunghezza testa-corpo cm 34-45, peso Kg 1-1,2. Abitudini Si ciba di una grande varietà di erbe, soprattutto giovani graminacee e leguminose, e d'inverno consuma anche piante legnose. Riproduzione E' specie poligama e nell'ambito di una popolazione sono i maschi dominanti ad avere l'esclusiva degli accoppiamenti. IlI periodo della riproduzione inizia in genere alla fine di febbraio e si protrae fino ad agosto-settembre. Nell'arco della stagione riproduttiva ciascuna femmina può portare a termine da 5 a 7 gravidanze. Dopo una gestazione di circa 27 giorni vengono partoriti da 3 a 5 piccoli inetti in un nido, costituito da una buca profonda 10- 15 cm tappezzata dal pelo che la madre si è preventivamente strappato. Essi rimangono nel nido 12-14 giorni e sono allattati per tre settimane. All'età di 4-5 mesi sono sessualmente maturi, per cui i primi nati dell'annata sono in grado di riprodursi nell'annata stessa. Habitat e Area di Distribuzione Zone a vegetazione erbacea inframezzata da boschetti, siepi, bordure di corsi d'acqua, di strade o ferrovie, roveti e cespugli fitti. Diffuse negli Stati Uniti centrali ed orientali, è stato introdotto in tempi assai recenti in alcuni paesi europei, e segnatamente Francia ed Italia. Caccia Vagante con cani da cerca o da ferma, utilizzando cartucce caricate con pallini dei nn. 7 e 6.
Il Coniglio
SELVATICO

Descrizione Il Coniglio selvatico ha dimensioni medie, forme raccolte, testa relativamente grande e arrotondata, orecchie lunghe, occhi grandi, arti anteriori più brevi dei posteriori, coda breve. In entrambi i sessi la colorazione del mantello è bruno chiara, con tonalità rossastre e grigie. Sono frequenti le anomalie di colore e specialmente il melanismo. Lunghezza testa-corpo cm 34-47, peso Kg 1-2. Abitudini Di carattere timido e socievole, ha tendenze gregarie e vive in colonie anche molto numerose in tane sotterranee composte da un complesso sistema di gallerie con diverse uscite, che abbandona specialmente al crepuscolo e in parte nelle ore notturne per recarsi in pastura. E' fortemente stanziale e di spiccato comportamento territoriale e nella zona di influenza dimostra una notevole aggressività nei confronti di altri consimili. E' in genere silenzioso e, se aggredito, emette uno stridio acuto; ha udito e olfatto molto sviluppati, vista ottima. Precede a balzi e salti e, quando è disturbato, corre compiendo scarti improvvisi. Alimentazione La dieta e costituita essenzialmente da sostanze vegetali: gemme, germogli, piante erbacee, radici, cortecce, frutta, bacche, semi, foglie. Riproduzione E' poligamo ed i maschi si combattono con aggressività nel periodo degli amori, che va da gennaio a ottobre. Dopo una gestazione di circa 30 giorni la femmina partorisce, da 5 a 7 volte all'anno, un numero variabile da 5 a 10 piccoli in una camera della tana foderata con erba, foglie secche ed altro materiale, nonché col pelo che si strappa dal petto e dal ventre. I piccoli nascono ad occhi chiusi, col corpo privo di peli e solo verso il quindicesimo giorno di vita sono in grado di uscire dalla tana. Sono allattati per circa tre settimane e si rendono completamente indipendenti dalla madre ad un mese di età, mentre raggiungono la maturità sessuale tra i cinque e gli otto mesi di vita. Habitat e Area di Distribuzione Frequenta zone erbose naturali o coltivate di pianura e di collina con terreni asciutti, specialmente quando associate a boschetti, arbusti, siepi o rocce che possono offrire un riparo. Diffuse in Europa dal Portogallo alla Polonia, Isole Britanniche, parte delta Norvegia, Svezia ed Ucraina, isole del Mediterraneo, Africa nord-occidentale; è stato introdotto nel secolo scorso in Australia, Nuova Zelanda e Cile. Caccia Vagante con cani da cerca o da ferma e in tana con l'ausilio del furetto, utilizzando cartucce con pallini dei nn. 7 e 6.
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Il Fagiano

Descrizione Il Fagiano ha grandi dimensioni, forme massicce e possenti, becco robusto, ali brevi e arrotondate, coda lunga (nel maschio può raggiungere i 50 cm e nella femmina i 20-25 cm), tarsi muniti di un forte sperone nel maschio. Il piumaggio presenta colori diversi nelle varie razze, che, più o meno ibridate sono presenti nel nostro Paese. I maschi hanno tinte vivaci con caratteristiche caruncole scarlatte intorno all'occhio, mentre le femmine presentano colori poco appariscenti. In volo le dimensioni e la lunghezza della coda ne consentono un facile riconoscimento dagli altri Fasianidi. Lunghezza cm 53-89, peso gr 1.100-1.600. Abitudini Di carattere schivo, ama restare nel folto della vegetazione. Possiede un volo forte e rapido piuttosto orizzontale, ma in genere non lungo né alto, con potenti battute d'ala e planate; al frullo, molto fragoroso, talvolta si alza in verticale. E' un ottimo pedinatore e all'approssimarsi di un pericolo preferisce allontanarsi di corsa alla ricerca di un rifugio, levandosi in volo solo se minacciato da vicino. Terragnolo, non di rado si posa sugli alberi, specialmente di notte. Alimentazione La sua dieta è molto varia e comprende frutta selvatica e coltivata, erbe, germogli, foglie, granaglie, legumi, insetti, lombrichi, ragni, lucertole, serpi, arvicole, topi, uova, ecc. Riproduzione La stagione riproduttiva inizia in aprile. Il maschio si riunisce con alcune femmine, che corteggia e feconda, dopo di che le abbandona per riprendere la sua vita solitaria. La femmina prepara il nido con materiale vegetale in una depressione del terreno al riparo di un cespuglio o di alte erbe. La covata si compone di 8-15 uova, che sono incubate per circa 24-25 giorni; i pulcini lasciano il nido poco dopo la nascita e all'età di circa due settimane sono già in grado di volare, ma vengono accuditi dalla madre almeno fino all'età di 40-45 giorni. Depone in genere una volta all'anno, ma se per qualche motivo il nido va distrutto effettua una seconda covata Habitat e Area di Distribuzione Per la spiccata adattabilità trova condizioni di vita negli ambienti più vari: boschi, zone più o meno coltivate, pianure umide con giunchi e canneti, pioppeti, ecc. Originario dell'Asia, è stato introdotto in molti paesi a clima temperato, dove si è ambientato con facilità. In Italia è presente un po' dovunque con diverse sottospecie. La più comune è il Fagiano mongolico (Phasianus colchicus mongolicus), meno comune è il Fagiano tenebroso (Phasianus colchicus tenebrosus), rari sono ormai il Fagiano comune (Phasianus colchicus colchicus), il Fagiano torquato (Phasianus colchicus torquatus) e il Fagiano di Formosa (Phasianus colchicus formosanus). Caccia In battuta o vagante col cane da ferma o da cerca, utilizzando cartucce caricate con pallini dei nn. 7, 6 e 5.
Il Fagiano di Monte

Descrizione Il Fagiano di monte ha dimensioni medio-grandi, forme eleganti e snelle, becco breve un po' adunco, tarsi corti e piumati fino alle dita, coda a forma di lira nel maschio e leggermente forcuta nella femmina. Il piumaggio del maschio è nero-bluastro lucido, con barra alare e sottocoda bianchi; l'abito eclissale in autunno è di colore brunastro chiazzato. La femmina ha una livrea di tonalità brunastra con fitte barrature e macchie nere, barra alare e sottocoda bianchi. Entrambi i sessi hanno il sopracciglio rosso, che diviene più evidente nel maschio durante l'epoca degli amori; becco e zampe sono di un colore bruno-nerastro. In volo il maschio è inconfondibile per la colorazione scura, il sott'ala e il sottocoda bianchi, la coda a lira; la femmina si riconosce per il colore brunastro, il sott'ala e il sottocoda bianchi, la coda leggermente forcuta. Lunghezza cm 58-65, peso gr 750-1.560. Abitudini Possiede un volo veloce, sostenuto anche per lunghe distanze e accompagnato da frequenti planate. Sul terreno si muove lentamente ed ama posarsi sugli alberi. In genere poco dopo l'alba e poco prima del tramonto si reca nei luoghi di pastura, mentre il resto della giornata la trascorre celato tra la vegetazione. Alimentazione Si ciba di sostanze vegetali (germogli, foglie, bacche, frutti selvatici) e, in primavera, anche di insetti e loro larve. Riproduzione E' poligamo. Verso la fine di aprile i maschi si riuniscono in gruppi in particolari radure. le arene, dove compiono parate nuziali collettive e combattimenti per lo più simbolici e solo in qualche caso cruenti. Dopo gli accoppiamenti le femmine preparano il nido scavando una buca nel terreno al riparo della vegetazione o di rocce e covano le 6-10 uova deposte per 24-26 giorni. I pulcini, sebbene in grado di abbandonare il nido poco dopo la nascita, iniziano a compiere sicuri voli piuttosto tardi ed il gruppo familiare rimane unito fino all'autunno. Depone una volta all'anno. Habitat e Area di Distribuzione Frequenta le foreste di conifere con radure ricche di rododendri e mirtilli, zone con bassa vegetazione alternata a dirupi e rocce. Specie stanziale distribuita in Europa centrale e settentrionale, Alpi, Asia centrale. In Italia è presente nelle Alpi centro-orientali ed orientali, mentre è più raro in quelle centro-occidentali. Caccia Vagante col cane da ferma, utilizzando cartucce caricate con pallini dei nn. 6 e 5.
La Starna 
Descrizione La Starna ha dimensioni medie e corporatura massiccia, becco tozzo e arcuato verso il basso, coda ed ali corte e arrotondate. Il piumaggio in entrambi i sessi è di colore marrone striato di fulvo nelle parti superiori, testa e gola marrone-arancio. fianchi barrati di castano, petto grigio vermicolato, coda rossiccia, becco e zampe grigiastri. Il maschio presenta sul basso petto una larga macchia marrone a forma più o meno di ferro di cavallo, che nella femmina è meno estesa o del tutto assente. In volo, vista da sotto, si individua per la macchia marrone del basso petto, assai evidente nel maschio, e per la colorazione generale del corpo grigiastra. A distanza è facilmente confondibile con le specie affini (Pernice rossa, Pernice sarda, Coturnice). Lunghezza cm 28-32, peso gr 290-500. Abitudini Di carattere socievole, conduce vita gregaria ad eccezione del periodo della cova. Terragnola, è un'ottima pedinatrice e, all'approssimarsi di un pericolo, si allontana di corsa molto veloce tenendo la testa alzata e si alza in volo solo se minacciata da vicino; altre volte tenta di eludere il pericolo accovacciandosi a terra. Possiede un volo rapido e deciso, diritto e a poca altezza dal suolo, con veloci battiti d'ala e planate. Trascorre la notte in riposo sul terreno. mentre si reca in pastura al mattino e nel tardo pomeriggio. Alimentazione Si ciba soprattutto di sostanze vegetali (semi di piante coltivate e selvatiche, cerea!i, frutta, bacche. erbe, foglie, gemme) e, in primavera, anche di insetti e loro larve, ragni, molluschi. Riproduzione All'inizio di aprile la stagione riproduttiva si annuncia con frequenti combattimenti tra i maschi per il possesso della femmina. Costituitasi la coppia, alla femmina compete il compito sia di preparare il nido in una depressione del terreno ben nascosta dalla vegetazione sul margine dei boschi o dei campi, sia di covare le 9-14 uova deposte per circa 24-25 giorni. I pulcini, che abbandonano il nido subito dopo la nascita, sono accuditi da entrambi i genitori e sono capaci di compiere i primi voli a 10-11 giorni di età: La famiglia rimane unita fino all'inizio della stagione riproduttiva; durante l'autunno e l'inverno non di rado si riuniscono più nuclei familiari formando brigate numerose. Deone in genere una volta all'anno, ma se per qualche motivo il nido va distrutto effettua una seconda covata. Habitat e Area di Distribuzione Frequenta zone coltivate alternate ad incolti, brughiere, aree steppose e prative parzialmente boscose e cespugliate. Specie stanziale distribuita con diverse sottospecie in Europa ed Asia occidentale e centrale. In Italia è presente in tutta la penisola, pur se inegualmente distribuita, con popolazioni ottenute attraverso il ripopolamento con soggetti di allevamento o di importazione, che trovano difficoltà ad ambientarsi in forma stabile. Caccia Vagante col cane da ferma o da cerca e in battuta, utilizzando cartucce caricate con pallini dei nn. 7 e 6.
La Quaglia

Descrizione La Quaglia è il più piccolo rappresentante della famiglia dei Fasianidi. Ha corpo raccolto, becco breve un po' ricurvo all'apice, coda corta. Il piumaggio è di colore dominante fulvo-giallastro barralo di bianco, fulvo e nero con linee chiare e scure sui fianchi. In entrambi i sessi il becco è bruno scuro e le zampe sono bruno-giallo chiare. Non sono rari gli individui melanici. In volo si riconosce per le piccole dimensioni, le ali lunghe e relativamente appuntite, la colorazione mimetica e il volo basso e rettilineo, Lunghezza cm 16-20. peso gr. 60-150. La Quaglia non presenta un forte dimorfismo sessuale, i maschi giovani hanno gola bianca con macchia nera longitudinale che, col passare del tempo, diventa rossastra o nerastra con petto fulvo ruggine tendente al chiaro; la femmina ha gola bianco fulva e petto fulvo giallastro o gialliccio con macchie allungate scure. I giovani assomigliano alle femmine, ma il loro piumaggio è fortemente macchiato e tende al grigiastro. Abitudini Di indole solitaria, si riunisce in branco solo per compiere la migrazione, che si svolge per lo più di notte. Ha un carattere timido e diffidente. Possiede un volo rettilineo a poca altezza dal suolo e, pur non essendo una gran volatrice, durante la migrazione compie lunghi tragitti a velocità relativamente sostenuta. Terragnola e ottima pedinatrice è riluttante a prendere il volo. Dal terreno si alza con un tipico "salto" prima di affidarsi al volo. Attiva nelle ore diurne, trascorre il riposo notturno in depressioni del terreno al riparo dal vento. Alimentazione Si ciba essenzialmente di sostanze vegetali e in primavera ed estate la dieta è integrata con insetti ed altri invertebrati Riproduzione La stagione riproduttiva, che va da maggio a metà agosto, viene preannunciala dai canti d'amore dei maschi di tono profondo e miagolante, ai quali rispondono quelli sommessi e pigolanti delle femmine. Gli accoppiamenti sono preceduti da combattimenti tra i maschi e corteggiamenti. Il nido viene predisposto in una piccola cavità del terreno rivestita di erba e nascosta tra la bassa vegetazione, dove la femmina depone da 8 a 12 uova, che cova per 16-18 giorni. I pulcini sono in grado di abbandonare il nido dopo poche ore dalla nascita, all'età di circa tre settimane sono già dei discreti volatori. La famiglia rimane unita fino all'autunno. In genere depone una volta all'anno, ma, se per qualche motivo il nido va distrutto, effettua una seconda covata. Habitat e Area di Distribuzione Frequenta zone aperte con bassa vegetazione, steppe, prati incolti, campi coltivati a grano e foraggere, Specie migratrice ampiamente distribuita come nidificante in Europa, in Asia occidentale, in Asia Minore, in Persia, In India e, Parzialmente, in Africa settentrionale. In Italia è nidificante e di doppio passo primaverile ed autunnale, ma sverna spesso in molte località a sud dell'Appennino tosco emiliano. Solitamente giunge a primavera tra metà aprile e metà giugno dai quartieri di svernamento africani e riparte in autunno tra fine agosto e ottobre. Caccia Vagante col cane da ferma o da cerca, utilizzando cartucce caricate con pallini dei nn. 10 e 9.
La Coturnice

Descrizione galliforme della famiglia dei fasianidi, è lunga circa 35 cm, con ali lunghe 16 - 17 cm. Ha zampe e becco rossi, piumaggio in prevalenza grigio azzurro, con riflessi rossicci. La testa La gola è bianca e contornata da un collare nero ben marcato. i due sessi sono molto simili. Abitudini Mentre sulle Alpi preferisce trattenersi a quote elevate, in luoghi erbosi e soleggiati, tra il limite delle nevi e quello della vegetazione arborea, nelle regioni meridionali della sua area di distribuzione abita anche le pianure rocciose o brulle. Corre con grande rapidità e, rispetto ad altre specie simili, presenta un volo rettilineo, rapido e silenzioso. Sul finire dell'autunno, le coturnici si radunano in folti branchi, che si disperdono all'inizio della stagione degli amori. Alimentazione La coturnice si ciba di sostanze vegetali e d'invertebrati come ragni, coleotteri e larve. In alta montagna ricerca gemme di rododendri e di altri arbusti alpini, diverse qualità di bacche e di semi, erbe e germogli. Riproduzione Il corteggiamento inizia in aprile. Il maschio delimita un territorio (arena) dove canta e si esibisce per attrarre la femmina. Il nido, ben nascosto nella sterpaglia, consiste in una leggera depressione del terreno, più o meno imbottita con piume e materiale vegetale. Mentre la femmina incuba le uova, il maschio rimane isolato o forma branchetti con altri soggetti dello stesso sesso. La cova comincia, a seconda del clima, dai primi di maggio a tutto giugno e dura da 24 a 26 giorni a deposizione ultimata. Una sola covata annuale, formata da 6 - 18 uova, con possibile rimpiazzo. Le uova sono grandi crca 43 x 31 mm, di color argilla pallido, con puntolini e macchie rosso brune. Habitat e Area di Distribuzione La coturnice è diffusa dalle Alpi fino alla Sicilia e nell'Europa sud orientale fino al mar nero, dove il suo areale si sovrappone in parte a quello del ciukar, presente in Grecia ed in Asia Minore. In Italia è stazionaria ma è ovunque poco frequente ed in continua diminuzione.
La Pernice Sarda

Descrizione La Pernice sarda ha dimensioni medie e corporatura massiccia, becco tozzo leggermente arcuato verso il basso, coda e ali corte ed arrotondate, tarsi provvisti di una sorta di sperone nel maschio. Il piumaggio in entrambi i sessi è di colore bruno-rugginoso nelle parti superiori, con le scapolari tendenti al blu lavagna e orlate di rosso, collo, guance, mento e gola grigi, collare castano spruzzato di piccole macchioline bianche, fianchi con larghe barre bianche e nere, becco e zampe rossastri. In volo non è facilmente distinguibile dalle specie affini (Pernice rossa e Starna), ma la possibile difficoltà di riconoscimento è solo teorica, in quanto dove vive la Pernice sarda non si rinvengono le altre specie. Lunghezza cm 32-34, peso gr 380-650. Abitudini Di indole diffidente e sospettosa, conduce vita gregaria, eccetto che nel periodo della cova. Terragnola, e un'ottima pedinatrice e, quando viene disturbata, corre velocemente tra i cespugli ed i sassi per sottrarsi al pericolo, alzandosi in volo solo se incalzata da vicino. Possiede un volo veloce e diritto con rapidi battiti d'ala alternati a corte planate. Di rado si posa su alberi o cespugli. Trascorre la notte in riposo sul terreno tra la fitta vegetazione e si reca in pastura al mattino e nel tardo pomeriggio. Alimentazione Si ciba principalmente di sostanze vegetali (germogli, semi, frutti selvatici) e, specie in primavera, di insetti e altri piccoli animali invertebrati. Riproduzione La stagione riproduttiva inizia in marzo con la formazione delle coppie. Il nido viene preparato in una depressione del terreno al riparo di qualche basso cespuglio o di una roccia ed e rivestito in maniera grossolana con erbe e foglie. Le 10-16 uova deposte sono incubate per 23-24 giorni dalla sola femmina, mentre il maschio vigila il territorio in prossimità del nido. I pulcini abbandonano il nido subito dopo la nascita ed all'età di poche settimane sono già in grado di volare. Depone in genere una volta all'anno. Habitat e Area di Distribuzione Frequenta zone di boscaglia rada alternata a sassaie, cespugliati e coltivi sia di piano che di montagna, macchia mediterranea, greti di torrenti, territori semiaridi. Specie stanziale distribuita in Sardegna, Gibilterra, isole Canarie, Africa settentrionale dal Marocco alla Cirenaica. Caccia In battuta o vagante col cane da ferma o da cerca, utilizzando cartucce caricate con pallini dei nn. 7 e 6. La Pernice Rossa 
Descrizione La Pernice rossa ha dimensioni medie e corporatura massiccia, becco tozzo leggermente arcuato verso il basso, coda e ali corti; ed arrotondate, tarsi provvisti di una sorta di sperone nel maschio, che a volte compare anche nella femmina. Il piumaggio in entrambi i sessi è di colore bruno-olivastro nelle parti superiori, guance e gola bianche, collare nero, petto macchiato di nero, fianchi grigi barrati di bianco, nero e castano, becco e zampe rossi. In volo, vista da sotto, si riconosce per le tipiche barrature dei fianchi e per il collare nero, che si continua nell'alto petto con una serie di macchie nere. In lontananza è difficilmente distinguibile dalle altre pernici. Lunghezza cm 30-34. peso gr 340-630. Abitudini Di indole sospettosa e accorta, conduce vita gregaria, eccetto che nel periodo della cova. Terragnola è un'ottima pedinatrice e corre velocemente. Possiede un volo rapido ed elegante quasi sempre a poca altezza dal suolo; al frullo è piuttosto rumorosa. All'approssimarsi di un pericolo preferisce cercare scampo nel!a corsa, alzandosi in volo solo se minacciata da vicino. Di rado si posa su alberi o cespugli. Come le altre pernici, trascorre la notte in riposo sul terreno al riparo della vegetazione e si reca in pastura al mattino e nel lardo pomeriggio. Alimentazione Si ciba principalmente di sostanze vegetali (germogli, semi, frutti selvatici, erbe, radici e, specie in primavera, di insetti e altri piccoli animali invertebrati. Riproduzione La stagione riproduttiva inizia alla fine di aprile con la formazione delle coppie, ma già prima i maschi prendono possesso del territorio, che difendono da eventuali concorrenti. Lo sconfinamento di un maschio nel territorio di un altro determina una sfida che, quando si conclude in uno scontro attivo, si risolve senza danno ai contendenti. Il nido viene predisposto in una depressione del terreno ai margini dei boschi e dei cespugliati. La femmina depone da 8 a 16 uova, che cova per 23-24 giorni, mentre il maschio vigila il territorio in prossimità del nido, sebbene a volte collabori alla cova. I pulcini lasciano il nido subito dopo la nascita e a qualche settimana di età sono in grado di volare. Depone in genere una volta all'anno. Habitat e Area di Distribuzione Frequenta zone collinose aride e cespugliate con sassaie, campi aperti, brughiere. Si è ben adattata alle aree coltivate a grano ed erbamedica, purché offrano una sufficiente presenza di incolti. Specie stanziale distribuita nella parte meridionale dell'Inghilterra, penisola Iberica, Francia e Germania occidentali, Corsica, Italia nord-occidentale, Isole Baleari, Azzorre e Canarie. Caccia In battuta o vagante col cane da ferma o da cerca, utilizzando cartucce caricate con pallini dei nn. 7 e 6. La Pernice Bianca 
Descrizione La Pernice bianca ha dimensioni medie, forme raccolte, becco corto e robusto di colore bruno d'estate e nero d'inverno, con base ricoperta di penne, ali corte e rotonde, coda tondeggiante, tarsi e dita piumati. E' caratteristico il dimorfismo di stagione. La livrea del maschio in inverno è interamente bianca con coda e stria dalla base del becco all'occhio nere; in estate le parti superiori, il petto e i fianchi sono grigio bruni o fulvo-rossicci, redini e coda nere, altre parti del corpo più o meno bianche; in autunno le parti superiori sono grigio pallide con fini barrature nere, petto e fianchi grigio-fulvi, coda nera e restanti parti inferiori bianche. La livrea della femmina è simile a quella del maschio, ma in inverno la coda è rossastra, in estate è più rossa con barrature nere, in autunno è più brunastra. Entrambi i sessi hanno una caruncola di colore rosso sopra l'occhio, che è più evidente nel maschio. In volo, oltre al tipico comportamento, è inconfondibile per il colore del piumaggio. Lunghezza cm 34-37, peso gr 330-540. Abitudini Di indole poco sospettosa, ha abitudini terragnole ed è capace di correre con celerità. Ama portarsi su rocce e massi in posizione sopraelevata, mentre di rado si posa sugli arbusti. Possiede un volo elegante: frulla con rapidissimi battiti d'ala e dopo un tratto più o meno lungo plana ad ali tese a poca altezza dal suolo. Alimentazione Si ciba quasi esclusivamente di sostanze vegetali (gemme, germogli, erbe, foglie, bacche) e occasionalmente di insetti. Riproduzione La stagione riproduttiva inizia verso la fine di maggio. I cerimoniali di corteggiamento si svolgono quando il branco è ancora unito e successivamente i maschi occupano il territorio, che difendono da eventuali competitori. Nella zona prescelta si completa il corteggiamento e la parata nuziale, che si conclude con l'accoppiamento. La femmina predispone il nido in una cavità del terreno tra le rocce ed i cespugli, dove depone da 6 a 12 uova, che cova per 24-26 giorni. I pulcini, che sono accuditi da entrambi i genitori, lasciano il nido poco dopo la nascita ed a circa 10 giorni di età sono in grado di compiere i primi voli. Depone una volta all'anno. Habitat e Area di Distribuzione Frequenta zone rocciose con poca vegetazione e brughiere. Specie stanziale distribuita nelle catene montuose dell'Europa meridionale (Pirenei, Alpi, Carpazi), Inghilterra settentrionale, Islanda, parte della Penisola Scandinava, Asia e America settentrionali. In Italia e presente sulle Alpi nella fascia oltre il limite superiore della vegetazione arborea, in genere al di sopra dei 2.000 m di quota. Caccia Vagante con il cane da ferma o senza il cane, utilizzando cartucce caricate con pallini dei nn. 7 e 6.
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La Cornacchia Nera 
Descrizione La Cornacchia nera ha dimensioni medio-grandi, becco grosso, massiccio e ricurvo all'apice, coda mediamente arrotondata, ali piuttosto lunghe e larghe, zampe robuste. II piumaggio in entrambi i sessi è completamente nero con riflessi metallici, come pure neri sono becco e zampe. In volo, vista da sotto, si caratterizza per le ali ampie abbastanza quadrate e molto sfrangiate, nonché per la coda squadrata. Lunghezza cm 46, peso gr 450-580. Abitudini Di indole accorta e sospettosa, vive in genere a coppie ed a volte in gruppi. Possiede un volo diritto a lenti battiti d'ala e raramente volteggia. Si posa soprattutto sul terreno dove ricerca il cibo, ma talvolta anche su alberi e rocce. Molto aggressiva nei confronti dei rapaci diurni, è frequente vederla disturbare tenacemente poiane, nibbi, astori e addirittura aquile. Alimentazione Si ciba di insetti, anfibi, topi, piccoli uccelli e loro uova, animali feriti di media e piccola mole, carogne e sostanze vegetali (semi, germogli, erbe, tuberi). Spacca molluschi, crostacei, ossa lasciandoli cadere dall'alto sulle rocce e nasconde il cibo che avanza nel terreno Riproduzione La stagione riproduttiva inizia in aprile. Nella parata di corteggiamento il maschio si esibisce inchinandosi davanti alla compagna col piumaggio rigonfio, le ali pendenti e la coda spiegata. Il nido è costruito soprattutto dalla femmina sopra il ramo robusto e biforcuto di un albero o, più di rado, su coste rocciose. Il nido, talvolta ben visibile, talaltra nascosto dalle foglie, è composto di stecchi e steli, terra, muschio ed è ben tappezzato di crini e lana. Le 4-5 uova deposte sono incubate per 19-20 giorni dalla sola femmina, mentre il maschio provvede a procurarle il cibo. I nidiacei sono accuditi da entrambi i genitori, ma vengono alimentati principalmente dalla femmina fino all'età di circa un mese. Depone una volta all'anno. Habitat e Area di Distribuzione Frequenta zone coltivate, pascoli, boscaglie, vallate con burroni e rocce, coste marine. Specie ampiamente distribuita come nidificante in Europa occidentale e, con altre razze, in Asia fino al Giappone, Persia orientale e basso Egitto; erratica, individui delle popolazioni settentrionali raggiungono in inverno regioni più meridionali. In Italia è localmente stazionaria e nidificante nelle regioni alpine. Caccia Di attesa da appostamento o vagante, utilizzando cartucce caricate con pallini dei nn. 6 e 5 o carabine di piccolo calibro.
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La Cesena 
Descrizione La Cesena ha dimensioni medio-piccole, forme piuttosto slanciate, becco robusto, coda di media lunghezza e quadrata, tarsi lunghi. Il piumaggio in entrambi i sessi è molto variabile nelle tonalità ma piuttosto costante nel disegno: testa, nuca e groppone di colore grigio ardesia, dorso bruno-castano, coda castano-nerastra, gola e petto fulvo rugginoso striato di nero, ventre bianco, becco giallastro con apice nero, zampe brune. In volo, vista da sotto, è riconoscibile per il petto fulvo-gialliccio, le copritrici inferiori delle ali bianche e la coda nera. Oltre che per i colori del piumaggio, si distingue dal Tordo bottaccio e dal Tordo sassello per le dimensioni decisamente superiori. Lunghezza cm 25-28, peso gr 80-145. Abitudini Di indole poco diffidente e rumorosa durante la stagione riproduttiva, appare più timorosa e cauta in autunno e inverno. Conduce vita gregaria in branchi anche numerosissimi, spesso insieme al Tordo sassello. Possiede un volo alto e leggermente ondulato; sul terreno cammina con portamento eretto e saltella con eleganza. Alimentazione Si ciba sia di sostanze vegetali (bacche, frutta, semi, granaglie), sia di invertebrati (insetti, lombrichi, molluschi, ragni, ecc.). Riproduzione La stagione riproduttiva è compresa tra aprile e luglio. La nidificazione avviene in colonie costituite da piccoli nuclei di 10-20 coppie sugli alberi ed eccezionalmente sul terreno. Appena i maschi si sono insediati nei quartieri di nidificazione iniziano un'intensa attività, costituita da inseguimenti, combattimenti e corteggiamenti. Durante la parata nuziale il maschio saltella attorno alla compagna immobile, tenendo il corpo orizzontale, le ali semiaperte, la coda spiegata e abbassata. Il nido, a forma di coppa, è costruito con erba, muschio, fuscelli e fango ed in esso la femmina depone 5-6 uova, che cova per 13-14 giorni. I nidiacei sono accuditi da entrambi i genitori e abbandonano il nido all'età di circa due settimane. Depone in genere due volte all'anno. Habitat e Area di Distribuzione Frequenta boschi, parchi, frutteti in prossimità di praterie e pianure coltivate. Specie migratrice distribuita come nidificante in Europa nord-orientale ed Asia settentrionale. I quartieri di svernamento comprendono gran parte dell'Europa meridionale e, in misura minore, il Nord Africa; popolazioni più orientali svernano anche in Asia minore e Palestina. In Italia è di passo da fine ottobre a metà dicembre e in febbraio-marzo, è svernante. Piccole colonie sono nidificanti nelle località montane e pedemontane delle regioni settentrionali Caccia Di attesa da appostamento o vagante senza il cane, utilizzando cartucce caricate con pallini dei nn. 10 e 9.
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Il Tordo Bottaccio 
Descrizione Il Tordo bottaccio ha dimensioni medio-piccole, forme piuttosto slanciate, becco robusto, coda di media lunghezza e quadrata, tarsi lunghi. In entrambi i sessi il piumaggio è di colore brunastro-oliva nelle parti superiori e bianco-fulvo fittamente macchiato di scuro in quelle inferiori, copritrici inferiori delle ali bianco-fulve, coda bruno-rossastra, sottocoda bianco-crema, becco bruno scuro con base giallastra, zampe bruno-giallastre. In volo, visto da sotto, è riconoscibile per il petto fulvo-gialliccio con macchie scure, che si estendono anche sui fianchi, e il sott'ala è fulviccio. Dalla Cesena si riconosce per le minori dimensioni, mentre per le dimensioni e le forme pressoché identiche è facilmente confondibile con il Tordo sassello. Lunghezza cm 22-23, peso gr 62-90. Abitudini Tranne che durante la migrazione, conduce vita solitaria o in coppia. Possiede un volo poco ondulato e veloce, di solito basso tra la folta vegetazione; sul terreno corre e saltella agilmente in posizione eretta. Di notte riposa tra il fitto fogliame di alberi e cespugli, mentre di giorno si reca nelle zone di pastura. Alimentazione Si ciba principalmente di insetti e loro larve, molluschi, ragni, lombrichi e frutta. RiproduzioneLa stagione riproduttiva inizia alla fine di marzo. La parata nuziale ha luogo spesso a terra: il maschio gonfia le piume del petto e del groppone, spiega la coda contro il suolo e getta la testa indietro aprendo leggermente il becco, quindi corre verso la femmina lasciando pendere le ali. Il nido, predisposto dalla femmina tra i cespugli, sugli alberi o più di rado a terra, ha forma di mezza coppa. Salvo alcune eccezioni il maschio non partecipa alla costruzione del nido e a volte contribuisce in maniera simbolica al lavoro. La covata, composta da 4-5 uova, è incubata per 13-14 giorni dalla femmina, che a volte viene assistita dal maschio. I nidiacei sono accuditi da entrambi i genitori e all'età di circa due settimane si rendono indipendenti. Depone due volte all'anno e talvolta tre. Habitat e Area di Distribuzione Frequenta boschi ricchi di sottobosco, pianure alberate e cespugliate, vigneti, oliveti, macchia mediterranea, parchi e giardini. Specie spiccatamente migratrice nella massima parte dell'areale, è distribuita come nidificante in Europa, Siberia occidentale, Asia. I quartieri di svernamento comprendono le Isole Britanniche, l'Europa occidentale, il bacino del Mediterraneo, parte del Nord Africa, la valle del Nilo e l'Asia sud-occidentale. In Italia è stazionario e nidificante nelle Alpi e nell'Appennino è localmente erratico. Le popolazioni migratrici sono di passo da fine settembre a novembre e in febbraio-marzo; è in parte svernante. Caccia Di attesa da appostamento o vagante senza il cane, utilizzando cartucce caricate con pallini dei nn. 11, 10 e 9.
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Il Merlo 
Descrizione Il Merlo ha dimensioni medio-piccole, becco robusto e tarsi lunghi, Il maschio ha un piumaggio uniformemente nero lucente e becco giallo-nerastro. La femmina è bruno-nerastra con mento e gola grigiastri, becco bruno. In entrambi i sessi le zampe sono bruno scure. In volo, visto da sotto, il maschio è inconfondibile per la colorazione nera, le remiganti più chiare e il becco giallo, mentre la femmina appare brunastra. Lunghezza cm 25-27, peso gr 75-115. Abitudini Diffidente, si mette subito al riparo se spaventato, mentre assume un comportamento confidente quando non è disturbato. Di costumi solitari, si riunisce con i suoi consimili solo in migrazione. Mostra grande vivacità e possiede un volo veloce, talvolta diritto e talvolta sfrecciante a zig-zag; essenzialmente arbicolo, si posa anche sul terreno dove si muove saltellando e tenendo la coda eretta e le ali abbassate. Alimentazione Si ciba di frutti di piante selvatiche e coltivate (uva, fichi, mele, pere ciliegie, fragole, ribes, mirtilli), bacche, semi e, in primavera, insetti, loro larve, lombrichi, ragni, millepiedi e piccoli molluschi. Riproduzione La stagione riproduttiva inizia in marzo e si protrae fino a luglio. I maschi cantano con tono melodioso e difendendo con aggressività il loro territorio. La monogamia è di norma, ma sono segnalati numerosi casi in cui il maschio si occupa di più femmine. Il nido è costruito dalla femmina, a volte aiutata dal maschio, tra i cespugli, sugli alberi, tra le piante rampicanti addossate a case, rocce e tronchi, utilizzando rametti, erbe secche, sterpi e fogliame cementati tra loro con argilla. Le 3-5 uova deposte sono incubate dalla femmina, e occasionalmente dal maschio, per circa due settimane. I giovani vengono accuditi da entrambi i genitori per circa 13-14 giorni, età in cui sono in grado di volare. Depone di norma due o tre volte all'anno. Habitat e Area di Distribuzione Specie ampiamente distribuita come nidificante in Eurasia e nell'Africa nord-occidentale. Il comportamento migratorio della specie varia sensibilmente tra le diverse popolazioni ed anche all'interno delle stesse si riscontrano situazioni di migrazione marziale, quando cioè solo una frazione degli individui migra, mentre la restante parte è stanziale. Le popolazioni migratrici dell'Europa svernano nel bacino del Mediterraneo. In Italia è stazionario e nidificante, localmente erratico durante l'inverno. Le popolazioni migratrici sono di passo e svernanti da fine settembre a marzo. Caccia Di attesa da appostamento o vagante senza il cane, utilizzando cartucce caricale con pallini dei nn. 11, 10 e 9.
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Il Tordo Sassello 
Descrizione II Tordo sassello ha dimensioni medio-piccole, forme piuttosto slanciate, becco robusto, coda di media lunghezza e quadrata, tarsi lunghi. In entrambi i sessi il piumaggio è di colore bruno-olivastro scuro nelle parti superiori, bianco-fulvo striato di scuro nelle parti inferiori, sopracciglio crema, fianchi e ascellari castani, coda marrone scuro con punta delle piume bianco-fulvicce. In volo, visto da sotto, è riconoscibile per la colorazione castana sotto le ali e la striatura del petto e dei fianchi. Dalla Cesena si riconosce per le minori dimensioni, mentre per le dimensioni e le forme pressoché identiche è facilmente confondibile con il Tordo bottaccio. Lunghezza cm. 21-22, peso gr. 50-75. Abitudini Di indole diffidente, conduce vita gregaria, spesso anche con la Cesena, eccetto che nel periodo della riproduzione. Possiede un volo veloce e abbastanza diritto, simile a quello del Tordo bottaccio, ma in genere ad altezze superiori. Ricerca il cibo sul terreno nei campi e nel sottobosco, dove corre e saltella agilmente. Arboricolo, riposa sugli alberi e sui cespugli nascosto tra il fogliame. Alimentazione Si ciba principalmente di insetti e loro larve, molluschi, bacche e frutti selvatici. Riproduzione La stagione riproduttiva è compresa tra metà maggio e luglio. Il nido viene costruito su alberi e cespugli o sul terreno, utilizzando erbe e stecchi intrecciati e cementati con fanghiglia; talvolta viene guarnito con muschio. La femmina depone 5-6 uova, che vengono incubate anche dal maschio per circa 13 giorni; i nidiacei sono accuditi da entrambi i genitori per 2-3 settimane. Depone due volte all'anno. Habitat e Area di Distribuzione Frequenta boschi montani e collinari, parchi e, al di fuori del periodo della riproduzione, pascoli, zone coltivate, terreni in prossimità di zone umide. Specie ampiamente distribuita come nidificante alle medie e alte latitudini in Eurasia, ad est fino in Siberia. Migratore a lungo raggio, i quartieri di svernamento comprendono una fascia che dal Maghreb e dal bacino del Mediterraneo si estende al Medio Oriente, Pakistan ed India. In Italia è di passo in ottobre-novembre e in febbraio-marzo; è svernante. Caccia Di attesa da appostamento o vagante senza il cane, utilizzando cartucce caricate con pallini dei nn. 11, 10 e 9.
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La Gazza 
Descrizione La Gazza ha dimensioni medio-grandi, becco più breve della testa, robusto e leggermente uncinato all'apice, coda assai lunga e graduata, ali piuttosto corte e arrotondate. Il piumaggio in entrambi i sessi è di colore nero vellutato con varie iridescenze verde-bluastre o porporine su testa, gola, dorso, ali e coda, mentre sono di colore bianco fianchi, addome e copritrici esterne delle ali. Il becco e le zampe sono neri. In volo è riconoscibile con facilità per la lunga coda graduata e la colorazione bianca e nera del piumaggio. Lunghezza cm 47-50, peso gr 160-250. Abitudini Accorta e guardinga, conduce vita gregaria quando è abbastanza numerosa. Possiede un volo diritto e lento, sebbene con rapidi battiti d'ala. Si posa soprattutto sugli alberi, mentre sul terrene, ove ricerca il cibo, cammina e saltella agilmente con la coda tenuta spesso sollevata. Come altri Corvidi, è nota per la prerogativa di raccogliere e nascondere oggetti luccicanti o colorati. Alimentazione La sua dieta comprende sia sostanze animali che vegetali: insetti (soprattutto coleotteri e loro larve, ortotteri, larve di lepidotteri), molluschi, lombrichi, zecche, lucertole e piccoli rettili, uova e nidiacei di uccelli, micromammiferi (toporagni, topi, arvicole), animali debilitati, carogne, resti alimentari e di macellazione, semi di varie essenze tra cui cereali, frutta fresca, noci e nocciole. Riproduzione La stagione riproduttiva inizia in aprile. Il nido piuttosto voluminoso e costruito da entrambi i sessi su alti alberi o cespugli spinosi, utilizzando stecchi e rametti secchi cementati con fango e terra; l'interno è foderato di radichette, erbe, peli e piume. A volte il nido è coperto da una cupola di stecchi e in tal caso è provvisto di due aperture. Le 5-6 uova deposte vengono incubate dalla sola femmina per 17-18 giorni. I piccoli restano nel nido per quasi un mese, ma anche quando cominciano a volare continuano ad essere imbeccati per qualche tempo. Il nucleo familiare resta unito fino all'autunno e talvolta anche per tutto l'inverno. Depone una volta all'anno. Habitat e Area di Distribuzione Frequenta i margini di boschi, boscaglie rade, prati e zone coltivate con alberature e, più in generale, ambienti aperti con sufficiente vegetazione arborea in pianura, collina e montagna fin oltre i 1.500 m di altitudine. Specie stanziale ampiamente distribuita in Europa, Africa settentrionale, Arabia, Asia minore, Asia centrale fino al Pacifico, Indocina; ha colonizzato il Nuovo Mondo diffondendosi in parte del Nord America. In Italia è presente in tutta la penisola e in Sicilia, con esclusione delle parti più elevate delle catene montuose, mentre è assente in Sardegna e Isola d'Elba. Può compiere erratismi. Caccia Di attesa da appostamento o vagante, utilizzando cartucce caricate con pallini dei nn. 8,7 e 6 o carabine di piccolo calibro.
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La Ghiandaia 
Descrizione La Ghiandaia ha dimensioni medie, forme raccorciate, becco più breve della testa, piuttosto grosso e leggermente uncinato all'apice, coda quasi quadrata. Il piumaggio folto e soffice è in entrambi i sessi di colore rosa-brunastro nelle parti superiori, con sfumature grigie sul dorso e sulle scapolari; groppone, sopracoda, sottocoda e ventre bianchi, remiganti primarie bruno-nere macchiate di bluastro e bordate di biancastro all'esterno, alula e parte delle copritrici dell'ala azzurre barrate di nero. Il becco è nero corneo e le zampe sono bruno pallide. In volo, vista di sopra, si caratterizza per la coda nera, il groppone bianco, le ali nere, bianche e azzurre; vista da sotto è ben evidente il sottocoda bianco, il ventre e le copritrici alari brunastri. Lunghezza cm 34-36, peso gr 125-200. Abitudini Di indole sospettosa, ha un comportamento piuttosto prudente e non ama apparire allo scoperto. Per gran parte dell'anno e gregaria e tende a riunirsi in piccoli gruppi pur rispettando sempre una certa indipendenza territoriale. Molto vivace e rumorosa, è arboricola e si sposta da un ramo all'altro con agilità, compiendo brevi voli e anche grandi salti. Sul terreno saltella, ma in modo impacciato, come pure impacciato è il volo nelle zone aperte, a lenti battiti d'ala che diventano talvolta precipitosi in un procedere molto irregolare. Alimentazione Si ciba principalmente di sostanze vegetali (ghiande, frutti del faggio, castagne, nocciole, bacche, frutti selvatici e coltivati, semi e granaglie) e in parte animali (insetti di grossa taglia e loro larve, lumache, ragni, uova e nidiacei di uccelli, piccoli mammiferi e rettili). Riproduzione Già nel mese di gennaio iniziano le riunioni cerimoniali in gruppi su uno stesso albero. Entrambi i sessi concorrono alla costruzione del nido su grandi alberi, in genere tra i 2 e i 5 m di altezza, ma anche più in alto. Nel nido, costituito da alcuni rami appena intrecciati e tappezzato all'interno da radici, fili d'erba e crini, vengono deposte 5-6 uova verso la fine di aprile o all'inizio di maggio. Con la deposizione del primo uovo entrambi i genitori si dedicano alla cova, che dura 16-17 giorni. I giovani abbandonano il nido all'età di 19-20 giorni. Depone una volta all'anno. Habitat e Area di Distribuzione Frequenta boschi, querceti, castagneti, cedui, pinete, zone coperte da fitta vegetazione, margini di campi e frutteti prossimi ad aree boscate. Specie ampiamente distribuita come nidificante in Europa dal 65° di parallelo nord al Mediterraneo, Africa nord-occidentale, Asia minore, Palestina, ad oriente attraverso la Siberia fino a Sakkalin, Himalaia, Cina e Indocina. In Italia è stazionaria nelle regioni settentrionali ed erratica, ma pure di passo irregolare da metà settembre a ottobre e in marzo. Caccia Di attesa da appostamento o vagante, utilizzando cartucce caricate con pallini dei nn. 9, 8 e 7.
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L'Allodola 
Descrizione L'AIlodola ha dimensioni piccole. becco breve e robusto, ali lunghe e appuntite, coda lunga e leggermente forcuta, ciuffo di penne sul!a nuca a forma di cresta. In entrambi i sessi il piumaggio è di colore grigio- brunastro fittamente striato di nero nelle parti superiori,fulvo biancastro nelle parti inferiori con larghe strie sul petto; le timoniere esterne sono bianche, il petto è bruno e le zampe sono bruno scure. In volo, vista da sotto, sono evidenti larghe strie scure sull'alto petto e la coda bordata di bianco. Lunghezza cm. 17-19, peso gr 33-48 Abitudini Conduce vita gregaria in piccoli branchi, fuorché durante la stagione riproduttiva. Possiede un volo forte e leggermente ondulato, con battiti d'ala alternati a chiusure d'ala; ama portarsi in volo a qualche centinaio di metri di altezza cantando in modo armonioso e ritornare verso terra ad ali chiuse, riaprendole solo a poca distanza dal suolo. Terragnola, cammina e saltella agilmente tenendo il corpo in posizione orizzontale; si posa su piante, muriccioli, fili da dove fa udire il suo canto modulate e dolce specie durante il periodo riproduttivo. Alimentazione Si ciba in prevalenza di sostanze vegetali in autunno e inverno (semi di piante selvatiche e coltivate, germogli, erbe) e animali in primavera ed estate (insetti e loro larve, lombrichi, ragni, piccoli molluschi). Riproduzione La stagione riproduttiva inizia in aprile. Il maschio corteggia la compagna girandole attorno con un'ala cascante, tenendo erette le piume della testa e del collo e la coda spiegata. Inseguimenti e brevi scontri tra i maschi rivelano l'esistenza di un'accentuata competizione per il territorio. Il nido viene costruito in una depressione del terrene, ben nascosto alla vista da un ciuffo d'erbe, nel quale la femmina depone 3-4 uova, che cova per 11-12 giorni. I nidiacei, accuditi anche dal maschio, abbandonano il nido all'età di 9-10 giorni e sono capaci di volare a circa tre settimane. Appena raggiunta l'indipendenza, vengono allontanati dal territorio dai genitori. Depone due o tre volte all'anno. Habitat e Area di Distribuzione Frequenta le campagne aperte sia coltivate che incolte, di pianura e di altopiano, steppe, brughiere, marcite, zone dunose e paludose. Specie distribuita come nidificante in Europa, Africa nord-occidentale e Asia; per svernare migra nelle regioni meridionali del suo areale, mentre le popolazioni dell'Europa centrale e occidentale talvolta trascorrono l'inverno nel luogo di nidificazione. In Italia è stazionaria ed in parte erratica durante l'inverno. Le popolazioni del nord Europa sono di passo in ottobre-novembre ed in marzo-aprile. Caccia Di attesa da appostamento, utilizzando cartucce caricate con pallini dei nn. 11 e 10.
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La Marzaiola 
Descrizione La Marzaiola ha dimensioni di poco superiori a quelle dell'Alzavola, collo sottile, becco diritto e più lungo della testa. Il maschio presenta una banda bianca che dall'occhio si estende alla nuca, petto bruno screziato, fianchi sono grigio vermicolati, addome bianco e specchio alare verde; l'abito eclissale è simile a quello della femmina, ma con parte anteriore delle ali di colore grigio-bluastro. La femmina ha piumaggio bruno macchiato di fulvo e bruno, specchio alare verde e grigio poco distinto, parti inferiori quasi del tutto bianche. In entrambi i sessi il becco e le zampe sono grigio piombo. In volo, visto da sotto, il maschio si riconosce per la banda bianca estesa dall'occhio alla nuca, per il netto contrasto fra il petto scuro e l'addome chiaro e per il bordo anteriore dell'ala scuro seguito da una stria bianca; la femmina è molto simile a quella dell'Alzavola, ma più chiara sull' addome. Lunghezza cm 35-41, peso gr 260-470. Abitudini Di indole abbastanza confidente e socievole, conduce vita gregaria in piccoli gruppi ed occasionalmente in branchi numerosi. Ha un volo agile e rapido e si alza in volo dalla superficie dell'acqua con facilità; s'immerge sott'acqua solo se viene ferita. Trascorre le ore diurne in riposo, mentre diviene attiva al crepuscolo, quando si reca in pastura. Come le altre anatre di superficie quando ricerca il cibo non si immerge mai completamente nell'acqua. Alimentazione Si ciba sia di sostanze vegetali (germogli, foglie, radici, semi di piante acquatiche, ecc.), sia di insetti e loro larve, crostacei, molluschi, vermi, girini, ranocchi, avannotti Riproduzione La stagione riproduttiva coincide con la fine di aprile, ma le coppie si formano in gran parte prima, quando ancora si trovano nei quartieri di svernamento. Il nido piuttosto rudimentale è costruito dalla femmina in una depressione del terreno tra l'erba in prossimita dell' acqua, nel quale vengono deposte 7-12 uova. La femmina da sola cova le uova per 21-23 giorni ed accudisce la prole. I pulcini sono completamente impiumati all'età di 35-40 giorni e diventano indipendenti più o meno alla stessa età. Depone una volta all'anno. Habitat e Area di Distribuzione Frequenta specchi d'acqua interni e costieri, con preferenza per le acque poco profonde e ricche di vegetazione; di rado sosta in mare. Specie distribuita come nidificante in Europa centrale e orientale, Scandinavia meridionale, Asia centrale. Migratrice a lungo raggio transahariana, ha quartieri di svernamento ben definiti, concentrati nell'area del Sahel, ed in special modo nella sua parte più occidentale; si spinge comunque a sud anche ben oltre l'Equatore. Le popolazioni asiatiche migrano nell'Asia meridionale. In Italia è di passo da agosto a ottobre e da meta febbraio a meta aprile. In alcune regioni centro-settentrionali è occasionalmente nidificante. Caccia Di attesa da appostamento, vagante con o senza il cane, utilizzando cartucce caricate con pallini dei nn. 7, 6 e 5.
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Il Moriglione 
Descrizione II Moriglione ha dimensioni medio-grandi, forme abbastanza tozze, becco lungo circa quanto la testa, ali non lunghe, coda breve e arrotondata. Il piumaggio del maschio è completo da fine settembre a luglio e si caratterizza per capo e collo di colore castano-rossiccio, dorso e fianchi grigio chiari vermicolati, petto e sottocoda neri; l'abito eclissale è simile a quello della femmina, ma col dorso più chiaro. La femmina è brunastra scura con guance, gola e base del becco più chiare. Ambedue i sessi hanno la banda alare grigiastra, il becco nero con striscia azzurrognola mediana, più opaca nella femmina, e le zampe grigie. In volo, visto da sotto, il maschio è riconoscibile per la testa castana, il petto nero, l'addome bianco, il sottocoda nero e le ali bianco-grigiastre; la femmina appare più bruna, senza netti contrasti di colore. - Lunghezza cm 42-50, peso gr 700-1.100. Abitudini Di indole abbastanza socievole, conduce vita gregaria e durante le migrazioni si riunisce in branchi numerosi. Come tutte le anatre tuffatrici si alza in volo con fatica, strisciando obliquamente sulla superficie dell'acqua, ma in quota possiede un volo rapido. Durante i piccoli spostamenti i branchetti volano in formazione compatta, mentre sulle lunghe distanze i branchi assumono una formazione a V. E' un ottimo nuotatore e quando viene disturbato preferisce allontanarsi a nuoto anzichè prendere il volo. Come le altre anatre tuffatrici è abilissima nel nuoto sott'acqua ed è capace di percorrere lunghi tratti in immersione. Sul terreno si posa di rado, sebbene cammini con disinvoltura. Preferisce recarsi in pastura al mattino ed alla sera. Alimentazione Si ciba principalmente di sostanze vegetali (piante acquatiche, semi, erba, ecc.), ma anche di molluschi, crostacei, insetti, vermi, anfibi, piccoli pesci. Riproduzione La stagione riproduttiva inizia in aprile. Il nido viene predisposto in prossimità dell'acqua su un cumulo di steli, giunchi e canne, ben nascosto tra la fitta vegetazione; la femmina vi depone 6-12 uova, che cova per 24-26 giorni. I pulcini, accuditi dalla madre, si rendono indipendenti all'età di 7-8 settimane. Depone una volta all' anno Habitat e Area di Distribuzione Frequenta laghi, grandi stagni, bacini, estuari e in genere specchi d'acqua aperti con fondali di media profondità; di rado sosta in mare. Specie distribuita come nidificante in Europa centro-orientale, Isole Britanniche, parte della Penisola Scandinava, Asia centrale. Migratore ed erratico, i quartieri di svernamento interessano soprattutto l'Europa occidentale e l'intero bacino del Mediterraneo, l' Africa a sud del Sahara e l'Asia meridionale. In Italia è presente durante i passi e, in alcune aree nord-orientali, per tutta la stagione invernale da settembre a metà aprile. Caccia Di attesa da appostamento, vagante con o senza il cane, utilizzando cartucce caricate con pallini dei nn. 7, 6 e 5.
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Il Mestolone 
Descrizione Caratteri distintivi -Il Mestolone ha dimensioni medio-grandi, forme abbastanza pesanti, becco più lungo della testa e assai largo, coda breve e rotonda. Il maschio ha il becco nerastro, capo color verde con riflessi metallici, petto bianco, addome e fianchi castani, dorso bruno scuro, specchio alare verde bordato di bianco, zampe arancio; l'abito eclissale è simile a quello della femmina, ma con tonalità più brillanti sulle ali. La femmina è brunastra macchiata, con becco brunastro e arancio. In volo, visto da sotto, il maschio è inconfondibile per la forma del becco, il capo verde, il collo, l'alto petto e le copritrici alari bianchi, l'addome rossiccio; la femmina è simile a quella del Germane reale, rispetto alla quale appare più tozza, per cui il grosso becco rimane l'unico carattere distintivo certo. Lunghezza cm 44-52, peso gr 420-650. Abitudini Di indole accorta, è discretamente gregario in gruppi poco numerosi, ma non di rado conduce vita solitaria. Nonostante la struttura compressa del corpo possiede un volo abbastanza veloce, mentre si alza in volo dalla superficie dell'acqua con difficoltà. Sul terreno cammina lentamente e in maniera piuttosto impacciata; nuota ottimamente e sulla superficie dell'acqua affonda in gran parte il corpo e tiene il becco rivolto verso il basso. Come le altre anatre di superficie per cibarsi immerge la testa sott'acqua, tenendo leggermente alzata la coda. Durante il giorno rimane nei canneti e tra la fitta vegetazione di ripa, mentre all'imbrunire si reca in pastura. Alimentazione Si ciba in prevalenza di sostanze vegetali (germogli e semi di piante acquatiche, alghe), ma pure di insetti, crostacei, molluschi, vermi, girini. Riproduzione La stagione riproduttiva inizia in aprile e dopo il corteggiamento e l'accoppiamento la femmina prepara il nido in una depressione del terreno al riparo della vegetazione in prossimità dell'acqua. Le 8-12 uova deposte sono covate per 23-25 giorni dalla femmina, la quale si dedica alla cura della prole per circa sei settimane, età in cui i piccoli si rendono indipendenti. Depone una volta all'anno. Habitat e Area di Distribuzione Frequenta specchi d'acqua interni e costieri con bassi fondali, ricchi di canneti e con sponde erbose; occasionalmente sosta in mare o nelle zone umide di acqua salata e profonda. Specie migratrice distribuita come nidificante in Europa centro-orientale e settentrionale, Asia centrale e settentrionale, America nord-occidentale. I quartieri di svernamento comprendono parte delle Isole Britanniche e dell'Europa centro-occidentale, l'intero bacino del Mediterraneo, vaste aree a sud del Sahara fin oltre l'Equatore, l'Asia meridionale e l'America centrale. In Italia è di passo da fine agosto a ottobre e da febbraio ad aprile; in parte sosta inoltre per tutto il periodo invernale. Caccia Di attesa da appostamento, vagante con o senza il cane, utilizzando cartucce caricate con pallini dei nn. 7, 6 e 5.
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Il Germano Reale 
Descrizione II Germano reale ha dimensioni medio-grandi, becco lungo quanto la testa, largo e appiattito, ali lunghe, coda breve e arrotondata. Il maschio ha il capo e il collo di color verde scuro, collare bianco, petto bruno-porporino, dorso e fianchi grigio pallidi sfumati di brunastro, copritrici inferiori e superiori della coda nere, coda bianchiccia con le quattro penne centrali nere arricciate, specchio alare violetto orlato posteriormente di bianco, becco giallo-verdognolo, zampe arancio. La femmina ha un piumaggio brunastro-fulvo con striature e macchie nerastre e brunastre; specchio alare blu metallico. In volo si distingue facilmente dalle altre anatre: il maschio ha il capo verde, il collarino bianco, il petto rosso scuro e le copritrici dell'ala bianche; la femmina ha l'ala come il maschio e le restanti parti inferiori fulvicce. Lunghezza cm 50-65, peso gr 850-1.350. Abitudini Conduce vita gregaria eccetto che durante la stagione riproduttiva. Possiede un volo rapido con battiti d'ala poco profondi ed è capace di alzarsi in volo dall'acqua quasi verticalmente. Cammina abbastanza bene. Laddove è disturbato, si trattiene nelle distese di acqua aperte durante il giorno e si reca in pastura all'imbrunire e durante la notte. Alimentazione Si ciba in prevalenza di sostanze vegetali (piante acquatiche e terrestri, alghe, germogli, semi, bacche, granaglie), ma pure di insetti e loro larve, molluschi, crostacei, vermi, sanguisughe, girini, avannotti, piccoli pesci. Riproduzione Il periodo della riproduzione e assai precoce, con formazione delle coppie gia in pieno inverno e nidificazione a partire da febbraio. In prossimità dell'acqua, ben nascosto dalla vegetazione, la femmina costruisce il nido, ove depone da 8 a 12 uova, che cova per 28 giorni. I giovani sono accuditi dalla madre per circa due mesi, mentre il maschio si limita alla sorveglianza della famiglia. Depone di norma una volta all'anno. Habitat e Area di Distribuzione Frequenta specchi d'acqua interni e costieri, estuari e mare aperto. Specie ampiamente distribuita come nidificante in Europa, Asia paleartica, Africa nord-occidentale, America settentrionale. Le varie popolazioni geografiche mostrano comportamenti diversi legati alla migrazione: esistono migratori a lungo e breve raggio, contingenti pressochè stanziali ed individui erratici. I quartieri di svernamento interessano gran parte dell'Europa occidentale, diversi paesi dell'Africa del nord, parte della Penisola Arabica, l'Asia meridionale e gli Stati meridionali del Nord America. In Italia è comune come nidificante e stazionario. Le popolazioni migratrici del Paleartico occidentale sono di passo da settembre a novembre e in febbraio-marzo; numerosi contingenti sostano inoltre per tutto il periodo invernale. Caccia Di attesa da appostamento, vagante con o senza il cane, utilizzando cartucce caricate con pallini dei nn. 7, 6 e 5.
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L'Alzavola 
Descrizione L'Alzavola è la più piccola delle anatre europee. Ha dimensioni medie, corpo abbastanza snello, becco più corto della testa, coda leggermente arrotondata. Il maschio ha il capo castano con banda verde metallico bordata da una linea bianco-crema, che si estende dall'occhio alla nuca, dorso e fianchi grigio vermicolati, addome bianco, specchio alare verde e nero con barra bianca sulle scapolari, macchie giallastre ai lati del sottocoda; l'abito eclissale è simile a quello della femmina, ma con parti superiori più scure e uniformi. La femmina ha un piumaggio brunastro macchiato di scuro e specchio alare verde ben marcato. In entrambi i sessi il becco è di color grigio-nerastro e le zampe sono grigiastre. In volo, visto da sotto, il maschio si riconosce per il caratteristico disegno del capo ed il petto macchiato, mentre la femmina assomiglia a quella del Germane reale, dalla quale si distingue per le minori dimensioni e per la forma più slanciata. Lunghezza cm 32-39, peso gr 250-430. Abitudini Di carattere socievole e confidente, conduce vita gregaria eccetto che durante l'epoca riproduttiva. Possiede un volo agile e rapido in genere piuttosto basso ed è in grado di alzarsi in volo dall'acqua con facilità. Sul terreno cammina poco agevolmente. Come le altre anatre di superficie non si immerge mai completamente nell'acqua quando ricerca il cibo. Si reca in pastura durante la notte. Alimentazione Si ciba in prevalenza di sostanze vegetali (piante acquatiche, semi, alghe, ecc.), ma pure di insetti e loro larve, crostacei, vermi ed altri piccoli invertebrati. Riproduzione La stagione riproduttiva inizia alla fine di aprile. In una cavità del terreno ben nascosta tra la vegetazione negli incolti non lontani dall'acqua, in radure di boschi umidi, argini e paludi, la femmina costruisce il nido ove depone 8-10 uova, che cova per 21-22 giorni. Entrambi i genitori si prendono cura delta prole per circa un mese. Depone una volta all'anno. Habitat e Area di Distribuzione Frequenta specchi d'acqua ricchi di vegetazione, torbiere e, durante la migrazione, lagune, estuari, coste del mare. Specie migratrice ampiamente distribuita come nidificante in Europa centro-orientale e settentrionale, Asia paleartica. I quartieri di svernamento interessano gran parte dell'Europa occidentale, le Isole Britanniche, l'area mediterranea, l' Africa fino alla Tanzania e alla Nigeria, l'Asia fino all'Equatore. In Italia è di passo da metà agosto a novembre e in marzo-aprile; sosta inoltre per tutto il periodo invernale. Piccole colonie sono localmente nidificanti in Val Padana. Caccia Di attesa da appostamento, vagante con o senza il cane, utilizzando cartucce caricate con pallini dei nn. 7, 6 e 5
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La Canapiglia 
Descrizione La Canapiglia ha dimensioni medio-grandi e forme simili a quelle del Germano reale, becco più breve delta testa, coda arrotondata. Il maschio ha fianchi e dorso grigio vermicolati, petto screziato di scuro, sottocoda nero, specchio alare bianco, becco color piombo, zampe giallo-arancio; in abito eclissale è simile alla femmina, ma con parti superiori più scure. La femmina e bluastra macchiata di fulvo con specchio alare bianco. In volo, visto da sotto, il maschio si caratterizza per il petto scuro, l'addome bianco, il sottocoda nero, mentre la femmina presenta lo stesso disegno ma con tonalità decisamente più chiare e si riconosce dalla femmina di Germano reale per l'addome bianco. Le ali sono più appuntite di quelle del Germano reale. Lunghezza cm 46-56, peso gr 600-920. Abitudini Di indole timida e schiva, conduce vita gregaria ad eccezione che nel periodo riproduttivo. Possiede un volo veloce con frequenti battiti d'ala. E' capace di alzarsi in volo dalla superficie dell'acqua quasi verticalmente e, se viene ferita, è in grado di immergersi e nuotare sott'acqua. Sul terreno cammina con agilità. Si reca in pastura durante la notte e assume il cibo immergendo la testa nell'acqua e tenendo la coda alzata. Alimentazione Si ciba principalmente di sostanze vegetali (germogli, radici, semi di piante acquatiche, riso) e in parte animali (insetti, molluschi, vermi, girini, piccoli pesci). Riproduzione La stagione riproduttiva inizia in maggio. La femmina costruisce il nido sul terreno in prossimità dell'acqua tra la fitta vegetazione, utilizzando foglie ed erba. Alla femmina spetta il compito di covare per 27-28 giorni le 8-12 uova deposte e di accudire i piccoli per circa sei settimane, età alla quale si rendono indipendenti. Depone una volta all'anno. Habitat e Area di Distribuzione Frequenta speecchi d'acqua interni e costieri poco profondi, preferibilmente di acqua dolce; poco frequente in mare, dove si posa solo in migrazione. Specie ampiamente distribuita come nidificante in Europa centro orientale, localmente in Francia, Isole Britanniche e Islanda, Asia occidentale, America nord-occiden-tale. Le popolazioni più nordiche ed orientali sono spiccatamente migratrici, mentre le altre sono in genere costituite da individui stanziali o migratori a breve raggio. I quartieri di svernamento comprendono aree dell'Europa occidentale e sud-orientale, il bacino del Mediterraneo, l'Africa mediterranea, la valle del Nilo, l'India; le popolazioni americane migrano fino al Golfo del Messico. In Italia è di passo da settembre a novembre e in marzo-aprile; localmente è invernale. E' stata segnalata come nidificante occasionale nel Delta del Po Caccia Di attesa da appostamento, vagante con o senza cane, utilizzando cartucce caricate con pallini dei nn. 7, 6 e 5.
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Il Codone 
Descrizione II Codone ha dimensioni medio grandi, forme slanciate, collo lungo, becco stretto più lungo della testa; nel maschio la coda è caratterizzata dalla lunghezza delle timoniere centrali. Il maschio ha la testa e il collo color bruno-cioccolato, con ampia banda bianca ai lati del collo che si congiunge sul petto bianco, fianchi e dorso grigio vermicolati, specchio alare verde bordato di fulvo, addome bianco e sottocoda nero; in abito eclissale il piumaggio è simile a quello della femmina con parti superiori più scure e uniformi. La femmina è brunastra macchiata di fulvo e bruno, specchio alare scuro e brunastro. In entrambi i sessi il becco è grigio-bluastro e le zampe sono grigie. In volo, visto da sotto, il maschio si distingue per il capo bruno, il petto e lo addome bianchi, il sottocoda nero, la forma del corpo slanciata con collo lungo e coda appuntita; la femmina è simile a quella di Germano reale e di Canapiglia, dalle quali si riconosce per l'assenza di bianco sulle ali, la forma del corpo più slanciata, il collo più sottile e la coda appuntita. Lunghezza cm 51 -66; peso gr 550-1.100. Abitudini Di comportamento timido e sospettoso, di indole socievole, conduce vita gregaria in branchi più o meno numerosi anche insieme ad altre anatre. Possiede un volo molto veloce con rapidi battiti d'ala, che producono un suono fischiante; è capace di alzarsi dalla superficie dell'acqua quasi verticalmente. Buon nuotatore, immerge la testa sott'acqua alla ricerca del cibo, tenendo la coda abbassata. Sul terreno cammina con agilità. Alimentazione Si ciba in prevalenza di sostanze vegetali (piante acquatiche e terrestri, alghe, semi, ecc.), ma pure di insetti e loro larve, molluschi, crostacei, vermi, piccoli pesci. Riproduzione La stagione riproduttiva inizia alla fine di aprile. Nidifica in colonie su isolotti e dune sabbiose in lagune e specchi d'acqua costieri; il nido viene costruito sul terreno fra i cespugli e le erbe oppure in luoghi aperti e la femmina vi depone 7-9 uova, che cova per 23 giorni. I pulcini sono accuditi dalla sola femmina per circa 6-7 settimane. Depone una volta all'anno. Habitat e Area di Distribuzione Frequenta specchi d'acqua interni e costieri, estuari e coste del mare. Specie migratrice distribuita come nidificante in Europa nord-orientale, Asia settentrionale, America nord-occidentale. I quartieri di svernamento comprendono l'Europa centrale ed occidentale e l'intero bacino del Mediterraneo, l' Africa fino all'Equatore. In Italia è di passo da fine agosto a ottobre e in febbraio-marzo; è svernnte in alcune zone settentrionali. Occasionalmente è nidificante. Caccia Di attesa da appostamento, vagante con o senza il cane, utilizzando cartucce caricate con pallini dei nn. 7, 6 e 5.
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La Moretta 
Descrizione La Moretta ha dimensioni medie, becco più corto della testa, ali e coda brevi. Il piumaggio del maschio è completo da novembre a giugno e si caratterizza per le parti superiori nere, fianchi bianchi e ciuffo di penne nere sul capo che formano una piccola cresta pendente verso il dorso; l'abito eclissale è simile a quello della femmina, che ha tinte più brune e ciuffo di penne sul capo più corto. Il becco è color ardesia con apice nero nel maschio, grigio lavagna nella femmina; in entrambi i sessi le zampe sono grigiastre. In volo sia il maschio che la femmina sembrano neri con addome bianco ed una stretta banda chiara al bordo interno delle ali.Lunghezza cm 39-47, peso gr 630-990. Abitudini Di indole abbastanza confidente, vive gregaria in branchi a volte numerosi. Possiede un volo diritto e rapido simile a quello del Moriglione. E' un'ottima nuotatrice e tuffatrice e s'immerge anche a notevoli profondità per ricercare il cibo e compie lunghi tratti senza risalire in superficie. Trascorre le ore diurne tra la fitta vegetazione o al centro di ampie distese d'acqua aperte, mentre si reca in pastura di preferenza all'imbrunire e al mattino. Alimentazione Si ciba sia di sostanze vegetali (piante acquatiche, erbe, bacche, ecc.), sia di plancton, insetti e loro larve, crostacei, girini, avannotti, ecc. Riproduzione La stagione riproduttiva inizia a meta maggio. Su isolotti o sulle rive delle acque interne ricche di vegetazione e canneti viene preparato il nido in una depressione del terreno, ove sono deposte da 6 a 14 uova. La sola femmina si dedica alla cova per 23-25 giorni ed alla cura della prole, che si rende indipendente all'età di circa sei settimane. Depone una volta all'anno. Habitat e Area di Distribuzione Frequenta specchi d'acqua interni e costieri con folta vegetazione e laghetti all'intern delle città; di rado sosta in mare. Specie distribuita come nidificante nell'Europa nord-orientale, nelle Isole Britanniche, Asia settentrionale. Le diverse popolazioni hanno comportamento migratorio differente, essendo alcune pressoché stanziali ed altre capaci di importanti spostamenti. I quartieri di svernamento comprendono le coste meridionali della Scandinavia, le Isole Britanniche, l'Europa centrale, il bacino del Mediterraneo, l' Africa a sud del Sahara soprattutto nella regione centro-orientale e l'Asia meridionale. In Italia è di passo in ottobre-novembre e in febbraio-marzo; sosta inoltre per tutto il periodo invernale. Caccia Di attesa da appostamento, vagante con o senza il cane, utilizzando cartucce caricate con pallini dei nn. 7, 6 e 5.
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Il Frullino 
Descrizione Il Frullino ha dimensioni piccole, forme slanciate ed eleganti, becco lungo, diritto e sottile, coda cuneata. Il piumaggio in entrambi i sessi è brunastro con riflessi verdastri e purpurei nelle parti superiori è leggermente barrato in quelle inferiori, becco carnicino con apice scuro, zampe verdastre. In volo è simile al Beccaccino, dal quale si distingue per le minori dimensioni e il becco più corto, il volo più lento e rettilineo; inoltre, quando si alza in volo non emette alcun richiamo. Lunghezza cm 17-19, peso gr 40-55. Abitudini Di indole sospettosa e guardinga, conduce vita solitaria. Terragnolo, cammina con agilità e si mostra riluttante al volo, che è lento, diritto e in genere breve. Durante le ore diurne si trattiene in riposo tra la fitta vegetazione, mentre al crepuscolo si porta nei luoghi di pastura, dove ricerca il cibo alzando ed abbassando il capo ad ogni passo in modo ritmato e caratteristico. Ricerca le prede sia sondando il terreno sia raccoglendole semplicemente da terra. Alimentazione Si ciba in prevalenza di insetti e loro larve, anellidi, molluschi, crostacei e, in minor misura, di semi e alghe. Riproduzione La stagione riproduttiva inizia a giugno con voli nuziali durante i quali si porta ad un'altezza di circa 50 metri compiendo varie acrobazie, tra cui alcune particolari ondulazioni. Durante questi voli emette un canto caratteristico. Il nido viene predisposto in una de pressione del terreno tappezzata di erba e muschio, dove la femmina depone 3-4 uova piuttosto grandi, che vengono incubate per circa 24 giorni esclusivamente dalla femmina. Depone in genere una volta all'anno e talvolta due. Habitat e Area di Distribuzione Frequenta acquitrini erbosi, prati allagati, risaie, marcite, rive paludose di laghi, fiumi, stagni, specchi d'acqua artificiali, piccole zone umide anche d'alta montagna, zone salmastre costiere. Specie migratrice distribuita come nidificante in Europa nord-orientale ed Asia settentrionale. I quartieri di svernamento comprendono le regioni mediterranee, l'Africa fino all'Equatore e l'Asia meridionale. In Italia è di passo in settembre-ottobre e in marzo-aprile; localmente sosta anche per tutto il periodo invernale. Caccia Vagante col cane da ferma o da cerca, utilizzando cartucce caricate con pallini dei nn. 10 e 9.
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Il Beccaccino 
Descrizione Il Beccaccino ha dimensioni medio-piccole e forme slanciate, becco assai lungo, diritto e sottile, occhi grandi, ali lunghe e puntute, coda a ventaglio. Il piumaggio in entrambi i sessi è di color bruno-fulvo barrato e striato di nero, fulvo e marrone, capo nerastro solcato da una stria chiara, becco bruno-rossastro pallido alla base e bruno scuro all' apice, zampe verdastro pallide. Quando si alza in volo è facilmente identificabile per il canto e il volo velocissimo e basso a zig-zag, che compie prima di alzarsi a notevole altezza. Lunghezza cm 25-27, peso gr 90-130. Abitudini Di indole sospettosa e guardinga, possiede un volo veloce con rapidi battiti d'ala. Terragnolo, cammina con agilità tenendo il corpo quasi orizzontale, il collo retratto e il becco piegato verso il basso. Durante le ore diurne si trattiene in riposo tra la fitta vegetazione, mentre al crepuscolo si porta nei luoghi di pastura dove rimane di solito in piccoli gruppi per tutta la notte. Per alimentarsi saggia il fondo melmoso col becco. Alimentazione Si ciba soprattutto di anellidi e insetti, ma anche di larve, molluschi, crostacei, semi ed erbe. Riproduzione La stagione riproduttiva inizia in aprile con voli nuziali acrobatici e spettacolari compiuti dal maschio per corteggiare la femmina. Esegue un volo ondulato a rotta sub-circolare di diametro di 150-200 metri, durante il quale compie delle virate verso l'alto; in queste fasi la coda viene ripetutamente aperta a ventaglio, mentre le due timoniere esterne sono tenute più staccate dalle altre. Le parate sono accompagnate da cerimonie e corteggiamenti a terra, durante i quali non mancano i confronti con altri maschi. Il nido viene predisposto in una depressione del terreno non lontana dall'acqua; la femmina vi depone 3-4 ed anche 6 uova che cova per 19-20 giorni. I pulcini abbandonano il nido poco dopo la nascita, vengono accuditi da entrambi i genitori ed all'età di circa due settimane sono in grado di compiere i primi voli. Depone in genere una volta all'anno e talvolta due. Habitat e Area di Distribuzione Frequenta acquitrini erbosi, praterie allagate, risaie, torbiere, rive paludose di laghi, stagni, fiumi, ecc. Specie ampiamente distribuita come nidificante in Europa ed Asia centrali e settentrionali, America settentrionale. Migratore a medio e lungo raggio, possiede i quartieri di svernamento nell'Europa occidentale (Penisola Iberica, Francia), nel bacino del Mediterraneo e in Africa fino all'Equatore. In Italia è di passo da agosto a novembre e da febbraio ad aprile; è svernante in particolare nelle regioni centro-meridionali. Caccia Vagante col cane da ferma o da cerca, utilizzando cartucce caricate con pallini dei nn.l0.9e8.
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La Beccaccia 
Descrizione La Beccaccia ha dimensioni medie. forme abbastanza tozze, becco lungo e diritto, occhi grandi posti mollo indietro sulla testa rotonda, ali relativamente brevi e arrotondate, coda breve e zampe piuttosto corte. Il piumaggio in entrambi i sessi è di colore bruno-rosastro con barrature trasversali nere sul vertice e sul col!o. parti inferiori finemente barrate di bruno scuro, becco carnicino con apice bruno scuro, zampe carnicino-grigiasire. In volo è ben riconoscibile per la sagoma tozza, il lungo becco e il profilo arrotondato dell'ala. Lunghezza cm 33-35, peso gr 250-410. Abitudini Di carattere poco socievole, conduce vita solitaria. assumendo un comportamento indipendente anche se nelle vicinanze sono presenti altri esemplari. Possiede un volo assai vario, a volte lento e a volte veloce, in genere non molto alto; quando si alza in volo può essere silenziosa oppure far udire il caratteristico rumore delle ali simile al fruscio della carta. Terragnola può muoversi ad andatura veloce e di rado si posa sugli alberi. E' dotata di udito e vista acuti. Ha abitudini crepuscolari e notturne e trascorre le ore diurne nei luoghi di rimessa in un sonno leggerissimo interrotto di frequente. Alimentazione Si ciba di vermi, insetti e loro larve, molluschi, crostacei, ragni, semi, germogli. Riproduzione La stagione riproduttiva inizia in marzo col cerimoniale di corteggiamento da parte del maschio che effettua prima un volo sulla zona ove si trova la femmina poi una vera e propria danza attorno alla compagna. Avvenuto I'accoppiamento, la femmina prepara il nido in una cavità del terreno ai piedi di un albero o al riparo del sottobosco e vi depone in genere 4 uova che cova per 20-21 giorni. Alla cura della prole, che richiede circa un mese. partecipa anche il maschio. Caratteristico è il modo di trasportare i piccoli tra le zampe a ridosso del petto o sul dorso, quando un sentore di pericolo consiglia la madre ad allontanarsi dal luogo ove si trova oppure a portarli in ambienti adatti per la ricerca del cibo. Depone in genere una volta all'anno e talvolta due Habitat e Area di Distribuzione Frequenta boschi di querce, larici, conifere e betulle ricchi di sottobosco e radure sia di pianura che di montagna. Specie distribuita come nidificante in Europa, Asia e isole dell'Atlantico. Le popolazioni europee migrano a sud tino al Nord Africa. In Italia è di passo da metà ottobre a novembre e da febbraio ad aprile: è svernante nelle regioni meridionali. E' segnalata la sua nidificazione in tutta la zona alpina, nei boschi planiziali residui della pianura padana, nell'appennino ligure, toscano ed emiliano Caccia Vagante col cane da penna o da cerca. utilizzando cartucce caricate con pallini dei nn. 8 e 7.
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La Pavoncella 
Descrizione La Pavoncella ha dimensioni medie, forme eleganti, becco piuttosto breve e diritto, ali larghe e arrotondate, coda quasi quadrata, ciuffetto di penne sulla nuca lungo e sottile, che nel maschio può raggiungere i 10 cm. Il piumaggio in entrambi i sessi è di colore nero-verde iridescente nelle parti superiori, bianco in quelle inferiori con una larga banda pettorale nera, sottocoda castano, becco nero e zampe bruno-carnicine. In volo, vista da sotto, è evidente la colorazione bianca e nera dell'ala, la banda pettorale nera e il sottocoda castano, che contrastano nettamente col bianco del basso petto e del ventre. La silouette di volo con ali larghe e arrotondate la rendono inconfondibile anche a distanza. Lunghezza cm 28-31, peso gr 190-230. Abitudini Di carattere sospettoso e di indole timida, conduce vita gregaria in branchi anche numerosi, eccetto che nel periodo della riproduzione. Possiede un volo ondulato a lenti battiti d'ala e relativamente veloce; sul terreno cammina e corre compiendo improvvisi arresti e ricerca il cibo piegando il corpo senza flettere le zampe. Alimentazione Si ciba in prevalenza di insetti, anellidi, molluschi e, in minor misura, di sostanze vegetali (erbe, muschi, semi, foglie, frammenti di alghe). Riproduzione La stagione riproduttiva inizia alla fine di marzo con voli di corteggiamento irregolari e abbastanza vistosi. Davanti alla femmina il maschio si esibisce in una parata che consiste nel simulare il movimento del corpo che dovrà in seguito fare per scavare la cavità nella quale saranno deposte le uova. La coppia ispeziona diverse località, finchè la femmina non trova quella adatta per costruire il nido e per la quale dimostra il proprio apprezzamento ripetendo la parata del maschio. Nel nido vengono deposte 3-5 uova, che sono covate da entrambi i genitori per 24-28 giorni. I pulcini sono accuditi dalla femmina e raggiungono l'indipendenza all'età di 35-40 giorni; il maschio si limita a compiti di vigilanza. Depone una volta all'anno. Habitat e Area di Distribuzione Specie migratrice ampiamente distribuita come nidificante in tutta l'Eurasia, ad eccezione delle regioni più settentrionali e di quelle più meridionali. Le aree di svernamento comprendono l'Europa sud-occidentale e l'Africa nord-occidentale. In Italia è di passo da metà ottobre a novembre e da febbraio a metà aprile; nelle regioni meridionali è svernante. Frequenta campagne coltivate umide, brughiere, acquitrini, paludi, marcite, rive di fiumi, estuari. Caccia Di attesa da appostamento, utilizzando cartucce caricate con pallini dei nn. 8 e 7.
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Il Combattente 
Descrizione Il Combattente ha dimensioni medie, forme eleganti con becco di media lunghezza, sottile, leggermente ricurvo e appuntito, coda arrotondata. La femmina ha dimensioni decisamente minori. Il piumaggio in entrambi i sessi è brunastro-sabbia macchiato di scuro, con petto fulvo chiaro, ventre biancastro, becco bruno-nerastro e zampe giallastre. Il maschio in livrea nuziale si orna di due ciuffi auricolari erettili e di un grande collare di penne di tinte variabili con combinazioni di nero, castano, bianco, bruno e crema. In volo, visto da sotto, si riconosce sovente il disegno del petto ben delimitato, un po' meno marcato nella femmina. Lunghezza cm 20-30, peso gr 100-180. Abitudini Di indole socievole, vive gregario in piccoli gruppi, mentre diviene solitario e combattivo nel periodo degli amori. Possiede un volo rapido accompagnato da regolari battiti d'ala, molto simile a quello della Pettegola; durante la migrazione i branchi sono formati con separazione di sessi e di età. Terragnolo, si posa pure su cespugli, arbusti e alberi. Sul terreno assume una posizione eretta, ma quando cammina o corre tiene il corpo in posizione orizzontale. Si reca in pastura sia di giorno sia di notte fra l'erba o rimuovendo il fango dei bassi fondali per catturare le prede. Alimentazione Si ciba principalmente di insetti e loro larve, ma anche di vermi, molluschi, crostacei, piccoli semi e alghe. Riproduzione La stagione riproduttiva inizia a metà maggio e gli accoppiamenti sono preceduti da combattimenti e parate nuziali tra i maschi, che sono poligami. Questi convergono nelle aree destinate a "zone di combattimento" e si confrontano tra loro mostrando il collare e alzando i ciuffi auricolari, quindi si avvicinano precipitosamente l'uno contro l'altro gonfiando il collare di penne e sbattendo a più riprese le ali. Contemporaneamente girano su se stessi e compiono improvvise soste acquattandosi al suolo. La femmina predispone il nido in una depressione del terreno ben riparato dalla vegetazione e vi depone 3-4 uova, che cova per circa tre settimane. I giovani vengono accuditi dalla madre per alcuni giorni, poi si rendono indipendenti. Depone una volta all'anno. Habitat e Area di Distribuzione Frequenta la tundra, praterie umide, marcite, paludi, risaie, rive fangose di stagni, laghi e specchi d'acqua in genere. Specie distribuita come nidificante in Europa ed Asia settentrionali dal 50° parallelo nord al Circolo Polare Artico. Migratore a lungo raggio, possiede i quartieri di svernamento più importanti in Africa a sud del Sahara sino alla provincia del Capo in Sudafrica. In Italia è di passo in agosto settembre e da meta febbraio ad aprile. E' parzialmente svemante in Veneto, Emilia-Romagna e, soprattutto, nell'Italia centrale e meridionale. Durante il periodo estivo non sono rari i casi di estivazione. Caccia Di attesa da appostamento, utilizzando cartucce caricate con pallini dei nn. 8 e 7.
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Il Porciglione 
Descrizione Il Porciglione ha dimensioni medio-piccole, becco più lungo della testa, assottigliato e leggermente curvato all'apice, coda stretta e arrotondata, tarsi abbastanza lunghi. Il piumaggio in entrambi i sessi è di color bruno-olivastro a strisce nere nelle parti superiori, grigio-ardesia ai lati del capo, collo e petto, fianchi barrati di bianco e nero, sottocoda biancastro, zampe marroni o tendenti all'olivastro, becco rosso. In volo si riconosce per il volo piuttosto debole a zampe pendenti, il lungo becco rosso e il sottocoda biancastro. Lunghezza cm 26-29, peso gr 90-120. Abitudini Di indole schiva, si cela nel folto della vegetazione e la sua presenza è rilevata dal caratteristico richiamo. Tra la vegetazione cammina agilmente a grandi passi, tenendo la testa alta. E' capace di compiere brevi percorsi a nuoto; quando le acque sono gelate riposa su canne e cespugli. Di carattere nervoso, se eccitato erige la coda mantenendo il corpo immobile. Pur non essendo un buon volatore, durante la migrazione sviluppa un volo sostenuto e relativamente veloce. Alimentazione Si ciba sia di piccoli animali (insetti, ragni, crostacei, molluschi, vermi, sanguisughe, piccoli pesci) sia di sostanze vegetali (semi, bacche, erbe, radici). Riproduzione La stagione riproduttiva inizia in aprile e si protrae fino a luglio. Gli accoppiamenti sono preceduti da un rituale di corteggiamento secondo il quale la femmina cammina intorno al maschio emettendo un sommesso canto e strofinando il becco contro quello del partner, il quale poi a sua volta liscia col becco il collo della compagna. Il nido di steli di giunco e canna viene costruito nel fitto della vegetazione dove l'acqua è bassa. La femmina depone da 5 a 10 uova, che sono incubate per 19-20 giorni. Il maschio assolve il compito di portare il cibo alla compagna nel nido, sostituendola nella cova solo per brevi intervalli di tempo. I pulcini lasciano presto il nido e nei primi giorni assumono il cibo esclusivamente dai genitori, che cessano di imbeccarli all'età di due settimane; a 7-8 settimane di età si rendono indipendenti. In genere compie due covate all'anno. Habitat e Area di Distribuzione Frequenta folti canneti e giuncheti di specchi d'acqua, fiumi, fossi, paludi. Specie distribuita come nidificante in Europa, Africa nord-occidentale ed Asia. Le popolazioni nordiche migrano nei quartieri di svernamento della regione mediterranea e dell' Asia sud-occidentale. In Italia è stazionario e nidificante. Le popolazioni migratrici sono di passo in ottobre-novembre e in aprile. Caccia Vagante con o senza il cane, utilizzando cartucce caricate con pallini dei nn. 10 e 9.
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La Gallinella d'Acqua 
Descrizione La Gallinella d'acqua ha dimensioni medie, becco appuntito con ali a base uno scudo che si prolunga in una placca frontale, ali e coda brevi e arrotondate, piedi con dita lunghe munite di unghie robuste. Il piumaggio in entrambi i sessi e bruno-nerastro con striature bianche sui fianchi, sottocoda bianco con stria centrale nera, placca frontale rossa, becco pure rosso con apice giallo, zampe verda-stre. In volo e ben individuabile per il colore rosso vivo della placca frontale e della base del becco che contrasta col colore della livrea, nonché per 11 volo lento a zampe pendenti. Lunghezza cm 31-35, peso gr 190-440. Abitudini Di indole sospettosa, si fa confidente ove non e disturbata. Durante l'inverno vive in piccoli gruppi formati da poco più di una dozzina di esemplari. Possiede un volo lento, di solito molto breve, e per decollare deve correre sulla superficie dell'acqua; cammina con grazia ed eleganza, abbassando e alzando ritmicamente la coda. Nuota con disinvoltura ondeggiando la testa, si tuffa e nuota sott'acqua con abilita e, se si sente in pericolo, può compiere lunghi tratti in immersione e rifugiarsi entro buchi delle rive. Alimentazione Si ciba in prevalenza di sostanze vegetali (piante acquatiche, semi, bacche, frutta), ma anche di insetti, vermi, molluschi, girini. Riproduzione La stagione riproduttiva inizia gia alla fine di febbraio con i corteggiamenti: il maschio compie rincorse ed esibizioni a capo chino, mostrando alla femmina scelta la rossa placca frontale. Sia il maschio che la femmina partecipano alla costruzione del nido, che e costituito da giunchi secchi ed erbe su un ammasso vegetale galleggiante tra la fitta vegetazione, oppure tra canneti e cespugli vicino all'acqua ed occasionalmente sugli alberi. Le 6-11 uova deposte sono covate anche dal maschio per 20-21 giorni. Entrambi i genitori accudiscono i piccoli, che rimangono nel nido 2 o 3 giorni, divengono in-dipendenti dopo 3-4 settimane e sono abili al volo all'età di 6-7 settimane. Depone due o tre volte all'anno. Habitat e Area di Distribuzione Frequenta la fitta vegetazione di ripa di corsi d'acqua, paludi, stagni, laghi, ecc., e praterie adiacenti più o meno umide. Specie distribuita come nidificante in Europa, Africa settentrionale e Asia occidentale; le popolazioni migratrici delle regioni settentrionali svernano nel bacino del Medi-terraneo. In Italia e stazionaria e nidificante. Le popolazioni migratrici sono di passo in settembre-ottobre e in febbraio-marzo. Caccia Vagante con o senza il cane, utilizzando cartucce caricate con pallini dei nn. 9, 8 e 7.
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La Folaga 
Descrizione La Folaga ha dimensioni medie, becco compresso e appuntito con alla base uno scudo carnoso a forma di placca frontale, coda breve e arrotondata, piedi flessolobati. Il piumaggio in entrambi i sessi è completamente nero lavagna con becco e placca frontale bianchi, zampe verdastre. I pulcini hanno il capo, ad eccezione del vertice, rossiccio e il resto del corpo bruno. In volo è ben riconoscibile per il colore bianco del becco e della placca frontale, che contrasta con quello nero della livrea; sono pure evidenti uno stretto margine bianco sulle remiganti secondarie e le zampe che sporgono considerevolmente dalla coda. Lunghezza cm 36-45, peso gr 530-1.000. Abitudini Conduce vita gregaria in grossi branchi anche assieme ad anatre, eccetto che durante la stagione riproduttiva. Nuota e si tuffa con grande abilità ed è capace di restare immersa alla ricerca del cibo fino ad un minuto. Quando nuota si riconosce con facilità, pur se distante, per il fatto che scuote la piccola testa. Sul terreno cammina in maniera goffa ed incerta. Possiede un volo lento e pesante, che diviene più celere quando prende quota; per alzarsi in volo deve correre piuttosto a lungo sulla superficie dell'acqua. Ama rimanere al riparo tra la fitta vegetazione rivierasca, specialmente nelle ore diurne. Alimentazione Si ciba in prevalenza di piante acquatiche e loro semi, uova di pesci, insetti e loro larve, piccoli molluschi e crostacei. Riproduzione La stagione riproduttiva inizia in marzo. Il nido, spesso galleggiante sull'acqua in prossimità delle rive e più o meno saldamente ancorato alle canne o all'alta vegetazione acquatica, è costruito sia dal maschio che dalla femmina utilizzando canne, giunchi, tifa ed altro materiale vegetale. Nel voluminoso nido la femmina depone da 6 a 9 uova, che vengono covate anche dal maschio per circa 22-24 giorni. I pulcini sono in grado di lasciare il nido dopo 3-4 giorni dalla nascita e vi fanno ritorno durante la notte; fino ad un mese di età sono accuditi dalla femmina e nutriti dal maschio ed a circa due mesi si rendono indipendenti. Depone in genere due volte all'anno e talvolta tre. Habitat e Area di Distribuzione Frequenta specchi d'acqua interni e costieri con sponde ricoperte di vegetazione; durante l'inverno è presente pure nelle lagune salmastre e negli estuari con acque poco profonde. Specie ampiamente distribuita come nidificante nell'intera regione euro-asiatica, oltre che in parte dell'Indonesia ed in Australia. Le popolazioni delle zone temperate sono residenti, mentre quelle nordiche migrano nei quartieri di svernamento che, per i contingenti nidificanti nell'Europa continentale, interessano i paesi intorno al bacino del Mediterraneo, il Nord Africa e, più scarsamente, la valle del Nilo e l'Etiopia. In Italia è stazionaria e nidificante. Le popolazioni migratrici sono di passo e svernanti da fine settembre a marzo. Caccia Di attesa da appostamento e vagante con o senza il cane, utilizzando cartucce caricate con pallini del nn. 7, 6 e 5.
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La Tortora 
Descrizione La Tortora ha dimensioni medio-piccole, forme slanciate, becco relativamente breve con la base ricoperta di pelle (cera), tarsi corti, coda lunga e arrotondata. In entrambi i sessi il piumaggio e di colore bruno grigiastro con petto rosso venato. copritrici alari fulve macchiate di nero. lati del collo barrati di bianco e nero. Coda nera bordata in maniera evidente di bianco, becco nerastro, tarsi e piedi rosa carico. In volo, vista da '.olio, si distingue per il sottocoda bianco e la coda nera con bordatura bianca; caratteristico e il volo a rapidi battiti un'ala con interruzioni e inclinazione del corpo alternata a destra e a sinistra. Può essere confusa con la Tortora orientale. Lunghezza cm 26-30. peso gr. 110-160. Abitudini Di carattere timido e sospettoso, di sensi molto acuti. vivi; isolala o a coppie e si riunisce in branchi per compiere la migrazione- Possiede un volo rapido ed agile; si posa negli alberi dove rimane appollaiata durante la notte, mentre di giorno vaga alla ricerca del cibo pasturando sul terreno. Alimentazione Si ciba in prevalenza di sostanze vegetali- semi di piante selvatiche e coltivate, bacche. foglie. ecc.) e occasionalmente di piccoli molluschi. Riproduzione E' specie monogama. Durante la stagione riproduttiva. che è compresa tra metà maggio e giugno-luglio. i maschi compiono parale nuziali in volo, sui rami o sul terreno e fanno udire un insistente tubare. Il nido viene preparato sia dal maschio che dalla femmina sugli alberi o su alti e folti cespugli in mode grossolano, utilizzando stecchi, ramoscelli e radici intrecciati. A voile viene utilizzato il nido di altri uccelli. La femmina depone normalmente due uova con intervallo di un giorno e mezzo, e vengono covate a turno anche dal maschio per circa 14gioni. I piccoli sono alimentali da entrambi i genitori col secreto cascoso prodotto dal gozzo ed all'età di circa tre settimane lasciando il nido. Depone in genere due voile all'anno. Habitat e Area di Distribuzione Frequenta zone alberate e cespugliate, boschi intramezzati da aree coltivate, pareti e grandi giardini. boschetti, ecc., sia in pianura che in montagna fino a 500-1.000 m di quota. Specie migratrice ampiamente distribuita come nidificante in Europa fino a 60" di latitudine nord, in Africa settentrionale, in Asia occidentale. I quartieri di svernamento interessano l'Africa subtropicale e tropicale. In Italia é nidificante e di passo. giunge a primavera fra fine aprile e maggio dai quartieri di svernamento africani e riparte da metà agosto a settembre. Caccia Di attesa da appostamento, utilizzando cartucce caricate con pallini del nn. 9, e 10.
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[ english version ] Drahthaar: ovverosia pelo di filo metallico (draht = filo metallico - haar = pelo) il nome è una garanzia; tanto è vero che l'anno scorso le iscrizioni al L.O.I. hanno avuto un incremento rispetto all'anno precedente del 28,8% ed è stata l'unica razza del Gruppo 7 (cani da ferma) a fare un salto in alto così evidente. E questo perché le sue doti, ormai, vengono scoperte sempre di più dai cacciatori.
Il Drahthaar ha portamento bello eretto; altezza al garrese da 61 a 68 cm nei maschi e da 57 a 64 cm nelle femmine; colori roano marrone, roano nero con o senza chiazze, bruno con o senza una macchia suo petto; pelo di copertura dai 2 ai 4 cm circa, sottopelo folto ed impermeabile; l'espressione energica del muso è sottolineata da sopracciglia marcate e da una barba folta, che però non deve avere una lunghezza eccessiva e deve essere il più dura possibile. La storiaIl Drahthaar, come il famosissimo Pastore Tedesco e, come molte altre razze, è un cane ideato a tavolino. Questo vuol dire una razza pensata e realizzata con scopi ben precisi. L'idea di creare questa nuova razza nacque nel 1897 ad opera del barone Sigismund von Zedlitz und Neukirck e da Herr Oberlander. Nel 1902 fu fondata la prima associazione che aveva come scopo principale quello di ottenere la perfezione nello svolgimento dell'attività venatoria, secondariamente una struttura forte ed equilibrata ed infine la bellezza. A chi si cimentava nell'allevamento di questa razza fu data una direttiva "alleva come vuoi, ma con successo". Dopo varie selezioni d'incroci fra Stickelhaar, Griffone, Pudelpointer, Kurzhaar e Pointer (questi ultimi due portarono in dote anche il manto roano nero) uscì la prima bozza di standard, risalente al 1906 "cane da ferma di taglia media, d'aspetto nobile, colore poco evidente con pelo molto duro, che possibilmente ricopra tutto il corpo, espressione intelligente, energico, di temperamento vivace, fedele". I risultati furono strabilianti: già nel 1923 iniziò il predominio di questa nuova razza in tutta la Germania anche a discapito dei cugini Kurzhaar. Questa supremazia a tutt'oggi non è cessata, anzi è aumentata.Nonostante questo successo si dovette aspettare fino al 1928 perché la razza fosse riconosciuta dal mondo della cinofilia. Il barone Sigismund von Zedlitz Neukirck, diventato famoso con lo pseudonimo di Hegewald, creatore del cane tedesco da ferma a pelo duro, coniò la frase "Sii ruvido fuori, ma dolce nel cuore" e mai parole furono più veritiere nel descrivere il nostro Drahthaar. Non è solo un cane rude e di carattere forte, ma, sempre in cerca di un gesto affettuoso o di una carezza da parte del padrone, è anche equilibrato, dolce, generosissimo e, conscio della sua forza, non ha paura di niente e credo che niente possa fargli paura. L'indoleIl Drahthaar si trova benissimo anche con i bambini che è in grado di proteggere e di tenere lontano dai pericoli (ho un bimbo di cinque anni e i miei Drahthaar stravedono per lui). Non attacca mai per primo e, se viene aggredito, si sa difendere, ma non per questo si può affermare, come molto spesso accade, che sia mordace. Un altro detto, molto più attuale, è quello del Vicepresidente del Club Italiano Drahthaar, Dott. Tiziano Rossi, che lo definisce "un generico speciale, specialista nella genericità". Questo la dice lunga sulla poliedricità di questa razza (è talmente facile da addestrare ed ha un olfatto tanto fino che viene anche utilizzato dalla Protezione Civile nella ricerca di persone sepolte sotto le macerie) che riesce ad eccellere in qualunque tipo di caccia, che si trasforma in arte nella ricerca della Regina del bosco. La caccia alla Beccaccia Personalmente credo che la caccia alla Beccaccia sia totalmente diversa dalle altre, più complicata e piena di sorprese, da necessitare di un ausiliare veramente di grandi mezzi, ma soprattutto di grande intelligenza per poter competere e vincere, in tutte le fantasie e le scaltrezze che una Beccaccia potrà inventare per involarsi indisturbata.
Nei miei Drahthaar, cacciando questo splendido Scolopacide, ho sempre riscontrato questi grandi mezzi che sono insiti nella razza. L'avidità che ha gli permette di operare in qualunque ambiente anche se pieno di difficoltà naturali quali freddo, rovi (per lui le acacie sono solo batuffoli di cotone), grovigli vegetali ed altro dandogli lo stimolo a resistere per ore. Finché ha un filo d'aria nei polmoni e un briciolo d'energia nei muscoli non si ferma. Senza questa dote, che per fortuna madre natura dispensa a tutti i soggetti a piene mani, non potrà avere né una lunga resistenza alla fatica né una cerca corretta. Non è un trottatore ma un cane dall'andatura energica e difficilmente si lancerà in un galoppo sfrenato. Ha una ferma sicura, a volte repentina al minimo sentore d'emanazione, la tiene a lungo e non la interromperà mai volontariamente. Ha una guidata decisa, attenta ma prudente, senza procedere troppo velocemente per non forzare il selvatico ad alzarsi in volo. E' rispettoso dell'eventuale compagno di caccia, il suo consenso è spontaneo ed immediato in ogni situazione. Il Drahthaar, come del resto quasi tutti i continentali, è un cane ragionatore che non si farà mai trascinare dall'eccitazione in un'azione sconclusionata portandolo fuori misura. Si adatta benissimo ad ogni tipo di terreno: all'interno di un bosco o di una fitta vegetazione la sua cerca si restringerà automaticamente (dote importantissima per restare collegato con il cacciatore che "forse" troverà meno Beccacce ma sicuramente potrà dimostrare meglio la sua destrezza nel tiro) per poi allargarsi negli spazi puliti utilizzando al meglio il terreno a sua disposizione senza tralasciare, ovviamente, le bordure (dimostrando intelligenza e senso del selvatico) per correre a rotta di collo in mezzo ad un prato. Da questo punto di vista è un ausiliario con la A maiuscola nel senso più stretto della parola. Il Drahthaar è un formidabile riportatore e ricuperatore, basti pensare che nella sua patria d'origine viene anche utilizzato per ricuperare gli ungulati feriti. Il riporto avviene sempre senza indugi e molto velocemente, mentre se una Maliarda toccata tenterà la fuga nel fitto più fitto verrà in breve ricuperata, poiché questa magnifica razza saprà sempre risolvere tutti i trucchi e le astuzie che, un vero selvatico come la nostra Regina, può creare per mettere più distanza possibile fra di loro. Questa razza che io amo particolarmente, tanto da arrivare ad allevarla, mi accompagna per Beccacce dalla mia prima licenza nel, per me lontano, 1983. Sedici anni che calchiamo da ottobre a gennaio l'entroterra della provincia di Genova con tutti i tipi di tempo. I Drahthaar, e non solo i miei, che come noi non temono la pioggia e la nebbia, il gelo e l'umidità, le lunghe marce e i rovi, hanno sicuramente dentro, come noi, quello che viene chiamato il fuoco sacro, vale a dire un'ardente follia che una volta trovata una Beccaccia, ve la farà inseguire di rimessa in rimessa anche per tutto il giorno, che vi farà imbestialire se non riuscirete ad incarnierarla ma, che vi farà ridere baciando le cespugliose sopracciglia dei vostri ausiliari che vi avranno fatto estasiare con il loro lavoro, mentre liscerete piano le penne della tanto agognata Regina. Sicuramente sono tantissime le razze e tutte possono vantare i grandi ausiliari, ma nessuna potrà mai soddisfare tutte le esigenze di tutti i cacciatori ma, credo, una buona parte il Drahthaar potrebbe accontentarli … così come hanno sempre accontentato me, anche se è bene ricordarsi che un buon cane da Beccacce va fatto, non si compra.
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ALLOCO 
L'allocco (Strix aluco) è lungo 38 cm, ha il mantello bruno fittamente macchiettato, la testa grande e arrotondata e gli occhi neri. L’allocco ha abitudini prevalentemente notturne. Ha movimenti molto lenti e pesanti ma il suo volo è leggero, oscillante ma non rapido. Vive in tutti i boschi, sia si pianura che di montagna, nei terreni coltivati e parchi. Nidifica preferibilmente nel cavo di un albero ben riparato dalla pioggia e di facile accesso, ma non è raro che si installi sotto i tetti, nei fumaioli ed anche nei nidi abbandonati da altri rapaci, dalle gazze e dalle cornacchie. Si riproduce tra marzo ed aprile e depone da 2 a 4 uova. I piccoli vengono accuditi da entrambi i genitori. Si ciba quasi esclusivamente di topi, arvicole, rane ed uccelli che scova addormentati, non disdegna grossi bruchi delle sfingi e insetti di vario tipo.
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CORVO IMPERIALE 
Il corvo imperiale è facilmente riconoscibile per le sue dimensioni, il becco nero e massiccio, la coda a forma di cuneo e il richiamo profondo e caratteristico. In Ticino può essere osservato tutto l`anno e nidifica regolarmente nella zona montana e subalpina dove predilige le zone rocciose o i ripidi pendii delle vallate alpine. Raramente nidifica al di sopra del limite del bosco e i suoi nidi li costruisce sulle pareti rocciose. La costruzione del nido o le modifiche di quello utilizzato in anni precedenti inizia da metà febbraio e una copia può possedere più di un nido. La deposizione delle uova avviene nella prima metà di marzo e la femmina alleva una sola nidiata. Dopo la cova (circa 3 settimane) e lo svezzamento (circa 6 settimane) i giovani rimangono anche per più di 6 mesi con i genitori.
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FAGIANO 
Il fagiano maschio di questo è vistosamente colorato, mentre la femmina è marrone screziata di nero. L'apertura alare raggiunge i 90 cm; dalla punta del becco alla punta della coda è lungo circa 70 cm; i maschi sono più grandi delle femmine. Originariamente presente solo in Asia, attualmente è diffuso anche in Europa dove vi è stato importato dagli antichi greci. E' presente in numerosi ambienti, dalla pianura alla montagna, sia aperti che boscosi, ma soprattutto in ambienti agricoli. Si ciba di semi, germogli, erba e frutti, ma anche di vermi, insetti, piccoli mammiferi e uova di uccelli che nidificano a terra. Non è un grande volatore, in caso di pericolo preferisce fuggire correndo anziché involarsi. In inverno forma gruppi strutturati in modo gerarchico, per il resto dell'anno e al di fuori del periodo riproduttivo, è invece solitario. In primavera i maschi diventano territoriali, ognuno di loro si accoppia con tre o più femmine, ma non si occupano dell'allevamento della prole. La femmina depone 8-16 uova in un nido sul terreno. I piccoli sono in grado di seguire la madre immediatamente dopo la nascita e dopo 15 giorni possono volare. La sua presenza in Europa è dovuta soprattutto alle continue immissioni a scopo venatorio.
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fringuello 
Questo piccolo uccello si riconosce per il suo il becco conico, la coda piuttosto lunga e la testa appuntita. Il maschio e la femmina sono facilmente distinguibili. Il primo è vivacemente colorato, mentre la seconda presenta colori piuttosto pallidi. Il maschio presenta il petto rossastro; il capo grigio sfuma verso il marrone; la coda è verde brillante e l’estremità grigio scuro; le ali sono a bande bianco e nero. E’ lungo circa 15 cm ed ha un’apertura alare di 24-28 cm. Il fringuello è molto comune anche nei pressi delle abitazioni. Ama i boschi misti, i giardini e la aree aperte con alberi sparsi. In inverno si formano dei grandi stormi che si nutrono di semi, visitano i giardini e i campi. E’ quindi un uccello gregario, al di fuori del periodo riproduttivo. Il fringuello è particolarmente attivo nelle prime ore del mattino nella ricerca di cibo, che comprende semi, vegetali vari e, soprattutto nel periodo riproduttivo, piccoli animali invertebrati. Solitamente i semi sono raccolti a terra e non direttamente dalle piante ed in primavera lo si può ammirare mentre cerca di catturare gli insetti fra le fronde degli alberi. La maggior parte di questi uccelli non migra durante l’inverno, anche se alcune popolazioni preferiscono lasciare le regioni più fredde per quelle più confortevoli. La primavera corrisponde al periodo riproduttivo, durante il quale il fringuello diventa altamente territoriale ed il canto del maschio serve proprio a delimitare l’area occupata. Il maschio e la femmina sono fedeli in questo periodo (specie monogama). Il nido, costruito su un albero o su un cespuglio, è ricoperto esternamente con muschio e licheni, così da essere difficilmente scovato. Sono deposte 4-5 uova che sono incubate per un paio di settimane. Dopo la schiusa, i giovani lasciano il nido in circa 15-18 giorni.
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GUFO 
Il gufo comune o selvatico, è un rapace notturno, lungo 35 cm, con un'apertura alare tra gli 87 e i 94 cm, è caratterizzato da occhi di colore giallo arancio e da due vistosi ciuffi.Vive di preferenza nelle foreste di conifere e nei boschi misti alternati a zone aperte, dove occupa cavità d'alberi, nidi di corvi, gazze e scoiattoli. In questi nidi la femmina depone 4-5 uova bianche e rotonde (verso marzo aprile) che dopo un periodo d'incubazione di 25-30 giorni si schiudono. Il maschio nutre la femmina: i piccoli non abbandonano il nido che ad un mese e mezzo d'età; dovrà passare ancora un mese prima che siano in grado di volare. Le prede catturate dai gufi sono: piccoli mammiferi, uccelli e invertebrati.piccoli abitanti del bosco come insetti, ghiri, topi. Vengono inghiottite intere; i peli ed altri parti indigeste sono rigettate più tardi sotto forma di pallottole. Il gufo ha abitudini strettamente notturne (vede anche di notte, i suoi occhi approfittano del minimo bagliore) e se ne sta ben nascosto e immobile nelle ore di luce fino al crepuscolo; in quel momento inizia il suo volo silenzioso a non molta altezza dal suolo in cerca di preda. E' un eccezionale distruttore di animali nocivi. Può volare in pieno giorno quando è stato disturbato e riesce a catturare degli uccelli anche se il sole brilla sulla neve. Sebbene gli occhi siano immobili nelle orbite, la visione notturna è buona e l'angolo visivo ridotto è compensato dalla grande mobilità del collo: il gufo comune per esempio può ruotare il capo di 270°.
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VERDONE 
Il Verdone è lungo circa 15 cm e deve il suo nome alla colorazione del manto che presenta varie tonalità di verde. Le parti superiori sono verde oliva, gola e petto giallo verdi, ventre giallo oro, come pure gialla è la base esterna delle remiganti primarie e delle timoniere. La femmina ha il colore leggermente meno vivo ed il giallo meno diffuso o mancante. Il corpo è tozzo. Il canto suo è forte e piacevole. Il volo è ondulante. Non si allontana dagli alberi. Il maschio attira la femmina saltellando, sollevando un'ala, con la testa diritta, il becco aperto e la coda allargata a ventaglio. Raccolti in piccoli gruppi, i Verdoni preferiscono i luoghi alberati, le pianure ricche di folta vegetazione, i giardini, i cespuglieti, le campagne alberate, i parchi, i frutteti, che consentono loro, grazie al verde piumaggio, un mimetismo perfetto. Spesso si spingono sin nei pressi delle località abitate. Sono dei mediocri volatori e perciò si trattengono di preferenza sul terreno alla ricerca del nutrimento. Alcuni gruppi sono sedentari, spostandosi di poco dal sito di residenza, altri sono erratici ed altri ancora praticano la vera e propria migrazione. I verdoni si cibano soprattutto di semi, con predilezione per quelli oleosi, more e germogli di alberi da frutta. Occasionalmente rientrano nella dieta scarafaggi, formiche, afidi ed insetti, larve di lepidotteri e ditteri, ragni, ecc.
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Tordo de pico corto 
- 19,5 cm
- Joven similar al músico.
- Forma grupos en el invierno, a veces mezclado con el renegrido o entre músicos. Durante la época de reproducción vive en pareja. Hábitos de crÃa similares al renegrido, pero es parásito casi especÃfico
del músico. - No canta, sólo emite gritos ásperos y chillidos estridentes (también un reclamo de una nota lÃmpida). Macho con comportamiento igual al del renegrido pero sólo lanza una nota fuerte.
- ESCASO. RESIDENTE.
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Come sono fatti i gufi I rapaci notturni appartengono all’Ordine degli Strigiformi, a sua volta suddiviso in due famiglie:i Titonidi, rappresentati in Italia da una sola specie, il Barbagianni, e gli Strigidi con otto specie nidificanti, tre delle quali, Civetta nana, Civetta capogrosso e Allocco degli Urali, non presenti in Romagna. A livello mondiale sono state descritte almeno 148 specie, ma le nostre conoscenze su questi uccelli presentano ancora lacune sulla loro biologia ed etologia tanto che la definitiva classificazione è ancora un problema aperto. Tutti conosciamo l’importanza che ha la luce per consentirci di svolgere le attività quotidiane.La conformazione dell’occhio umano permette di vedere nella maggior parte delle situazioni, tranne quelle estreme, perché il nostro occhio presenta una particolare distribuzione e quantità dei due fotorecettori presenti sulla retina:verso il centro, dietro al cristallino, prevalgono i coni, utili per la visione diurna e per distinguere i colori, nelle aree periferiche sono invece piu’ abbondanti i bastoncelli che permettono la visione con scarsa luminosità. Nei rapaci notturni prevalgono i bastoncelli su tutta la retina; per essi infatti non ha molta importanza la percezione del colore ma la sensibilità visiva che consente loro di vedere in un “ mondo di ombre” . In questo si avvalgono anche di occhi di grandi dimensioni ( quelli di un Gufo reale sono grandi come i nostri) che permettono, attraverso la cornea, il passaggio di piu’ luce possibile. Naturalmente i gufi possono vedere anche di giorno grazie all’iride che, dilatandosi e restringendosi, regola la quantità di luce che penetra nell’occhio attraverso la pupilla (così avviene anche per noi umani). Un secondo senso fisiologicamente adattato per la vita notturna è l’udito. Negli uccelli non esistono vere e proprie orecchie, anche se alcune specie notturne come il Gufo reale, il Gufo comune e l’Assiolo, hanno particolari ciuffi sul capo che possono ricordarle. In realtà gli uccelli hanno due fessure coperte dal piumaggio dette aperture auricolari. Negli Strigiformi le dimensioni di queste aperture sono eccezionalmente grandi, esse iniziano dal vertice della testa e scendono sotto gli angoli del becco, circondando quasi interamente il capo. Le aperture auricolari sono coperte e protette dall'opercolo auricolare, rivestito di penne che, mediante spostamenti, permette di convogliare i suoni nell’orecchio interno da qualunque direzione essi provengano e ciò grazie anche alla formidabile capacità che hanno i gufi di ruotare il capo tanto da riuscire ad osservare e percepire quanto succede “alle loro spalle”. L’asimmetria delle due aperture auricolari, una è piu’ bassa dell’altra, assicura una piu’ precisa localizzazione del fruscio prodotto da un’eventuale preda. Tutte queste peculiarità rendono l’udito così efficiente e si è dimostrato che, in situazioni controllate, un Barbagianni può catturare le sue vittime servendosi esclusivamente di questo senso. Vista e udito “da gufo” sarebbero inutili se il volo di questi uccelli non fosse assolutamente silenzioso. Essi devono piombare sulla preda senza che questa se ne accorga evitando che i colpi d’ala coprano i suoni che essa invia loro impedendone la localizzazione. Chi ha avuto la fortuna di osservare il volo di un Barbagianni od un Allocco comprende perché questi rapaci vengano a volte definiti “spiriti della notte”: la silenziosità del loro procedere li rende simili ad apparizioni, niente in comune con il volo sibilante e rumoroso di un Piccione ! (per citare una specie nota a tutti). Questo “soffice” sbattito d’ala è reso possibile dalla particolare struttura delle penne finemente sfrangiate ai bordi e con superficie dall’aspetto vellutato. Queste caratteristiche consentono all’uccello di compiere un minor sforzo per sostenersi, grazie anche all’ampiezza delle ali che, in proporzione al corpo, sono più grandi rispetto a quelle possedute da uccelli diurni di pari dimensioni.
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Il comportamento dei gufi notturni Molte specie animali difendono, nell’ambiente in cui vivono, una porzione di “territorio” dall’intrusione di individui della stessa specie e di specie nemiche. L’aggressività verso i conspecifici serve ad assicurare la sopravvivenza (alimentazione e riproduzione) dell’individuo che occupa quello spazio evitando che si creino situazioni competitive. Di regola questo attaccamento al territorio è maggiore nel periodo della riproduzione e la dimensione dell’area è assai variabile da specie a specie ed anche fra individui della stessa specie possono esservi marcate differenze dovute, per esempio, ad una buona disponibilità di prede che permette loro di occupare aree di estensione più limitata. Addirittura, in particolari periodi dell’anno, certe specie come il Gufo comune, affievoliscono a tal punto questo istinto da radunarsi in gruppo sullo stesso albero (a volte in decine di esemplari ) formando i cosiddetti “ dormitori “ (roost). Ma come vengono delineati gli invisibili confini del territorio? Quasi esclusivamente mediante l’attività canora, che per tutte le specie romagnole è comunque piuttosto monotona: spesso costituita da note basse, periodicamente ripetute. A volte questi versi ricordano gli ululati e ciò ha certamente contribuito a creare un’immagine sinistra associata a questi uccelli. Il canto rappresenta d’altra parte il più efficace mezzo di censimento, l’unico che permetta agli ornitologi un’analisi qualitativa su larga scala. I ricercatori, oltre a prendere nota dei canti spontanei che si odono nelle notti invernali e primaverili, utilizzano richiami registrati (playback) emessi nelle aree che essi ritengono idonee alle diverse specie le quali, se presenti, rispondono nell’intento di segnalare che il territorio è già occupato. Questo sistema di indagine è da utilizzare con la massima cautela e limitazione essendo possibile causa di disturbo verso esemplari troppo sensibili capaci di allontanarsi da un’area precedentemente occupata. Nel periodo riproduttivo il canto ha la funzione prevalente di contattare il partner con cui nidificare. Le specie residenti tutto l’anno sul territorio, come Gufo reale e Allocco, facilmente formano la coppia col compagno dell’anno precedente, altre, come il Gufo comune, i cui individui si raggruppano in dormitori comuni, rinnovano più spesso il partner. Nessuna delle nostre specie dimostra abilità nella costruzione del nido. Esse si adattano ed utilizzano vecchi nidi di Corvidi, nicchie e anfratti naturali e le comode cavità offerte dalle costruzioni umane (campanili, torri, fienili, case abbandonate). Oltre al canto un importante indizio di presenza dei gufi è rappresentato dalle borre. Esse sono formate dai resti indigeribili delle prede (peli, ossa, elitre di insetti) e vengono rigurgitate a qualche ora dal pasto. Hanno forma e dimensioni diverse a seconda della specie: quelle dell’Assiolo, il più piccolo strigide romagnolo, misurano 2-3cm di lunghezza, mentre quelle del Gufo reale possono oltrepassare i 10 cm. L’abitudine di recarsi sugli stessi posatoi a digerire le prede catturate, tipica per esempio del Barbagianni, consente di reperire grandi quantità di borre. Esse rivestono notevole importanza anche per gli studiosi di micromammiferi che, dissezionando le borre con l’aiuto di pinzette, identificano le specie predate classificandole dai resti ossei contenuti nella borra. In effetti i piccoli roditori costituiscono il 70/80% della dieta dei rapaci notturni, ad eccezione del Gufo reale che cattura animali di maggiori dimensioni e dell’Assiolo che dedica le sue preferenze alimentari agli insetti. Potenzialmente il Bosco di Scardavilla e la campagna circostante possono ospitare tutte le specie di rapaci notturni, tranne il Gufo reale. Come abbiamo visto l’alimentazione è rappresentata prevalentemente da piccoli roditori ed insetti e questo creerebbe competizione interspecifica se non si verificasse la “segregazione della nicchia ecologica”. Al riguardo l’ornitologo siciliano Maurizio Sarà ha potuto stabilire, mediante la raccolta delle borre (per verificare il tipo di alimentazione) e il censimento con il playback (per valutare le preferenze ambientali), che quando specie affini si ritrovano a convivere nella stessa area tendono a mangiare prede diverse (segregazione della nicchia trofica). Un ulteriore dato emerso dalla ricerca è che gli Strigiformi limitano la sovrapposizione ambientale, in parte per evitare la competizione alimentare, ma anche perché specie più forti, come l’Allocco, possono catturare quelle più piccole come Civetta e Assiolo
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i gufi e l'uomo Il nostro rapporto con queste specie è contraddittorio fin dall’antichità. Nella Bibbia i gufi vengono indicati come uccelli impuri (peraltro in buona compagnia di falchi, aquile, cuculi e cormorani) probabilmente per l’abitudine di frequentare rovine, ottimi luoghi in cui nidificare, che valse loro la reputazione, rimasta nei periodi successivi, di portatori di distruzione e disgrazie. Uccelli funerei per i Romani, simbolo di forza e saggezza per i Greci che, con l’effige di una Civetta, rappresentavano la dea Atena. Dai tempi segnati dalla grande distruzione delle antiche foreste (per lasciare spazi sempre più vasti alle colture agrarie), alla attuale ricolonizzazione boschiva delle nostre colline, il rapporto travagliato tra uomo e rapaci notturni è continuato. Da quando l’uomo iniziò a coltivare e stivare grano, orzo e altri cereali (alimenti molto appetiti dai roditori) per i nostri gufi è cominciato tuttavia un periodo di prosperità. Talune culture centroeuropee apprezzavano decisamente l’opera dei rapaci notturni nel contenimento degli odiati roditori e venivano forniti loro siti artificiali per la nidificazione. Questa situazione idilliaca è bruscamente terminata con l’avvento dei mezzi agricoli meccanizzati e con l’uso dei prodotti chimici: dal secondo dopoguerra progressivamente i cavalli ed i buoi sono stati sostituiti con i trattori, le siepi col filo spinato, il concime naturale con i fertilizzanti di sintesi e l’introduzione di esche rodenticide per il controllo dei topi, trasformando la campagna in un ambiente inospitale. Censimenti svolti nel Regno Unito a partire dagli anni ’30, dimostrarono come alla progressione di questo nuovo tipo di agricoltura si accompagnasse la regressione del Barbagianni. Sostanze chimiche sempre più tossiche, quali il DDT ed i PCB, fecero la loro comparsa causando la morte di molti animali, in particolare dei predatori, che accumulavano nei loro tessuti quantità letali di questi prodotti. Un ulteriore condizionamento alla diffusione degli uccelli da preda, diurni e notturni, era la distorta gestione venatoria che, con la complicità di vecchie leggi, autorizzò, anche nel nostro Paese una persecuzione di questi rapaci effettuata con ogni mezzo, giustificandola come tutela della selvaggina. Alcune delle situazioni appena elencate sono migliorate (DDT e PCB sono vietati, anche se purtroppo la contaminazione ambientale è ampiamente diffusa e continuano ad essere utilizzati nei paesi in via di sviluppo), le nuove leggi sulla caccia hanno eliminato il concetto di “nocivo” in cui rientravano i gufi, che ora godono di una buona protezione. Proteggiamo i gufi Molto resta ancora da fare però per rendere l’ambiente agricolo, specie in pianura, più ospitale per la fauna. Un passo in questa direzione è rappresentato dalla apposizione di strutture artificiali idonee ad ospitare i nidi di molte specie di uccelli e che risultano gradite anche ad alcuni mammiferi come il Ghiro ed alcuni Pipistrelli. Le numerose ricerche sull’argomento hanno permesso di progettare cassette-nido specifiche, l’ospitalità delle quali attira anche rapaci notturni come il Barbagianni, la Civetta e l’Allocco. Per il Barbagianni si utilizza una cassa di notevoli dimensioni (100x50x50cm) da sistemare in tranquille soffitte in cui gli uccelli hanno libero accesso. Simili a grossi cilindri(80x25cm) sono i nidi costruiti per Civetta ed Allocco, sistemabili oltre che negli edifici anche su piante. Con interventi così modesti si contribuisce a contrastare un importante fattore limitante la diffusione di molti uccelli, l’assenza cioè di siti per la nidificazione. Infine, sottovalutato fino a ieri, è da citare il pericolo rappresentato dalle linee elettriche che, a causa della capillare diffusione , provocano la morte di numerosi uccelli per due motivi: 1° la fulminazione (o elettrocuzione) quando cioè un uccello tocca contemporaneamente due cavi elettrici, 2° l’urto contro il cavo che provoca fratture ossee. I rapaci notturni sono molto esposti ad entrambi i rischi di mortalità perché le loro dimensioni (un Allocco ha un’apertura alare di 1mt, un Gufo reale di circa 2mt) possono far toccare due cavi e, in volo mentre attraversano i loro territori, trovano nei sottili fili elettrici delle trappole mortali. L’impatto negativo delle linee elettriche sull’avifauna è stato riconosciuto anche a livello legislativo nella Legge quadro sui campi elettromagnetici, in cui si prevedono misure di contenimento di tale rischio.
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I rapaci notturni della romagna Il Barbagianni (Tyto alba) è forse il più caratteristico: facilmente riconoscibile dagli altri per i dischi facciali a forma di cuore, gli occhi neri, le lunghe ali e soprattutto la colorazione chiara del corpo. La specie sembra aver risentito più delle altre della esasperata modernizzazione agricola anche se occorre ammettere che la non facile percezione del particolare canto (simile ad un grido ansimato o a uno stridio ) e le abitudini strettamente notturne rendono difficoltoso riscontrarne la presenza. Essendo la sua alimentazione basata su arvicole e topi catturati prevalentemente su pascoli, campi e aree marginali a zone abitate, spesso trattate con esche avvelenate, può accumulare dosi letali di questi prodotti. Vive nelle campagne ma anche in aree urbanizzate (nella abbandonata Torre Portinari, nel centro storico di Portico di Romagna, ha nidificato per alcuni anni, così come nei sottotetti della Rocca di Meldola). L’Assiolo (Otus scops) è alquanto difficile da osservare, è assai più probabile udirne il tipico canto nelle sere primaverili, canto che gli è valso il nome dialettale di ciù oppure chiù. E’ il più piccolo rappresentante della famiglia degli Strigidi romagnoli, ciononostante è quello che compie i maggiori movimenti migratori, raggiungendo l’Africa Sud-Sahariana. L’esposizione ai rischi di questi lunghi viaggi, le difficoltà incontrate nei luoghi di svernamento (molti prodotti chimici utilizzati in agricoltura e per bonificare aree infestate da insetti sono gli stessi da noi vietati da tempo) sommate a quelle causate da primavere meteorologicamente sfavorevoli, possono provocare sensibili fluttuazioni numeriche nei contingenti della specie. Il mimetismo dell’Assiolo è sorprendente: la complessa screziatura del piumaggio, l’abitudine di socchiudere gli occhi, la postura allungata ed il sollevamento dei ciuffi auricolari rendono l’animale praticamente indistinguibile allorquando è posato nella chioma di un albero (assomiglia incredibilmente ad un ramo spezzato). Esso si nutre prevalentemente di insetti come cavallette, farfalle, formiche alate, lombrichi. Il Gufo reale (Bubo bubo) è il più imponente dei gufi; la forma tozza può farlo apparire più pesante di quanto non sia in realtà. L’apertura alare e la potenza degli artigli gli permettono di catturare prede di discrete dimensioni, tuttavia, in ambito locale, l’analisi delle borre dimostra che le prede preferite sono il Riccio ed il Ratto. Questo rapace ha sofferto la persecuzione diretta da parte dei rappresentanti del mondo venatorio più retrogrado, che vedevano in lui un antagonista nel prelievo di specie come la Lepre, il Fagiano e la Starna. La tendenza alla rarefazione è dovuta anche ad altre cause quali la scarsità di cibo ed il disturbo antropico. In Germania, per evitarne la scomparsa, sono stati intrapresi progetti di reintroduzione da oltre un trentennio; questi hanno raggiunto ottimi risultati, ma per ottenerli è stato necessario rimuovere nel contempo i principali fattori di mortalità, tra i quali spiccava il sopracitato fenomeno della fulminazione e riportare l’habitat alle condizioni ottimali per la specie. Un ulteriore problema per la reintroduzione è rappresentato anche dalla aggressività e dalle capacità predatorie del Gufo reale che possono creare situazioni di competizione con specie altrettanto importanti, quali per esempio il Falco pellegrino che, non a caso, va progressivamente occupando le pareti rocciose un tempo dominio del Gufo. La Civetta (Athene noctua) ha aspetto “perennemente imbronciato” per via del disegno dei dischi facciali. E’ il gufo più comunemente osservabile nelle ore diurne, posato, ad esempio, su un filo della luce, su un comignolo o su un ramo, intento a scrutare i dintorni alla ricerca di prede, costituite da topi, uccelli ed insetti, che cattura dopo lunghi appostamenti. Se disturbata abbandona il suo posatoio, volando su un altro a distanza di sicurezza. Nonostante le piccole dimensioni (è lunga non più di 20-22cm) può catturare prede delle dimensioni di un Merlo. Singolare è il caso accertato localmente nella nostra collina di un esemplare specializzato nella cattura di Rondoni presso una cavità in cui questi nidificano. Fino ad alcuni anni fa, nonostante il divieto, veniva utilizzata come zimbello: i cacciatori legavano la Civetta ad un lungo palo e si appostavano in un capanno posto nelle vicinanze uccidendo così molti passeriformi che si avventavano sul rapace nell’intento di allontanare un potenziale pericolo. L’Allocco (Strix aluco) ha sagoma massiccia, con testa grande e rotonda, con ampi dischi facciali su cui spiccano gli occhi neri, caratteristica che condivide con il Barbagianni, con il quale ha in comune anche il formidabile udito. Essendo una specie comune e diffusa, legata alle formazioni boschive che sempre più vanno ridiffondendosi nelle nostre colline, può capitare di frequente di udire il caratteristico e tremolante canto (huuùù-hù-hù-hù-hùù), emesso a fine inverno, in primavera ed in autunno. L’Allocco instaura un forte legame con il territorio occupato e ciò gli permette di conoscerlo accuratamente; questo fatto, unito alla notevole abilità predatoria, gli conferisce la possibilità di non abbandonare l’area vitale nemmeno in occasione di inverni rigidi, quando altre specie sono invece costrette a spostarsi ad altitudini inferiori per avere più possibilità di rilevare e catturare prede. L’efficienza dimostrata da questa specie non gli rende certo giustizia dato l’uso figurato che si fa del suo nome per definire una persona goffa e balorda. Il Gufo comune (Asio otus) è l’unico rapace notturno romagnolo con tendenze gregarie. Forma dormitori invernali e, in periodo riproduttivo, può nidificare in compagnia di qualche altra coppia, in piccoli appezzamenti boschivi localizzati ai margini di aree aperte utilizzate per la caccia. Entrambe le situazioni sono riscontrabili nel vicino Mezzano in provincia di Ravenna. Possiede un piumaggio altamente mimetico striato di bruno, grigio e fulvo ed ha nei “cornetti” (appendici piumose poste sul capo) un elemento caratterizzante la fisionomia, elemento che condivide con il Gufo reale (rispetto al quale è assai più piccolo) e con l’Assiolo (grande la metà del Gufo comune). Questi “cornetti” vengono alzati e abbassati modificando notevolmente l’espressione del Gufo. Si pensa che questo comportamento sia da porre in relazione allo stato di eccitazione dell’animale: infatti un Gufo spaventato tende ad allungare il corpo e a sollevare i cornetti sul capo, assomigliando a un tronco spezzato (mimetizzandosi con l’ambiente circostante). Singolare è il fatto che i Gufi comuni tenuti in cattività accettano carezze sul capo ma non tollerano che vengano loro toccati i cornetti. Questa sensibilità può far presupporre una funzione sensoriale più specifica di queste appendici di cui comunque non si conosce ancora l’esatta funzione.
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La quaglia La quaglia è un piccolo volatile (Coturnix coturnix) con piume marrone chiaro, corpo tondeggiante e privo di coda. Fra la selvaggina è particolarmente apprezzata perché le sue carni sono facilmente digeribili, ricche di proteine e con pochissimo colesterolo. Oggi si trovano in commercio le quaglie d'allevamento, che peraltro hanno un ottimo livello qualitativo. Sono vendute spellate ed eviscerate; il consumatore deve preferire gli esemplari con pelle colore rosa chiaro, tesa e asciutta, evitando invece quelli con carne molle e pelle rugosa o macchiata. È meglio consumarle entro due giorni dall'acquisto, dopo averle lavate e asciugate. Prima della cottura, la quaglia va fatta fiammeggiare sul fuoco per eliminare eventuali tracce residue delle piume. Della quaglia si mangiano anche le uova, di piccole dimensioni e dal sapore delicato.
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CHIUDE LA CACCIA. PESANTE IL BILANCIO DEI MORTI: ALMENO 50 TRA CACCIATORI E NON. LA CAUSA? LA MAGGIOR PARTE DEI CACCIATORI ITALIANI NON HA MAI DOVUTO SUPERARE UN ESAME PER OTTENERE LA LICENZA. Oggi e’ l’ultimo giorno della stagione venatoria 2003/2004 e, salvo sviluppi dell’ultima ora, possiamo dire che il conto delle vite troncate da questa attivita’ “sportiva” da settembre ad oggi si ferma a 50. Sempre che i dati raccolti dalla LAC tramite la stampa nazionale siano esaurienti. 49 cacciatori periti per diversi incidenti di caccia e un non cacciatore, una persona sventuratamente coinvolta in una battuta. Guida la classifica la Liguria con 6 morti, poi l’Emilia Romagna con 5, e via via 4 ciascuna in Lombardia, Veneto, Toscana, Lazio, Umbria e Sicilia, 3 in Piemonte e Marche, 2 in Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia e Sardegna, 1 in Abruzzo, Puglia e Calabria. I feriti gravi da incidenti di caccia sono stati, sempre secondo i dati raccolti dalla rassegna stampa, 88, di cui in ben 14 casi si trattava di persone che con la caccia non c’entravano affatto, gente che si trovava nei boschi a far passeggiate o più semplicemente nei campi a lavorare, quando non addirittura nel cortile di casa propria. Sono tanti morti e feriti, e non c’e’ da stupirsene viste le condizioni in cui si caccia nell’Italia del 2004: un altissimo numero di cacciatori che esercita la sua attivita’ violenta e pericolosa in un territorio tra i piu’ densamente popolati al mondo. E si tratta di una schiera di dilettanti : i cacciatori italiani non hanno avuto un addestramento professionale all’uso delle armi, in effetti la maggior parte di loro non ha neanche superato un esame in proposito perche’ ha preso la licenza di caccia prima che le leggi lo prevedessero.
L’esame per la licenza, che prevede una sia pur grossolana conoscenza delle armi (e delle specie animali e delle leggi in materia) e’ stato previsto per la prima volta dal nostro ordinamento solo nel 1977, con la legge n. 968. Ora, la maggior parte dei cacciatori italiani attualmente in attivita’ ha piu’ di 43 anni, percio’ era “sul campo” prima dell’entrata in vigore di quella norma. C’e’ da stupirsi se le sue conoscenze in materia di armi danno esito mortale in una cinquantina di casi all’anno? Cosa succedera’ alle specie protette, sicuramente piu’ confondibili con un fagiano di quanto non lo sia un ciclista o un fungaiolo? E, quel, che piu’ conta, cosa succedera’ se i nostri ineffabili legislatori estenderanno a un piu’ lungo periodo l’attivita’ venatoria, come sono ben intenzionati a fare se si va a leggere i progetti di legge di cui il Parlamento si appresta ad iniziare la discussione? E vogliono anche conquistare piu’ spazi ai loro beniamini cacciatori, consegnando loro le ultime oasi di pace, i parchi, dove mammiferi, uccelli e alpinisti-escursionisti-fotonaturalisti possono sottrarsi ai pericolosi incontri con gli amanti della doppietta.
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Bracconiere arrestato: esche esplosive per cinghiali
Un bracconieire di sessant'anni di Dolianova è stato arrestato dagli uomini del Servizio Ispettivo del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale della Regione Sardegna per detenzione di materiale esplodente. All'interno di un'autogestita, l'uomo aveva preparato una trappola mortale con mandorle e un ordigno di piccole dimensioni che sarebbe servito ad uccidere l'animale. L'esca esplosiva è pericolosa anche se viene calpestata perchè potrebbe deflagrare. CAGLIARI - Stava risistemando il boccone esplosivo che aveva lasciato qualche giornoprima nelle campagne di Dolianova quando è stato sorpreso ed arrestato dagli uomini del Servizio Ispettivo del Corpo Forestale della Regione Sardegna. In manette è finito un sessantenne del luogo che aveva preparato una trappola mortale per i cinghiali: mandorle condite con un piccolo ordigno di medio potenziale realizzato con polvere pirica e frammenti di pietre quarzose. Altri due bocconi esplosivi sono stati ritrovati, in seguito, durante la perquisizione domiciliare. Ora, dopo la convalida del fermo da parte del Pm, Andrea Massidda, l'uomo, di cui non sono state rese note le generalità, si trova agli arresti domiciliari con l'accusa di detenzione di materiale esplodente.
Qualche giorno prima, all'interno di un'autogestita di Dolianova in località Ciandare, era stata ritrovata un'esca utilizzata dai bracconieri per catturare cinghiali, chiamata in dialetto sardo ingustatroxiu. Gli agenti, però, al posto del tradizionale laccio utilizzato per strangolare l'animale hanno scoperto dell'esplosivo. Così si sono appostati nei pressi della trappola ed hanno atteso che il bracconiere andasse a controllare se era riuscito a catturare qualche cinghiale. Quando l'uomo si è presentato per risistemare l'esca è stato arrestato. Il sistema utilizzato per la cattura è tanto semplice quanto inquietante. La masticazione dell'esca da parte del cinghiale, infatti, avrebbe provocato la deflagrazione dell'ordigno con effetti devastanti per l'animale. Nel caso in cui il cinghiale non fosse morto immediatamente, avrebbe subito gravi traumi alla mandibola che gli avrebbero impedito di cibarsi e sarebbe così morto di stenti.
Vi è però anche un altro aspetto. L'esca è un vero e proprio ordigno di medio potenziale, una sorta di botto natalizio fatto in casa. Per questo motivo il Corpo Forestale ha lanciato un appello per mettere in guardia dall'utilizzo di queste esche esplosive e chiedere la collaborazione e la vigilanza delle comunità rurali. La deflagrazione, infatti, oltre che a seguito di una manipolazione dell'ordigno, può avvenire anche se l'esca viene calpestata accidentalmente.
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AQUILA REALE Guardie WWF Brescia: blitz nel covo del bracconiere |  | | Le Guardie WWF del Nucleo di Brescia protagoniste di una brillante operazione che ha portato alla denuncia di uno dei principali bracconieri professionisti della Val Sabbia. Quintali di carne di ungulati nel freezer, centinaia di uccelli protetti confezionati e surgelati pronti per la vendita, trappole di ogni tipo e, a coronare la fiera degli orrori, una coppia di aquile reali surgelate e una terza già imbalsamata (19/11/05) |  |
Sabato 19 Novembre sembrava una normale giornata di vigilanza per le Guardie WWF del Nucleo di Brescia, impegnate nei tradizionali controlli antibracconaggio e sull'attività venatoria in Val Sabbia. La cronaca era di quelle di un sabato qualsiasi, anzi caratterizzato da pochi spari e capanni deserti. Quanto bastava comunque per sanzionare un cacciatore in vagante con la giornata non segnata e individuare il solito capanno con la rete tesa a pochi metri di distanza (vedi foto) e una decina di richiami illegalmente detenuti che comprendevano passere scopaiole, lucherini, frosoni, peppole, fringuelli. L'anziano cacciatore, proprietario anche del terreno e figlio di roccolatore, ammetteva serenamente che in cinquant'anni di attività venatoria era la prima volta che veniva controllato e la sua ingenuità nel commettere reati ne era la prova. Dopo poco, saltavano fuori altre tre reti da uccellagione nascoste all'interno di un campo di mais dal quale erano state tolte tutte le pannocchie ma lasciate in piedi le piante: in provincia di Brescia un campo di mais non tagliato di questa stagione è quasi sinonimo di uccellagione: basta cercare.
E proprio all'interno di un campo di mais è iniziato quello che sarebbe stato l'evento della giornata, forse uno dei più straordinari colpi mai messi a segno dalle Guardie WWF nel bresciano. Tre reti, da una decina di metri ciascuna, debitamente occultate nel campo di mais a un centinaio di metri da una casa ai margini di Clibbio, frazione di Sabbio Chiese, Val Sabbia. Le Guardie si appostano tenendo d'occhio la casa e il campo sino a quando una signora esce dalla palazzina a due piani e si dirige decisa verso il campo per il giro mattutino di verifica delle reti. Le ispeziona con attenzione e senza nascondere un certo disappunto nel trovarle vuote sotto gli occhi delle Guardie nascoste nel mais. Al momento opportuno, le Guardie escono e si qualificano: straordinaria la faccia tosta della signora che senza battere ciglio dichiara che lei era uscita a raccogliere radicchio nell'orto, pur essendo nel mezzo di un campo di mais a controllare e sistemare le reti da uccellagione! Data la prossimità dell'abitazione le Guardie chiedono l'intervento dei Carabinieri e chiamano il magistrato di turno per prospettare la situazione, ricevendo l'autorizzazione a procedere, in collaborazione coi militari dell'Arma, alla perquisizione dell'abitazione. Nel deposito degli attrezzi le prime conferme dell'attività di bracconaggio: archetti, due reti, vischio, una tagliola gigantesca, una gabbia trappola. E poi decine di uccelli in gabbia: crocieri, lucherini, frosoni, pettirossi, lui piccoli, fringuelli, peppole, passere scopaiole, zigoli, tordi e merli, rigorosamente senza anello, evidentemente catturati con le reti. La maggior parte rinchiusi in gabbie metalliche molto piccole, vietate dalla legislazione regionale lombarda. Nel prosieguo della perquisizione saltano fuori dai numerosi freezer decine di sacchetti pieni di uccellini spiumati, confezionati e numerati: 20 pettirossi, 10 tordi... evidentemmente già pronti per essere venduti ai ristoranti della zona che nelle loro insegne fanno vanto dello "spiedo tradizionale", ricettatori e terminali finali di un'attività criminale quantomai diffusa. Un freezer trabocca di carne di cinghiale e capriolo. Una testa di capriolo è abbandonata in mezzo a pezzi di carne varia. Ma la vera sorpresa per le Guardie arriva al momento di aprire due sacchi della spazzatura neri che contengono ciascuno qualcosa di grosso . La plastica nera scivola lentamente via, liberando il cadavere irrigidito dal gelo: ad apparire sono prima due zampe gialle, enormi, armate di potenti artigli. Un dorso possente coperto di penne marroni, ali imponenti le cui remiganti si slanciano posteriormente a sostenere in volo più maestono che solchi i nostri cieli. Infine è la testa, reclianata in una posa innaturale, con becco poderoso. Si tratta di un'aquila reale, il più grande rapace diurno italiano, specie rara e protetta in tutta Europa. Il secondo sacchetto ne rivela un altro esemplare, più giovane e leggermente più piccolo. Dal più grande sono stati asportati gli artigli del pollice, forse per farne un macabro trofeo . Il sopsetto più che fondato è che il bracconiere accanto all'attività di fornitura di uccelletti e carne di grossa selvaggina ai ristoranti integri le sue attività criminali con il lucroso mercato della tassidermia: i due esemplari infatti sono in perfette condizioni e sarà probabilmente necessaria un'attenta analisi per individuarne le cause della morte. Non a caso ne viene ritrovato un terzo esemplare già imbalsamato , privo di qualsiasi documentazione che ne attesti il lecito possesso. La perquisizione prosegue, portando al rinvenimento di cartucce per la caccia ad ungulati illecitamente detenute e ad altri uccelli protetti illecitamente detenuti vivi o morti, tre richiami elettroacustici e un'altra rete da uccellagione . Trovare uccelli protetti nei freezer dei cacciatori bresciani è normale; trovare trappole nel deposito degli attrezzi, reti vicino ai capanni, tese di archetti, richiami vietati, bastoni di vischio in giardino, non ci stupisce affatto. Ma questa volta si è davanti a qualcosa di diverso . Qui ci si trova davanti a tutti gli elementi che attestano un'attività di bracconaggio prolungata nel tempo, a livello professionale. E' la prima volta che le Guardie del WWF si trovano di fronte a una situazione del genere e forse la prima volta in Italia che vengono ritrovate nelle mani dello stesso soggetto tre aquile reali illecitamente abbattute e detenute. Sarà ora compito della Magistratura indagare per accertare tutte le responsabilità e la catena di complicità (ristoratori? tassidermisti?) che potrebbero essere collegati a queste attività illecite.
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AQUILA REALE: 
Descrizione Ha una lunghezza di 74 - 87 cm; la coda misura dai 26 ai 33 cm, con un'apertura alare di 203-220 cm. Il suo peso varia dai 2,9 kg, ai 6,6 kg; la femmina è del 20% circa più grande del maschio. Le sue parti superiori sono di color bruno castano, con penne e piume copritrici più pallide, le parti inferiori sono di color castano scuro, la testa invece è di color castano dorato. A questa caratteristica si riferisce il secondo nome "chrysaetos",che in greco vuol dire "aquila d'oro". Il giovane, è spesso scuro, con chiazze bianche. In volo ha ali sollevate e spinte leggermente in avanti. Emette poche grida, tranne in periodo riproduttivo, che sono simili ai versi di un cane. Simbologia L'aquila reale riveste un ruolo molto importante nella storia della simbologia europea. Per i greci era un simbolo di Zeus, colei che ne rispecchiava i valori fondamentali. Il fatto che simboleggiasse il padre degli dei fece sì che i romani la scegliessero come emblema fin dai tempi della repubblica. L'aquila verrà poi spesso ripresa da tutte le nazioni che vorranno emulare l'immagine di Roma e questo comportò quindi che essa vennisse utilizzata da Carlo Magno, Napoleone, gli stati dell'Europa dell'est, Hitler, Mussolini e infine dagli USA. La divinizzazione dell'aquila venne portata avanti in seguito dalla chiesa cattolica, che prese a sua volta spunto dal nesso classico che aveva il rapace con la divinità maggiore, Zeus appunto. Dante la riporta nel sesto canto del paradiso e ne innalza i valori. La sua strumentalizzazione nel corso della storia l'ha portata paradossalmente ad essere vista da alcuni come un'immagine negativa, in quanto utlizzata come simbolo dagli stati totalitari che devastarono l'Europa nel '900. Oggi, tuttavia, è usata comunque in molte aziende, società e paesi come simbolo di fierezza, nobiltà e divinità. Distribuzione Un tempo l'aquila reale viveva nelle zone temperate dell'Europa, nella parte nord dell'Asia, nel nord America, nord Africa e Giappone. In molte di queste regioni l'aquila è oggi presente solamente sui rilievi montuosi, ma nei secoli precedenti nidificava anche nelle pianure e nelle foreste. È assente in Islanda e Irlanda dove è in corso un tentativo di ripopolamento con 35 uccelli rilasciati dal 2001. In Italia è presente sulla dorsale appenninica e sull'arco alpino, in rilievi della Sardegna e della Sicilia. Habitat Di solito vive in zone aperte, anche in condizioni di rilievo accidentato e aspro Riproduzione Sedentaria. Posiziona i propri nidi su rocce e alberi. Depone tra febbraio e aprile. Covate di due uova. L'incubazione dura circa 43-45 giorni per uovo, generalmente svolto dalla femmina. I piccoli iniziano a volare dopo 65-70 giorni, e diventano indipendenti dopo 160-170 giorni. Le femmine iniziano la propria nidificazione dai circa 3 ai 6 anni. Comportamento generale L'aquila ha a disposizione due modi per cacciare: all'agguato e in volo, solitamente cerca di sorprendere le prede. Di solito cacciano in due: un'aquila vola bassa per mettere paura la preda e l'altra dall'alto cerca di catturarla. Durante il giorno l'aquila sta molto tranquilla, tranne nella parte centrale della giornata. Molte aquile hanno una tendenza a spostarsi verso le zone più calde. Alimentazione L'aquila si alimenta di mammiferi ed uccelli, a seconda delle zone. In certe zone anche di rettili. Tra i mammiferi preferisce i roditori, lepri, marmotte, conigli selvatici e scoiattoli. Invece tra gli uccelli, si nutre soprattutto di galliformi e anche di carogne in inverno. Popolazione L'aquila è in diminuzione in molte aree a causa di persecuzione; dov'è protetta è in aumento. È presente in maggior parte, nelle Alpi (200 coppie di nidificati), negli Appennini (50 coppie), in Sicilia (10 coppie) e Sardegna (30 coppie).
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AMARANTO BECCO BLU 
Nome scientifico: Lagonosticta rubricata Nome inglese: Blu-billed Firefinch Questo parente stretto dell'amaranto del Senegal è purtroppo raramente importato in Italia mentre è ben presente negli allevamenti nord europei. La sottospecie più elegante è la polionota nella quale i colori sono tutti più intensi. DISTRIBUZIONE Lagonosticta rubricata rubricata: Sud del Mozambico, parte est del Transvaal e Sud Africa. Lagonosticta rubricata polionota: Guinea, sud del Mali, Ghana e Nigeria.
DESCRIZIONE Lunghezza 10-11,5 cm; parti superiori compresi nuca e testa grigio scuri, sotto coda nero e becco bluastro. MANTENIMENTO E ALIMENTAZIONE Rispetto al cugino del Senegal è meno rustico e necessita di un'attenta acclimatazione. Necessita di una miscela di semi di tipo B, verdura e mangime vivo. Può essere alloggiato in gabbie di 45 cm di lunghezza, ma si difficilmente si riprodurrà. Per ottenerne la riproduzione occorre alloggiarlo in gabbioni di almeno 100 cm o in una voliera dove, se ben accudito, potrebbe provare a riprodursi. COMPATIBILITÀ E' un uccello non aggressivo che può convivere tranquillamente con altre specie di astrildidi ad eccezione degli altri amaranti con i quali ingaggia liti furibonde. Nello stesso contenitore, come per l'amaranto del Senegal, non possono però coesistere più maschi insieme nell'epoca della riproduzione.
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VEDOVA PARADISEA Steganura paradisea Le vedove africane del genere Steganura si distinguono per la bellezza del piumaggio nuziale e per il peculiare comportamento riproduttivo. I maschi di queste specie portano nel periodo degli amori delle lunghissime penne caudali e hanno quindi la necessità di una gabbia molto grande o meglio ancora di una voliera da appartamento o da giardino. In inverno le vedove devono poter godere di una temperatura di almeno 10 °; gli esemplari ben acclimatati sopportano comunque temperature più basse. L'alimentazione di queste specie è identica a quella consigliata per i tessitori: sono sufficienti una miscela di semi per esotici, verdura e, di tanto in tanto, uova di formica, tarme della farina e insettucci vari. Le vedove possiedono un comportamento riproduttivo parassitario. Ciascun maschio si accoppia con più femmine, ciascuna delle quali depone le proprie uova nel nido di una coppia di astrildidi. Le giovani vedove appena nate non espellono dal nido i piccoli della coppia adottiva, come invece fa ad esempio il cuculo ( Cuculus canorus), e crescono quindi con essi. Ogni specie di vedova parassitizza una ben determinata specie di Astrildidi, della quale imita alla perfezione il colore delle uova e la forma e il colore delle papille all’interno del becco degli implumi. Non è consigliabile lasciare i maschi delle vedove, quando questi hanno indossato il proprio abito nuziale, in compagnia di altre specie di uccelli esotici. Questi ultimi vengono infatti spaventati dalle lunghe e scure penne caudali fluttuanti e possono anche venire attaccati dalle vedove. Nella livrea eclissale invece questi ultimi si dimostrano assai pacifici. Nonostante il comportamento riproduttivo parassitario èpossibile ottenere la nascita di piccoli di questa specie in cattività affidando le uova deposte dalle vedove a una coppia di passeri del Giappone, balie veramente eccezionali. Durante l'allevamento dei piccoli alla coppia adottiva vanno somministrati del pastone per uccelli insettivori a becco fine e parecchi insetti. La vedova del Paradiso è conosciuta anche come vedova dal collare d'oro.
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Aridi Arini Ara ararauna Aridae, Arinae I pappagalli del genere Ara sono i più imponenti dell’interno ordine. L'intelligenza di questi uccelli, i loro stupendi colori, la loro facilità di addomesticamento ne fanno compagni assai ricercati dall’uomo. L'ararauna è la più intelligente e confidente delle are. I giovani si addomesticano facilmente e apprendono a imitare diversi rumori, a fischiare qualche melodia e a ripetere diverse parole. Per queste loro caratteristiche gli esemplari di questa specie vengono solitamente allevati da soli quali animali da compagnia. Gli esemplari di recente importazione vanno inizialmente allevati in gabbia; una volta compresi comportamento e indole questi pappagalli possono essere trasferiti sui trespoli, dai quali non si allontanano praticamente mai. Se si è certi di possedere una coppia di araraune se ne può tentare la riproduzione, che non risulta eccessivamente difficile se gli esemplari sono ben affiatati. In primavera la coppia va sistemata in giardino,in una voliera che non deve necessariamente essere enorme ma che deve essere costruita in solido metallo e riparata da un tetto. Il nido può essere naturale (ad esempio un tronco d'albero cavo) oppure realizzato con assi di legno. Le dimensioni devono essere: 80 cm di altezzaX50X50. L'apertura d'involo deve avere un diametro di 17 cm. Il nido può anche essere, assai semplicemente, appoggiato sul fondo della voliera. La deposizione comprende 2 0 3 uova di 46,4X35,9 mm che la femmina cova per un periodo compreso fra 24 e 26 giorni. I giovani rimangono nel nido per 13 settimane e non sono in grado di volare sino a una settimana dopo l'abbandono del nido. L' Ara ararauna va nutrita come tutte le altre grandi specie di pappagalli; è importante comunque che l'alimentazione sia la più varia possibile.
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AMARANTO RARO Nome scientifico: Lagonosticta rara Nome inglese: Black-billed firefinch A prima vista può essere confuso con l'amaranto del Senegal, ma rispetto a quest'ultimo è di un colore rosso sangue o rosso vino e presenta il becco color corno marcato di nero e il ventre nero che si estende sino al petto.
DISTRIBUZIONE Nord del Camerun, Repubblica Centro Africana, Zaire, Sudan, Uganda e Kenya. DESCRIZIONE Lunghezza 10 cm; parti superiori, testa e gola rosso intenso, ali brune ventre e sottocoda nero. La femmina presenta la testa grigia con una macchia rossa che estende dal becco all'occhio e nel complesso è di un rosso più pallido del maschio.
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Nome scientifico: Lagonosticta senegala Nome inglese: Red-billed Firefinch
E' uno dei più diffusi e importati rappresentanti della famiglia degli astrildidi. Il maschio adulto con la sua livrea rossa rappresenta un piccolo gioiello alato che non sfigura di fronte a parenti ben più blasonati.
DISTRIBUZIONE
Isole di Capo Verde, Senegal e Gambia fino alla Sierra Leone, Liberia, sud del Mali, parte settentrionale del Ghana e della Nigeria, Camerun. Il suo areale di diffusione è molto vasto e comprende la maggio parte dell'Africa sub-sahariana dove è facilmente avvistabile nelle vicinanze degli insediamenti umani. Non è difficile avvistarlo o scoprire i suoi nidi nei giardini delle periferie delle grandi città africane.
DESCRIZIONE
E' un uccello lungo intorno agli 11 cm. Il maschio è quasi interamente rosso mattone ad esclusione del ventre che è di color bruno - chiaro, mentre la femmina è interamente bruna ad esclusione della zona oculare e del codione che sono rossi. Entrambi i sessi presentano dei piccoli pallini bianchi nella zona laterale appena sotto le ali e cerchio perioculare giallo. I maschi giovani sono identificabili abbastanza precocemente da piume rossastre distribuite in varie parti del corpo.
MANTENIMENTO E ALIMENTAZIONE
E' un uccelletto abbastanza rustico che ben si adatta alla vita in gabbia. Necessita di una miscela di semi di tipo B, verdura e mangime vivo. Può essere alloggiato in gabbie di 45 cm di lunghezza, ma si riprodurrà con difficoltà. Se alloggiato in una gabbia di almeno 100 cm o in una voliera si riprodurrà prontamente.
COMPATIBILITÀ
E' un uccello non aggressivo che può convivere tranquillamente con altre specie di astrildidi. Nello stesso contenitore non possono però coesistere più maschi insieme nell'epoca della riproduzione.
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AMAZILIA CODA ROSSA Nome Scientifico: Amazilia tzacatl Famiglia: Trochilidae Dimensione: Questo colibrì è lungo dalla punta del lungo becco alla punta della coda al massimo 10 cm. Diffusione: Vive in tutto il territorio che va dal Messico al Venezuela ed all'Equador. Come habitat preferisce le boscaglie, ma lo si può trovare praticamente ovunque Comportamento: Vive in coppia praticamente in tutti gli ambienti dove può trovare il suo alimento. Si nutre soprattutto di nettare che riesce a "succhiare" dai fiori rimanendo in volo, non disdegna qualche piccolo insetto. Costruisce il suo nido su rametti sottili vicino al terreno, al loro interno depone 2 uova che coveranno entrambe i genitori. In Cattività: l'allevamento di questo micro uccello è diventata molto più semplice da quando si è capito meglio di cosa si alimentassero e quindi da quando gli si è cominciato a fornire una mistura di acqua, melata, polline e zucchero. da cambiare 2 volte al giorno. hanno bisogno di specchi d'acqua (vanno bene anche dei sottovasi dove possano bagnarsi spesso).
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 Ara macao Aridi, Armi Ara macao Aridae, Arinae Questa bellissima ara dai colori sgargianti è di solito allevata da sola, quale animale da compagnia, in una voliera spaziosa o su di un trespolo; durante l’estate può anche essere tenuta in giardino. Gli uccelli importati (tra l'altro è illegale) si addomesticano raramente e con molta difficoltà. Gli esemplari allevati in cattività sin da giovani giungono a dimenticare completamente la propria voce naturale, che tra l'altro è sgraziata e assai poco piacevole: una specie di ‘rraa. . .aar’. Questo pappagallo può vivere oltre un secolo. L’alimentazione deve essere costituita da noci, nocciole, girasole, mais (soprattutto immaturo), frumento, avena, mele e altra frutta, carote, biscotti, ecc. oltre a rami freschi che si divertono a scorticare. Avendo la certezza di possedere una coppia di are macao (cosa che si può fare solo con una incisione fra l'ultima e la penultima costola per evidenziare la presenza dei testicoli), all’inizio della primavera questa va trasferita in una voliera molto grande all’aperto, solidamente costruita in metallo. La cassetta nido deve essere molto grande, (orientativamente cm 80 X 50 X 50). La femmina depone 2 o 3 uova di 47 X 33,9 mm e le cova per un periodo compreso fra i 25 e i 27 giorni. Il maschio per tutto questo periodo fa la guardia all’ingresso del nido, talvolta entrandovi per visitare la compagna ma senza mai prendere parte attiva all’incubazione. I giovani divengono indipendenti a circa tre mesi di età. Generalmente sopravvive un solo piccolo per covata, solo eccezionalmente due. Durante l’alimentazione dei piccoli alla dieta dei genitori vanno aggiunti riso bollito, verdure varie, uovo sodo, tarme della farina, banane, mandarini, pane e sali minerali contenenti calcio. In inverno vanno messe a disposizione di queste are frutta esotica e composte di frutta. Nel periodo freddo le are macao devono alloggiare in locali al riparo dalle gelate.
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ASTRILDE BLUNome scientifico: Uraeginthus angolensis Nome inglese: Cordon - bleu
E' una specie molto simile al cordon blu con il quale condivide le abitudini di vita. Spesso viene importato insieme al cordon blu a causa del fatto che gli areali di diffusione si sovrappongono provocando confusione soprattutto tra le femmine che sono molto simili nelle due specie.
DISTRIBUZIONE
Sào Tomé, Cabinda, Congo, parte meridionale dello Zaire, parte settentrionale dell'Angola e dello Zimbabwe e parte nord occidentale dello Zambia. E' diffuso in maniera minore rispetto al "cugino" Cordon -blu ma come quest'ultimo non è difficile avvistarlo mentre si nutre ai bordi dei villaggi.
DESCRIZIONE
E' un uccello lungo intorno agli 12,5 13 cm. livrea del maschio è molto simile a quella del cordon blu Le guance, la parte superiore del petto e dei fianchi e la coda sono di una bella tonalità di blu, le parti superiori sono brune e il ventre color camoscio. Manca della macchia rossa sulla guancia. La femmina presenta le parti blu sono meno estese e di una tonalità più sbiadita. I giovani assomigliano alle femmine ma presentano il becco completamente scuro.
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IL BECCO DI CORALLO Il becco di corallo è con ogni probabilità la specie della famiglia degli Astrildidi più frequentemente importata. I primi esemplari giunsero in Europa alla metà del 1700. Gli uccelli sono poco esigenti, assai vivaci e molto tolleranti nei confronti di altre specie. Il becco di corallo molto difficilmente si riproduce in gabbia; in voliera è invece possibile ottenerne la riproduzione, purché sia presente una fitta vegetazione e un folto tappeto d’erbe. La parata nuziale del maschio è costituita da una specie di danza eseguita con un po’ di materiale da costruzione nel becco. Il nido è costruito da entrambi i genitori, di solito piuttosto in basso fra i cespugli oppure direttamente sul suolo in mezzo all’erba fitta. L’accoppiamento avviene sui bordi del nido. La femmina depone da 3 a 8 uova; durante il giorno il maschio dà con regolarità il cambio alla compagna nella cova, mentre durante la notte questo compito spetta esclusivamente alla femmina.  I giovani nascono dopo 11 o 12 giorni di incubazione e presentano la pelle di colore giallastro e ricoperta da un fitto piumino bluastro; agli angoli del becco sono presenti delle pupille di colore blu intenso. Dalla schiusa in poi il successo dell’allevamento dipende dall’alimentazione che viene somministrata ai genitori. Questi devono ricevere, oltre al vitto ordinario, tarme della farina, uova di formica e soprattutto una grande quantità di insetti vivi (facendo attenzione che non siano contaminati da pesticidi). I giovani abbandonano il nido verso i 18 - 20 giorni di età. Già a due settimane di vita è possibile iniziare a riconoscere i maschi dal loro cinguettio. L’alimentazione di base di questi uccelli deve essere costituita dalla solita miscela di semi per esotici acquistabile nei negozi specializzati, alla quale vanno aggiunti panico in spighe, semi germinati, spighe di piantaggine immature, frutta e verdura varia. decora la parte superiore del nido con qualche oggetto assai vivacemente colorato, come ad esempio pezzetti di carta.
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BECCOFRUSONE DEL GIAPPONE Nome Scientifico: Bombycilla japonica Famiglia: bombicillidae
Dimensione: misura 20 cm. Diffusione: Nidifica in Siberia e in Manciuria e solamente per svernare si reca in Giappone dal quale prende il nome. Comportamento: Si distingue dal nostro beccofrusone per avere la punta della coda rossa anziché gialla. Vive soprattutto nelle foreste di betulle cibandosi di insetti, bacche e sementi. Cacci anche le zanzare (numerosissime in queste regioni) in volo. costruisce il nido sulle cime degli alberi utilizzando paglia, erba, muschi e licheni e vi depone da 4 a 7 uova covandole per 14 gg. In Cattività: Vive bene ma va tenuto in un amplia voliera con molta vegetazione. sopporta abbastanza bene il freddo. Come alimentazione possiamo dargli: un mangime tenero per insettivori integrato con bigattini di mosche, frutta e verdura.
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CACATOA LEADBEATER Nome Scientifico: Kakatoe leadbeateri Famiglia: Psittacidae Sottofamiglia: Kakatoeinae Dimensione: Dalla punta del becco alla punta della coda misura circa 40 Cm. si distingue per il ciuffo di penne (cresta erettile) particolarmente bello Diffusione: In natura vive in territori desertici dell'Australia centrale. Comportamento: Vive in stormi, radunandosi di preferenza lungo i corsi d'acqua dove trove gli alimenti di cui si nutre - semi, tuberi, cipolle e bacche. Nidifica in cavità di alberi deponendo al massimo 3 uova.
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La caccia alla volpe simulata Nella stagione invernale, questa valle dolce e tranquilla, si anima. Inizia la stagione della Caccia alla Volpe simulata. Vestiti di tutto punto con le loro giacche rosse, nere o tweed i cavalieri si radunano nella piazzetta del corpo centrale per il tradizionale bicchiere della staffa. La magia della caccia simulata è sottile. Tutto è vero ma allo stesso tempo tutto è finto. L’immaginario si mescola allo straordinario mentre si affrontano ostacoli naturali, guadi al fiume,richiamati dal suono del corno che incita i cavalli alle andature veloci. Tre lunghi suoni prolungati del corno da parte del Master da via alla rincorsa libera. I cavalieri che, prima ordinatamente si sono attenuti alle andature chiamate dal Master, si lanciano alla rincorsa della “Volpe“ per strappargli l’unica cosa vera: una coda appuntata alla spalla di un abile cavaliere che per tutta la durata della caccia si è fatto rincorrere. Così, mentre in Inghilterra si è discusso a lungo sulla necessità di mantenere ancora la caccia alla volpe a cavallo, a La Casella già da anni la Caccia è simulata ............. così, la Volpe è salva ! La Casella convinta animalista e simpatizzante del fulvo animale, ha trasformato la caccia in un gioco, in un cross di campagna che mette alla prova le qualità di ogni buon cavaliere.
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